Death to 2020: La distopia che diventa realtà

Death to 2020: La distopia che diventa realtà 1

Death to 2020

Titolo originale: Death to 2020

Anno: 2020 

Paese: Stati Uniti d’America, Regno Unito

Genere: mockumentary

Produzione: Broke and Bones

Distribuzione: Netflix

Durata: 70 minuti

Ideato da: Charlie Brooker, Annabel Jones

Regia: Al Campbell, Alice Mathias

Sceneggiatura: Charlie Brooker

Fotografia: Jaimie Cairney, Richard Sidey, Adam Silver

Montaggio: Jason Boxall, Damon Tai

Musiche: Amelia Hartley

Attori: Samuel L. Jackson, Hugh Grant, Lisa Kudrow, Kumail Nanjiani, Tracey Ullman, Samson Kayo, Leslie Jones, Diane Morgan, Cristin Milioti, Joe Keery, Laurence Fishburne

Trailer del film Death to 2020

Trama di Death to 2020

Death to 2020 è un mockumentary prodotto dalla casa Broke and Bones, fondata dai produttori di Black Mirror, Annabel Jones e Charlie Brooker.

Il falso documentario si concentra sulle interviste a storici, giornalisti, scienziati, politici e persone comuni, interpretati da volti noti dell’industria televisiva e cinematografica, da Samuel L. Jackson, Hugh Grant, Lisa Kudrow a Cristin Milioti, che ripercorrono, con uno sguardo cinico e il tono ironico della voice over di Laurence Fishburn, i principali eventi che hanno reso il 2020 l’anno più catastrofico degli ultimi tempi.

Dagli incendi in Australia a gennaio, l’arrivo della pandemia da Covid-19, l’incapacità di gestione del virus da parte di Boris Johnson, le elezioni presidenziali statunitensi, il movimento Black Lives Matter, fino all’arrivo del vaccino a dicembre, Death to 2020 è un addio a un anno da dimenticare.

Recensione di Death to 2020

Death to 2020 esce sulla piattaforma Netflix il 27 dicembre 2020, anticipando il rituale saluto di capodanno all’anno passato e scegliendo la via non facile di parlare di fatti recenti.

Uno dei suoi produttori e sceneggiatori è Charlie Brooker, lo showrunner della serie antologica Black Mirror, i cui temi trattati sono diversi e rivestiti di una patina più cupa e distopica. Nella serie televisiva ogni episodio presenta una declinazione negativa del rapporto tra l’uomo e la tecnologia e le conseguenze estreme e spesso letali (si veda Black Museum, 4×06) di un eccessivo uso di questa. In un certo senso, Black Mirror vuole essere un avvertimento, un avviso a non oltrepassare una certa soglia oltre la quale si raggiunge uno stato di alienazione o di perdizione; pertanto la narrazione è costruita su realtà parallele in cui si possiedono dispositivi che registrano i ricordi visivi (The Entire History of You, 1×03), i defunti tornano in vita in corpi di carne sintetica (Be Right Back, 2×01) e si viene uccisi da insetti droni automatizzati (Hated in the Nation, 3×06). Questi mondi alternativi, non troppo lontani da quello reale, rappresentano potenzialmente una nostra evoluzione (o involuzione?) o, per meglio dire, un futuro prossimo che potremmo vivere; invece in Death to 2020 Brooker non guarda al domani, ma al recente passato, un tempo in cui la realtà ha superato la distopia.

Nella panoramica sull’anno passato, lo sceneggiatore si avvale di figure macchiettistiche e fortemente stereotipate, portavoci di luoghi comuni e di sentenze taglienti sui fatti del 2020: Hugh Grant interpreta un professore di storia che parla degli eventi di Game of Thrones come fossero realmente accaduti; Tracey Ullman è la regina Elisabetta, ancora indignata per la separazione di Harry e Meghan dalla famiglia reale; Cristin Milioti è una casalinga americana, fintamente buonista e razzista.

Tutti gli intervistati sono dei presunti esperti in grado di affrontare gli argomenti più cocenti del 2020, come il Coronavirus, di cui si denuncia in modo non troppo velato l’iniziale sottovalutazione a livello globale, accentuando però sempre il risvolto comico, come nel caso della “donna comune” che, a causa del lockdown e della solitudine, ha sviluppato volontariamente un disturbo della personalità multipla.


Dietro al black humor, si cela una critica seria e tagliente nei confronti di figure politiche negligenti e noncuranti di fronte alla pandemia, prime fra tutte Donald Trump e Boris Johnson, di cui vengono prese di mira le fattezze – Trump viene considerato “di colore” per il volto aranciato – e i loro discorsi che sembrano scritti dalla mano di un bambino.

Terminata la parentesi sul Covid, che accompagna tutta la trama poiché ci riguarda tuttora, vengono trattati fugacemente i temi legati al riscaldamento globale, alla potenziale terza guerra mondiale di gennaio, per poi soffermarsi sulle proteste del Black Lives Matter, scatenate dall’uccisione di George Floyd da parte di un agente di polizia. Qui la penna di Charlie Brooker allenta il ritmo del british humour per evidenziare l’ingiusto abuso di potere e l’uso della violenza della polizia e pone l’attenzione su come la videocamera dei cellulari possa testimoniare tali aggressioni, strizzando l’occhio all’episodio White Bear di Black Mirror.

Buona parte del falso documentario è dedicata infine alla corsa alla Casa Bianca di Trump e Biden, manifestando un problema dello sguardo di Death to 2020, che è troppo concentrato sulla figura del primo, su cui è certamente più semplice esercitare satira e ironia, data la copiosità di meme e parodie sullo stesso. Da un lato quindi vi è una ridicolizzazione della figura di Trump; dall’altro però gli si dà una risonanza notevole che, c’era da attendersi e da preferire, avrebbe dovuto avere la situazione pandemica, evento cardine del 2020 e che renderà questo anno, per la sfortuna di molti, indimenticabile.

Partendo dal clima distopico e pessimistico di Black Mirror e proseguendo con i toni più leggeri e ironici di Death to 2020, Charlie Brooker è riuscito a mantenere un aspetto fondamentale, quello della riflessione: nel primo è suscitata dagli effetti che comporta un eccesso di delega delle nostre vite alla tecnologia, mentre nel secondo essa scaturisce dalla risata, il sorriso amaro terenziano che invita a meditare con serietà sugli eventi accaduti.

Note positive

  • L’elaborazione ironica dell’anno 2020
  • Recitazione convincente e di alto livello
  • Buon ritmo narrativo

Note negative

  • Si focalizza troppo sulla figura di Trump
  • Qualche battuta sopra le righe

Leave a Reply

venti − dodici =