Donbass (2018): la Repubblica popolare di Donetsk raccontata da Sergei Loznitsa

Donbass (2018) locandina

Donbass

Titolo originale: Donbass

Anno: 2018

Nazione: Germania, Francia, Ucraina, Paesi Bassi, Romania

Genere: drammatico

Casa di produzione: Arthouse Traffic, Atoms & Void, Graniet Film BV, JBA Production, Ma.ja.de. Fiction, Ukrainian State Film Agency, Wild at Art

Distribuzione:

Durata: 2h 2m

Regia: Sergey Loznitsa

Sceneggiatura: Sergey Loznitsa

Fotografia: Oleg Mutu

Montaggio: Danielius Kokanauskis

Musiche:

Attori: Tamara Yatsenko, Irina Zayarmiuk, Grigory Masliuk, Olesya Zhurakivska, Lyudmila Smorodina, Boris Kamorzin, Mikhail Voloshin, Evgeny Chepurnyak, Thorsten Mertenc

Trailer del film Donbass

Lozntisa è un regista documentaristico e di finzione nato nel 1964 in Bielorussia, quando questa faceva ancora porta dell’Unione Sovietica. In gioventù, insieme alla famiglia, l’uomo si trasferì a Kiev, Ucraina, un luogo a cui è strettamente legato nonostante da tempo, era il 2000, ha deciso di abbandonare quella sua terra di adolescenza per vivere in Europa, precisamente in Germania. Nonostante questo suo trasferimento Loxntisa è rimasto fedele alle sue radici, andando a raccontare quei luoghi al mondo attraverso la settima arte, sia all’interno di un linguaggio più o meno di finzione che documentaristico. Dopo i tragici eventi che hanno condotto la Russia a invadere l’Ucraina e ad stabilire, senza il consenso del parlamento Ucraino, l’indipendenza della Repubblica popolare di Donetsk, il regista decide di dimettersi dall’ European Film Academy criticando la non posizione dell’EFA sul conflitto in atto.

Per quattro giorni consecutivi, l’esercito russo ha devastato città e villaggi ucraini, uccidendo cittadini ucraini. È davvero possibile che voi – umanisti, difensori dei diritti umani e della dignità, difensori della libertà e della democrazia – abbiate paura di chiamare una guerra una guerra, per condannare la barbarie e dare voce alla tua protesta? […] molti amici e colleghi, registi russi, hanno preso posizione contro questa folle guerra. Quando oggi sento questi appelli a vietare i film russi, penso a questi [registi] che sono bravi persone. Sono vittime come noi di questa aggressione.

Lozntisa

Prima dello scoppia della guerra, di quello scontro sulla bocca di tutti e di tutti i giornali, c’era una guerra civile tra Ucraina e Donetsk a causa della speranza di quest’ultimi di diventare, grazie anche al supporto russo, uno Stato federale della Nuova Russia, distaccandosi così dalla mentalità europea e filo – ucraina. Donbass, la pellicola del 2018 di Sergei Loznitsa che ci parla di questo conflitto, è stato presentato a Cannes come film d’apertura di Un Certain Regard, ottenendo il premio come miglior regista dell’edizione del festival francese. Successivamente è stato mostrato al Festival Internazionale del cinema di Odessa, mentre in Italia è disponibile in sala grazie al Trieste Film Festival in Tour, edizione 2022.

Trama di Donbass

Nel Donbass, regione dell’Ucraina orientale, si svolge una guerra ibrida. Ma questa non è la storia di una regione, di un paese o di un sistema politico. È la storia di un mondo che si è smarrito. È una storia che riguarda ognuno di noi.

Fotogramma di Donbass
Fotogramma di Donbass

Recensione di Donbass

Tredici segmenti di storie, tra il dramma e il grottesco, che hanno lo scopo di andare a mostrare allo spettatore uno spaccato di vita, uno spaccato di quello che è nel 2018 il Donbass un terra assediata da terrore, da bombe che piovono dal cielo quando meno te le aspetti, di uomini e donne che vivono come topi, all’interno di bunker luridi dove la dignità di essere umano è ormai svanita, allo stesso tempo Loznitsa mostra la vita all’interno del Donbass, una vita che non vuol smettere di correre come nella scena, narrata in maniera esagerata e grottesca, del matrimonio, in un cui gli sposi e i loro invitati festeggiano e ridono senza pensare al dramma in cui vivono, senza pensare che in quel momento una bomba potrebbe cadere su di loro, come avviene invece a due giornalisti sul fronte che cercano di fare delle interviste a dei soldati, oppure a una giovane donna in macchina che fa ritorno a casa dove aver fatto delle compere e che si trova immersa dinanzi a sé piovere delle bombe dal cielo, distruggendo vite di semplici esseri umani che niente hanno a che fare con questo scontro.

Il regista conduce lo spettatore in un giorno di conflitto, all’interno di 24 ore piene di tragedia e di affetti, il tutto viene narrato con un estrema capacità registica e di sceneggiatura, il tutto arricchito da un elemento metacinematografico sia nella troupe cinematografica che intende fare un film su quel territorio (proprio come Sergei Loznitsa) sia negli echi che le storie hanno l’una sull’altra attraverso gli apparecchi visivi – tecnologici: durante il matrimonio vediamo in un cellulare il pestaggio di un combattente ucraino (uno dei tredici segmenti della storia), mentre in un’altra scena vediamo una delle attrici della troupe al notiziario parlando di autobus saltato in aria, scena che abbiamo visto in precedenza. La storia ha nel suo modo di essere narrata quel senso di neorealismo, dove non troviamo una vera e propria vicenda tradizionale, ma storie tra loro connesse dal luogo, ovvero il Donbass che il cineasta ci va a descrivere parlando di tanti pezzi di vita tra disperazione totale e momenti di felicità e di falsa – normalità, il tutto all’interno di un paesaggio invernale che trasmette quel senso di tristezza e di squallore allo spettatore.

C’è ancora molto nascosto tra le righe, ma alcuni problemi devono essere pronunciati apertamente. Tutti gli episodi sono basati su eventi reali; li ho solo cambiati un po’. Ho trovato la maggior parte degli episodi su YouTube. Un episodio, su un giornalista tedesco e il suo compagno ucraino, un “fixer” e fotografo, l’ho girato con lo stesso “fixer” ucraino. Prima ha condiviso la sua esperienza con me, e ho scritto una scena basata sulla sua storia. Poi, durante la fase di casting, mi sono reso conto che avrebbe dovuto “recitare” se stesso nel film. Per me è stato molto importante mantenere le cose il più possibile autentiche. Si può pensare che sia tutto frutto della mia immaginazione, ma non è questo il caso. Molte cose nella vita sono proprio così – sembrano bizzarre e impossibili, eppure stanno accadendo per davvero.

Sergei Loznitsa
Fotogramma di Donbass
Fotogramma di Donbass

In conclusione

Un opera difficile non narrativa ma simbolica, che nel modo in cui viene strutturata rende difficile a un cittadina extra conflitto di comprendere realmente e con forza quella situazione drammatica, dove non è ben specificato di chi sia la colpa di questo conflitto, ma Loznitsa sembra solo voler mostrare senza dire il suo pensiero autentico, quello che lui è un lungometraggio drammatico inaccessibile a una fetta ampia di pubblico ma che, per chi riesce a comprenderlo e a entrare nella storia, la vicenda non potrà che colpirvi nel profondo.

Note positive

  • Fotografia
  • Regia

Note negative

  • Un film di difficile comprensione se non si conosce il conflitto.
  • Ritmo a tratti troppo lento.

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