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Dancer in the Dark
Titolo originale: Dancer in the Dark
Anno: 2000
Nazione: Danimarca, Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Islanda, Italia
Genere: Musicale, Drammatico
Casa di produzione: Zentropa
Distribuzione italiana: Istituto Luce
Durata: 140 minuti
Regia: Lars von Trier
Sceneggiatura: Lars von Trier
Fotografia: Robby Müller
Montaggio: François Gédigier, Molly Marlene Stensgård
Musiche: Björk, Mark Bell, Thom Yorke
Attori: Björk (Selma Ježková), Catherine Deneuve (Kathy), David Morse (Bill Houston), Peter Stormare (Jeff), Joel Grey (Oldrich Novy), Cara Seymour (Linda Houston), Vladica Kostic (Gene Ježek), Jean-Marc Barr (Norman)
Trailer di “Dancer in the Dark”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Ho visto ciò che ero e so cosa sarò. Ho visto tutto ormai, non c’è più nulla da vedere!
Cit. Dancer in the dark
Dancer in the Dark, è un film uscito nel 2000 e va a concludere quella che è stata definita la “trilogia del cuore d’oro” che comprende: le onde del destino (1996) e Idioti (1998). La pellicola ha ottenuto la Palma d’Oro per il miglior film al 53º Festival di Cannes, dove è stata presentata in anteprima mondiale il 17 maggio 2000, oltre a numerosi altri riconoscimenti:
- Candidatura all’Oscar 2001 per la miglior canzone originale (“I’ve Seen It All”)
- Miglior attrice a Björk – Festival di Cannes 2000
- European Film Awards: miglior film e miglior attrice (Björk)
- Independent Spirit Awards 2001: miglior film straniero
- Premio Robert 2001: miglior attrice protagonista, miglior montaggio, miglior scenografia, miglior musica, candidatura al miglior sonoro
Trama di “Dancer in the Dark”
Selma è una giovane immigrata che dalla Cecoslovacchia è arrivata negli Stati Uniti, insieme al figlio Gene. La donna, però, è affetta da una grave malattia agli occhi che la sta rendendo, poco a poco, completamente cieca, impedendole di lavorare e di dedicarsi alla sua grande passione: i musical hollywoodiani. Proprio la musica e il ballo, infatti, sono per Selma l’unica via di fuga dalla realtà, dei sogni isolati all’interno dell’incubo della sua vita. La ragazza continua a lavorare duramente, accumulando straordinari su straordinari, mettendo da parte i soldi per pagare l’operazione che potrà salvare il figlio, affetto dalla sua stessa malattia.
SPOILER
L’uomo che ospita la sua roulotte nel suo giardino, un amico poliziotto di cui si fida, approfitterà della sua malattia per ingannarla e rubarle tutti i risparmi. Da questo momento per Selma tutto diventerà sempre più difficile. Andrà a richiedere indietro il denaro, ma il poliziotto preferirà farsi uccidere, chiedendo addirittura egli stesso di essere ucciso, piuttosto che restituire il denaro. Questo comportamento è dovuto al fatto che il poliziotto si è trovato nella condizione di dover derubare Selma in quanto tutti i suoi soldi, per lo più ereditati, sono svaniti a causa di una serie d’investimenti sbagliati e l’uomo non vuole che la moglie lo venga a sapere. Prima di morire fa promettere a Selma di non rivelare questi fatti. Arrestata, si trova processata per omicidio e condannata a morte per impiccagione. Se rivelasse i retroscena dell’omicidio, ovvero il furto subito, la pena sarebbe attenuata, ma Selma preferisce non parlare e onorare la promessa fatta al poliziotto. Dopo altri ricorsi, che verranno fermati da lei stessa per non spendere tutti i soldi, che invece serviranno per le cure per il figlio, Selma viene impiccata in carcere, con un’ultima straziante scena di canto.
Recensione di “Dancer in the Dark”
Riuscendo a ottenere anche un grande successo al botteghino, il film del regista danese è una delle sue opere più melodrammatiche, nonché tra i musical più originali e innovativi degli ultimi decenni, girato interamente con la camera a mano, spesso con un effetto volutamente traballante. Lo stesso Lars von Trier ha definito il film un “anti-musical”: le tematiche affrontate sono infatti tristi, drammatiche e profondamente tragiche, lontane dalla concezione convenzionale del genere. Una pellicola che ammalia con la sua delicatezza, alternata alla crudeltà e al cinismo tipici del regista, utilizzando il linguaggio del musical in modo assolutamente inedito e personale.
La storia erge a protagonista Selma, una donna che ha trasmesso al figlio la sua stessa malattia ereditaria, destinandolo a una progressiva perdita della vista fino alla cecità. Da qui si origina il melodramma: Selma è una cattiva madre, non nei comportamenti, ma nel suo DNA corrotto. Ciononostante, la nostra protagonista è una donna con enorme senso materno contrapposto alla sua fanciullesca dolcezza, è una grande sognatrice che nasconde la forza che solo una madre può possedere.
Scegliendo il melodramma, Lars von Trier, continua il suo percorso discontinuo, che con Dancer in the dark, pone un poderoso balzo in avanti grazie alla sua perspicace presa di coscienza delle trasformazioni in corso della grammatica visiva e della concezione estetica delle immagini, dovute all’inarrestabile progresso delle nuove tecnologie dell’ultimo decennio. Dancer in the dark, diventa il musical promotore dell’innovazione del rumore musica all’interno di una commedia – tragedia musicale: finora nessun musical aveva osato a tal punto di fondere la trama e le canzoni con i rumori reali presenti nel set. Il film, in questo senso, rappresenta la necessità della sceneggiatura d’incontrarsi in un tutt’uno con la parte sonora.
L’amore di Selma (Björk) per i musical, non può che essere esplicato attraverso la riproduzione di altri musical e la sua passione per questo genere la porta a sognare trascinando l’intero film in un musical differente da qualsiasi altro. Il lungometraggio di Lars Von Trier, per quanto rientri dentro questa categoria, affronta la morte con una durezza d’immagini e con un’interpretazione tragica al di sopra del resto delle tragedie musicali. Il “buonismo” del musical viene scalzato dalla bontà della protagonista che però viene uccisa.
Nonostante l’esplicito omaggio di Lars von Trier al musical di Robert Wise, Tutti insieme appassionatamente, è chiara anche la disapprovazione del regista danese verso quelle regole su cui Brodway ha fondato la propria storia dei musical. Il film è una favola oscura, spietata e candida allo stesso tempo. Candida come l’anima di Selma che, nonostante tutto, non si macchia di colpe reali e mantiene la sua fiducia verso il prossimo. E’ come se una protagonista delle favole venisse catapultata nel mondo attuale, una realtà ruvida, scomoda. La magia però non svanisce mai.
Bjork e la difficile interpretazione
Lars Von Trier stravolge il tradizionale film americano sfregiandolo con le sue stesse armi. Dancer in the dark: appare come un opera in cui Björk e Lars von Trier hanno lavorato fianco a fianco unendo le loro massime capacità l’una nelle musiche e nell’interpretazione, l’altro nella regia e nella sceneggiatura, ma in realtà non è esattamente così. I problemi sul set sono stati davvero molti e difficilmente gestibili: i due titani della musica e del cinema si sono scontrati con il loro modo d’imporre la propria arte durante le riprese. Per Björk è stato difficile interpretare il ruolo di Selma, poiché non essendo capace a recitare tendeva a vivere in prima persona il calvario del personaggio e ciò ha riportato in lei profonde conseguenze che hanno inciso pesantemente nel suo modo di fare musica. Ma, nonostante le sue difficoltà e le divergenze con il regista, Bjork con quest’interpretazione dimostra di essere un’artista completa, vincendo la Palma d’Oro a Cannes come miglior attrice.
Qualche critico ha parlato del film come esageratamente drammatico, strappalacrime, volutamente eccessivo e irrealistico: ma sono proprio questi elementi che fanno della pellicola un grandissimo esempio di melodramma: il tutto accentuato dalla nostra protagonista, una donna generosa e buona che viene stroncata dal crudele destino che la attende. La coesistenza di due modelli contrastanti come il musical e il melodramma, sottolineano il rapporto profondo, disperato e insolubile, fra vita e immaginazione, che fa del film un’opera crudele e gioiosa al tempo stesso; ma mostra anche come il melodramma, continuando sull’onda delle contaminazioni iniziate già negli anni Trenta, sia un genere estremamente forte, tanto da piegare generi opposti a proprio piacere.
In conclusione
Dancer in the Dark è un film che merita assolutamente una visione, soprattutto da parte di chi cerca un’opera capace di infrangere le regole e reinventare linguaggi. Con la sua forma di “anti-musical”, Lars von Trier plasma un racconto straziante che mette in discussione le convenzioni del genere, affrontando la tragedia con impeto e poesia. È una pellicola indicata per chi ama il cinema d’autore, il melodramma spinto al suo limite espressivo e le opere che sanno turbare e commuovere profondamente. Un film non per tutti, ma imprescindibile per chi cerca emozioni autentiche e linguaggi visivi fuori dall’ordinario.
Note positive
- La trama è lineare con musiche originali e piene di sentimento, grazie anche all’ottimo lavoro di Bjork.
- Una perfetta prova melodrammatica che risulta tanto straziante quanto pesante (per le tematiche toccate) come solo i film mélo possono permettersi di essere. Gli amanti del genere non possono assolutamente perderselo.
- La destrutturazione delle regole e dei canoni cinematografici a livello fotografico e registico
Note negative
- La scelta della macchina da presa a spalla: per quanto il regista volesse realizzare un film con riprese simili a quelle amatoriali, alcune scene sono così tremolanti da far venire il mal di testa e da far perdere per un attimo il filo del discorso.
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Intepretazione |
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| Emozione |
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4.7
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