Corpo a Corpo (2021): le cicatrici di Veronica Yoko Plebani

locandina Corpo a Corpo

Corpo a Corpo

Titolo originale: Corpo a Corpo

Anno: 2021

Nazione: Italia

Genere: documentario

Casa di produzione: L’Age d’or

Distribuzione: Luce Cinecittà

Durata: 73 minuti

Regia: Maria Iovine

Sceneggiatura: Silvestro Maccariello, Maria Iovine

Fotografia: Massimo Foletti

Montaggio: GiuseppeTrepiccone, Filippo Maria Montemurro

Musiche: Paky di Maio

Trailer di Corpo a Corpo

Maria Iovina nasce a Caserta, e dopo i suoi studi all’Università di Salerno viene selezionata per il corso propedeutico di montaggio del Centro Sperimentale di Cinematografia, la prima tappa del suo percorso che la condurrà sempre di più nel mondo della settima arte. La montatrice/regista è da sempre impegnata nelle tematiche relative all’universo femminile, nel 2015 crea così Original Sin, un progetto audiovisivo incentrato sulle questioni di genere per il quale è stata riconosciuta tra i 100 creativi della Regione Lazio. Nel 2017 ottiene il prestigioso premio Zavattini per il soggetto del cortometraggio Her Shoes, in cui narra di un mondo in cui sono le donne a essere al comando della società mentre i maschi sono relegati alla cura della famiglia. Il corto viene rilasciato nel 2019, venendo nominato tra i finalisti dei Nastri d’Argento. Nel 2021 realizza il suo primo lungometraggio “Corpo a Corpo”, una pellicola documentaristica incentrata sull’atleta italiana paralimpica Veronica Yoko Plebani. Il film è stato selezionato ad Alice Nella Città e ha vinto il Premio Millenial Visionaria 2022 e il Premio Donne Per il Cinema ‐ La settima Arte ed è stato candidato ai Nastri D’Argento per il Premio Valentina Pedicini. Grazie alla casa di distribuzione Luce – Cinecittà arriva nelle sale cinematografiche dal 20 giugno 2022.

Trama di Corpo a Corpo

Veronica Yoko Plebani è un’atleta della nazionale paralimpica di Triathlon. A 25 anni ha nel cuore un sogno: le Olimpiadi di Tokyo 2020. Ne aveva solo 15 quando una meningite batterica l’ha trascinata per mesi in una lotta fra la vita e la morte che le ha restituito un corpo segnato per sempre. Laureanda in scienze politiche con una tesi sui diritti delle atlete. Ambasciatrice di accettazione indiscussa del corpo con migliaia di followers da Instagram alle copertine dei giornali. Posa, anche nuda, per fotografi di fama internazionale frantumando ogni canone di bellezza. Corpo a Corpo è il ritratto di un’atleta, ma soprattutto di una giovane donna che non si è fermata di fronte ai suoi limiti. È l’emancipazione inconsapevole della femminilità che esclude il giudizio, che non conosce normalità o diversità. È una storia interrotta ancora una volta. A 15 anni è arrivato un batterio a guastare i piani di Veronica. A un passo dalle Paralimpiadi di Tokyo 2020, al quarto posto tra tutte le atlete al mondo nella sua specialità, è sopraggiunto un virus. Ma lei ha un piano per reagire.

Fotogramma di Corpo a Corpo (2021)
Fotogramma di Corpo a Corpo (2021)

Recensione di Corpo a Corpo

Negli ultimi anni alcuni movimenti hanno trasformato la narrazione femminile nello spazio pubblico: molti marchi e anche i media hanno mutato il loro racconto della bellezza, includendovi altri tipi di femminilità. Ma la realtà non sempre rispecchia questa grande voglia di cambiamento, e anzi nei fatti si fanno passi indietro. Dobbiamo combattere la volontà di normalizzare e standardizzare la bellezza, e cercare d’includere invece le storie e le vite diverse dalle nostre, perché solo attraverso la diversità possiamo scoprire la bellezza.

Veronica Yoko Plebani

Maria Iovina non si tira indietro, non cela “il mostruoso” o “lo sgradevole” della storia ma lo erge a protagonista andando proprio a porre lo sguardo dell’obiettivo della macchina da presa sulle cicatrici della pelle, cicatrici che ricoprono in maniera costante, come delle bruciature, il corpo della venticinquenne atleta italiana Veronica Yoko Plebani. Le cicatrici vengono riprese, spesso e volentieri, come particolari (inquadrature che mostrano da vicino la parte di un volto e di un pezzo di corpo umano), il tutto senza nessun tipo di abbellimento, perché la Iovina vuole farci partecipi della realtà, della dura realtà con cui la giovane Plebani deve convivere giornalmente, sfidando il proprio corpo e la sua situazione per fare ciò che le piace: essere una giovane sportiva. Non nego che alcuni momenti, alcuni passaggi narrativi possono, a tratti, fare effetto al pubblico, soprattutto a uno piuttosto impressionabile. Alcune scene di fatti ci toccano nel profondo, come il momento in cui vediamo i piedi della giovane per la prima volta, piedi martoriati e privi di dita, in una scena dal forte impatto emotivo, per lo spettatore che fino a ora non sapeva che la giovane atleta (almeno se non informato prima della pellicola) non avesse più parte dei piedi. Intento della regista è quello di mostrare il corpo di Veronica a step, scelta azzeccata poiché dona un senso di empatia e di tensione alla vicenda.

Contrapposto alla situazione del corpo abbiamo quella dello spirito della Plebani, che possiede una forza di volontà inimmaginabile che non può stupirci. Lei non si preoccupa della sua situazione fisica, non si vergogna (giustamente) delle sue cicatrici disperse sul suo corpo, cicatrici che la devastano specialmente nelle gambe. La sua forza di essere normale è impressionante e la si vede già dal suo look, dove si veste, sempre e volentieri, con dei pantaloncini corti senza preoccuparsi nel mostrare le sue gambe, dimostrando di come sia stata in grado di accettare la sua malattia che le ha portato via un pezzo di lei, ma che allo stesso tempo le ha dato una nuova vita, quella di essere un atleta per l’italiano e soprattutto un punto di riferimento per le giovani donne e bambine che hanno il suo solito problema fisico, divenendo per loro un esempio di vita e un modello. All’interno della pellicola troviamo l’atleta nel periodo degli allenamenti per la partecipazione delle olimpiadi di Tokyo 2020, slittate di un anno in seguito alla pandemia di Covid 19. In questi due anni, in cui la giovane viene ripresa, deve fare i conti con momenti duri, come alcuni problemi ai piedi, che la costringono a un periodo di pausa dalla corsa e al cambio di “plantari” con il rischio che quelli nuovi non vengano accettati dalla commissione sportiva.

La pellicola ci mostra la forza di Veronica Yoko Plebani, il tutto attraverso uno stile documentaristico non classico ove le interviste scompaiono del tutto lasciando il posto alla realtà e alla quotidianità della giovane, dai momenti con gli amici, a quelli di allenamento e di università, senza tralasciare il mondo delle visite mediche. Peccato però che dal momento in cui sopraggiunge il covid, il docufilm si perde, sia sul piano narrativo sia sul piano ritmico. La storia nell’ultima parte continua a girare troppo su se stessa e il finale stesso del film appare eccessivamente tronco, tanto da sembrare privo di un vero finale. Si poteva optare per una conclusione più “conclusiva”, invece il tutto finisce dopo un dialogo trascurabile e un paio di didascalie che ci parla della partecipazione della giovane a Tokyo 2020 (avvenuta nel 2021), si poteva usare del materiale d’archivio per narrare l’esperienza della giovane alle olimpiadi, elemento che manca totalmente al lungometraggio che mostra la preparazione della Plebani per le olimpiadi ma non mostra le sue emozioni nel momento in cui si trova a parteciparla. Peccato.

Veronica Yoko Plebani in Corpo a Corpo

In conclusione

Un film intenso e forte, che mostra allo spettatore come ogni problema sia superabile, che tutto può nascere anche dal dramma. L’importante è non abbattersi, non sentirsi “anormali”, non perdere forza di vita ma di lottare per ciò che amiamo e di trovare un modo per essere felici, anche se la vita può creare dei duri ostacoli quasi insormontabili.

Note positive

  • La scelta di riprende da vicino il corpo della protagonista.
  • Il tema.

Note negative

  • I dialoghi non sono sempre ben comprensibili.
  • Il finale è tronco.
  • Eccessivamente lungo.

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