L’attimo fuggente (1989): un cult in cui giace il Capitano Williams

LATTIMO FUGGENTE

L’attimo fuggente

Titolo originale: Dead Poets Society

Anno: 1989

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Formazione, drammatico

Produzione: Touchstone Pictures

Distribuzione: Warner Bros Italia

Durata: 128 min.

Regia: Peter Weir

Sceneggiatura: Tom Schulman

Fotografia: John Seale

Montaggio: William M. Anderson

Musiche: Maurice Jarre

Attori: Robin Williams, Ethan Hawke, Robert Sean Leonard, Josh Charles, Kurtwood Smith, Gale Hansen, Dylan Kussman

Trailer ufficiale italiano

L’attimo fuggente non è solo i premi che (non) ha vinto, non è solo l’interpretazione di Robin Williams e non è solo la storia, passata ma molto attuale. L’attimo fuggente è il film che tutti noi dovremmo guardare per imparare a capire il punto di vista degli studenti e la passione di alcuni insegnanti. L’attimo fuggente è una storia che forma tutti e che ci dimostra quanto sia importante seguire le proprie ambizioni e quanto sia dannoso non farlo. Inserito dall’American Film Institute al 52° posto nella classifica dei 100 film più commoventi, in una nostra personale classifica dei migliori film drammatici si piazza invece al 6° posto.

Trama de L’attimo fuggente

1959. L’insegnante di letteratura John Keating viene mandato a insegnare in un collegio maschile nel Vermont. Ambiente prestigioso, il collegio ha l’ambizione d’insegnare ai ragazzi la vita dai libri di scuola ma anche la colpa di plasmarne la crescita, inculcando agli studenti dei valori conservatori. Keating, tramite un approccio decisamente non convenzionale, spingerà i ragazzi a pensare con la propria testa e a lottare per i propri sogni, trasmettendo loro l’insegnamento più importante: rendere straordinaria la propria vita.

Recensione de L’attimo fuggente

Il titolo italiano trasmette solo in parte la vasta gamma di significati che il film intende propinare agli spettatori. La caverna in cui i “Dead Poets Society” (questo il titolo originale) si ritrovano per dar sfogo ai propri pensieri corrisponde a tutte quelle “grotte sconosciute che vivono dentro di noi”, come le definisce il regista. Quei lati più reconditi del nostro carattere che aspettano solo qualcuno che li spinga a uscire alla luce del sole. Come nella vita queste guide dovrebbero essere i genitori e gli insegnanti, ne L’attimo fuggente questo qualcuno è il professor Keating, che si pone ai propri studenti come un capitano che mostra loro la rotta. Non una rotta da seguire percorrendo quella che gli altri hanno già spianato per noi, bensì una rotta ancora da disegnare, una rotta che i suoi studenti possano tracciare da soli in base alle proprie ambizioni.

Ma L’attimo fuggente non sottolinea soltanto l’importanza del vivere la vita senza accontentare gli altri. L’attimo fuggente è anche uno specchio sulla società degli anni Cinquanta e della contrapposizione tra apertura e chiusura mentale, tra conformismo e libertà, tra imposizioni e aspirazioni, tutto ciò perfettamente realizzato tramite i personaggi: la lotta che John Keating si trova ad affrontare contro l’ambiente accademico è la stessa che vede protagonista il giovane Neil che vuole recitare e il padre che invece glielo impedisce. La passione del professore per la poesia e il suo astio nel misurarne la grandezza e l’intensità attraverso una regola matematica coincidono perfettamente con i sentimenti provati dagli studenti quando vogliono fare qualcosa ma si trovano ostacolati dalle regole.

Analisi de L’attimo fuggente

Se travagliata è la storia del professor Keating, travagliata è pure la genesi de L’attimo fuggente. Peter Weir (The Truman Show) infatti giunse dietro la macchina da presa dopo vari ripensamenti della Disney, così come Robin Williams che fu scelto per il ruolo del professor Keating su esplicita richiesta di Weir e solo dopo le candidature di Liam Neeson, Dustin Hoffman e Tom Hanks. Senza nulla togliere a questi 3 mostri del cinema contemporaneo, ad oggi possiamo dire che L’attimo fuggente deve tanto del suo successo proprio a Robin Williams: il ruolo di uomo buono a cui la vita ha tolto tanto è quello che meglio calzava all’attore. Dallo psicologo con fare paterno in Will Hunting al mammo improvvisato in Mrs Doubtfire, Robin Williams ha sempre dimostrato una grande affinità e predisposizione per i ruoli “tragicomici” e in particolare per quei personaggi che nascondono le proprie debolezze e i propri traumi dietro a un sorriso e una buona parola da riservare agli altri. Lungi dall’identificare l’attore coi personaggi, Robin Williams rientra sicuramente in quegli attori che aveva ancora tanto da dare e poco da dimostrare.

Se Williams è la ciliegina sulla torta, la sceneggiatura è decisamente la torta. Anche se il soggetto valse a L’attimo fuggente la (unica) statuetta per miglior sceneggiatura originale a Tom Schulman, possiamo affermare che l’idea non fu proprio tutta farina del suo sacco. Schulman infatti per la stesura della storia e dei personaggi si ispirò al proprio vissuto personale e al suo insegnante di letteratura inglese quando egli era ancora un quindicenne che frequentava il college. Anche Robin Williams, dal canto suo, basò la sua interpretazione ricordando il suo professore di storia del college di Detroit, che dopo 30 anni di servizio venne licenziato perché faticava ad adeguarsi agli standard accademici.

Per quanto riguarda la regia, singolare fu la scelta di Peter Weir di girare le scene in ordine cronologico: secondo il regista australiano infatti la ripresa delle scene in linea con l’ordine della storia avrebbe garantito una maggiore resa del legame crescente tra professore e studenti. Se consideriamo l’ultima scena e le emozioni che questa suscita riuscendo a far sciogliere anche i cuori più duri, direi che l’obiettivo è stato perfettamente centrato.

NOTE POSITIVE

  • L’interpretazione di Robin Williams;
  • La sceneggiatura e la regia rendono il film attuale e un pretesto per riflettere su una società conformista;
  • Il finale, toccante e non scontato.

NOTE NEGATIVE

  • Nessuna di rilevante.

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