Come play – Gioca con me (2020): comunicazione e solitudine in chiave horror

Come play - Gioca con me locandina

Come play – Gioca con me

Titolo originale: Come Play

Anno: 2020

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Horror

Distribuzione: 01 distribution

Durata: 93 minuti

Regia: Jacob Chase

Fotografia: Maxime Alexandre

Montaggio: Gregory Plotkin

Musiche: Roque Banos

Attori: Azhy Robertson, Gillian Jacobs, John Gallagher Jr., Winslow Fegley, Jayden Marine

Trailer di Come play – Gioca con me

Trama di Come play – Gioca con me

Oliver, un ragazzo autistico e solitario, trova rifugio nella tecnologia che usa anche per comunicare sia a casa che a scuola. Vive con la madre che lo ama intensamente e che, insieme al padre, cerca di proteggerlo, ma ciò non basta a renderlo felice perché si vede respinto dai suoi coetanei. Finché, attraverso la lettura di una fiaba digitale, entra in contatto con uno strano personaggio della storia, un essere mostruoso di nome Larry. Questi, in cerca di un “amico con cui giocare”, si manifesta al lettore e gli tende la mano: chiunque gliela tocchi, però, viene trascinato inesorabilmente nel suo mondo. Anche i compagni di scuola di Oliver, ospiti a casa del ragazzo su invito della madre, si rendono conto della presenza di Larry che suscita in loro curiosità ma anche tanto timore, al punto da convincerli finalmente ad accettare Oliver nel loro gruppo.

I genitori dal canto loro cercano di allontanare Larry dal figlio ma non riescono a interrompere il contatto tra i due e finiscono vittime di una lotta impari, fino a quando il mostro si trova faccia a faccia con Oliver e la madre, tende la mano… e a quel punto accade il miracolo dell’amore.

Recensione di Come Play

Il film appartiene al genere horror ma possiede caratteristiche piuttosto originali nei temi proposti e nella scelta dei personaggi. Oliver è un bambino autistico tormentato dal senso di solitudine connesso alla sua malattia: l’autismo, infatti, comporta difficoltà di comunicazione, routine forzate, chiusura in un mondo senza amici…Ed è proprio il senso di solitudine, che appartiene anche alle persone prive di particolari patologie, a essere il tema centrale di Come Play. Significativa, in tal senso, la scena in cui Larry, strana creatura mostruosa di una fiaba digitale, usa la televisione per lanciare il suo messaggio: “siete tutti soli!”. In questo senso è proprio Larry, il mostro, che va a rappresentare metaforicamente la solitudine vissuta dall’uomo post – moderno immerso nella tecnologia, ma sempre alla ricerca di qualcuno di cui fidarsi o, nel caso dei bambini, con cui giocare.

La pellicola scorre in modo chiaro, incisivo, non fa perdere il gusto dell’horror ma rende evidente che anche la rappresentazione dell’orrore può assumere valore pedagogico, rivelando risposte valoriali al dramma umano. Il film, molto attuale anche nella rappresentazione cinematografica, mostra l’utilizzo costante di tablet, smartphone, videocamere: questo è infatti l’unico modo per vedere Larry che si muove e si nasconde attraverso l’elettricità e gli strumenti tecnologici, consapevole che anche i bambini ne fanno largo uso.

La scelta di un bambino autistico, escluso dagli amici, rende il film originale e insolito e anche Larry non è il consueto mostro che vuole far del male, ma una strana creatura che comprende Oliver ed è determinato a portarlo con lui. Il contatto non è semplice perché il bambino è chiuso in un mondo, ben rappresentato nella pellicola, che gli impedisce persino di guardare la mamma negli occhi; finché Larry, in un finale veramente emozionante, si ritrova faccia a faccia proprio con Oliver e sua madre. La rappresentazione del sacrificio materno, di cui non svelo i particolari, acquisterà un significato catartico: miracolosamente Oliver riuscirà a guardare la madre negli occhi e anche il padre troverà il suo giusto posto nella vita del ragazzo.

Note positive

  • Aspetti valoriali e pedagogici non scontati in un film horror.
  • Accento posto sulle relazioni tra i vari personaggi.

Note negative

  • Rappresentazione poco originale (quanto all’aspetto esteriore) di Larry, troppo simile ad altre creature mostruose del genere.

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