Disincanto Parte 4 (2022): nuove luci sulle origini di Dreamland

Disincanto parte 4 locandina

Disincanto Parte 4

Titolo originaleDisenchantment

Anno2022

Paese di produzioneStati Uniti d’America

Genere: Fantastico, avventura

Casa di produzione: The ULULU, Company Rough, Draft Studios

DistribuzioneNetflix

Stagione: Seconda stagione – Parte 4

Episodi: 10

Ideatore: Matt Groening

Musica: Mark Mothersbaugh​

Trailer di Disincanto parte 4

Trama di Disincanto

Luci è in paradiso insieme a Dio. Ben si trova all’inferno con la malvagia madre Dagmar che vuole rendere sua figlia, sposa con il Diavolo. Elfo è stato catturato dagli orchi che lo stanno portando verso la loro dimora, per ucciderlo? O per un altro motivo? Il vecchio Re Zøg è considerato pazzo, dopo essere stato sotterrato vivo all’interno di una bara e viene condotto da Chazzzzz, in un manicomio fuori di testa. A Dreamland allora chi regna? L’imperatore Cloyd e Becky l’Incantatrice, fratello e sorella di Dagmar. Inoltre gli Elfi hanno un passato da voler riportare a galla, facendo fuoriuscire la verità sul regno di Dreamland.

Recensione di Disincanto

Bean, Elfo e Luci ritornano il 9 febbraio con dieci puntate che vanno a comporre la quarta parte della serie creata da Matt Groening (I Simpson; Futurama), che completano, insieme alla terza parte, la seconda stagione dello show. Questa trance di puntante ha il potere di non annoiare lo spettatore e di condurlo entro nuovi misteri connessi al regno governato dallo stramboide Re Zøg e dalla stravagante Bean, colei che ha scoperto nel precedente arco di avere degli strani poteri, a cui non sa dare un’interpretazione. Bean però, ha paura, teme di scoprire una verità sul suo conto che non gli piace e preferisce far finta che quei poteri magici non ci siano mai stati, tanto da fingere che non esistessero. Il suo arco narrativo di questa stagione la vede confrontarsi con la sua natura di donna, soprattutto negli ultimi episodi, dove viene messa, per la prima volta, dinanzi alla verità e al fatto compiuto, ovvero che la magia vive in lei e che, prima o poi, dovrà accettarla e sfruttarla per uno scopo ancora misterioso, come se lei fosse nata per compiere un atto mostruoso e malefico o forse positivo. Bean, triste e sconsolata per aver perso l’amore della sua sirena, non si confiderà mai con i suoi compagni di viaggi sui suoi sentimenti escluso il padre a cui dichiarerà di essere innamorata e di avere paura di questa emozione, perché teme di aver perso per sempre l’unica creatura in grado di completarla.

Re Zøg si trova, come la figlia, dinanzi ad un viaggio personale iniziato nel momento in cui si trova nel manicomio, luogo assurdo e fuori di testa, come tutto quello che scrive Matt Groening. Il Re scapperà dal posto in cui è rinchiuso e troverà rifugio in un monastero, qui scoprirà, grazie a un frate, una nuova spiritualità che lo condurrà a comprendere quale sia il suo posto all’interno del mondo: proteggere i suoi figli.  L’uomo uscirà da questo luogo rinato dal punto di vista interiore anche se, di tanto in tanto, il suo lato più irruento e irascibile fuoriuscirà, anche a causa dell’influenza negativa che il suo amato manichino da ventriloquo possiede su di lui, soprattutto perché quel burattino non è un giocattolo ma possiede una sua personalità, oppure è semplicemente un oggetto impossessato?  Seguiamo il Re nella sua rinascita anche paterna dando consigli alla figlia e soprattutto al suo nuovo figlio della foresta, che scoprirà nel momento in cui ritroverà la sua amata Orsa/umana.

Disincanto (L to R) John DiMaggio as King Zog and Abbi Jacobson as Bean in Disenchantment. Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2022
Disincanto (L to R) John DiMaggio as King Zog and Abbi Jacobson as Bean in Disenchantment. Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2022

La trama lineare e la sceneggiatura

Matt Groening è famoso per i suoi cartoon privi di una vera trama lineare, basta vedere Futurama che pur giungendo verso un suo finale possiede una maggioranza di episodi fini a se stessi. Tale evento era presente anche nella prima stagione di Disincanto ma con l’inizio della seconda (suddivisa in parte 3 e 4) le puntate autoconclusive hanno iniziato a diminuire drasticamente, tanto che in queste dieci puntate non abbiamo neppure una storia fine a se stessa, poiché tutte servono per condurre in avanti sia la trama principale sia le varie sottotrame dei personaggi, le quali con molta probabilità si ricongiungeranno per condurre (alla fine) la storia alla sua conclusione. L’unica pecca dello show, che se da un lato ha smarrito la sua verve comica d’inizio serie, dall’altro vuole sviluppare la storia principale ma senza mai dare l’affondo, dando la sensazione che Groening voglia allungare il brodo, dato che in queste dieci puntate non scopriamo veramente nulla, a eccezione di uno scontro tra Elfi e umani per la conquista di Dreamland, svelato solo in minima parte, oppure il personaggio di Dagmar, continua a comparire fin troppo poco, basti pensare che la vediamo solo in due puntante e non scopriamo niente sul suo piano, neppure una minima traccia. Gli unici eventi importanti che vengono svelati riguardano: Elfo, che scopre chi è sua madre e la storia della sua infanzia, e la vera natura dei Trøgs. Per il resto la narrazione fa muovere i personaggi fin troppo lentamente conducendoli verso un finale dove saranno nuovamente divisi e in cui dovranno, ancora una volta, ritrovarci per comprendere cosa si nasconda a Dreamland, il luogo in cui sembra vigere una maledizione misteriosa per tutti i regnanti.

Disincanto Sharon Horgan as Queen Dagmar in Disenchantment. Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2022
Disincanto Sharon Horgan as Queen Dagmar in Disenchantment. Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2022

In conclusione

Disincanto in questa quarta parte mantiene un’ottima animazione supportata da un pregevole ritmo che non può far annoiare lo spettatore, ma la storia principale continua a non evolversi, nonostante Groening e i suoi collaboratori decidano di puntare esclusivamente su di questa, dato che i misteri principali vengono solo sfiorati e i cosiddetti anti-eroi e nemesi di Bean continuano a essere ancor poco sfruttati dallo show, che dovrebbe iniziare a renderli più interessanti e a non lasciarli avvolti da una nube di mistero, anche perché fino a ora Dagmar sembra solo la classica madre malvagia senza tridimensionalità e magari fare un’introspezione su di lei non sarebbe male.

Note positive

  • Il tentativo di creare una storia esclusivamente lineare
  • L’evoluzione del personaggio di Re Zøg

Note negative

  • La storia principale procede troppo lentamente e continua a non svelare neppure un mistero o a dare degli indizi. Sembra che il tutto giri su se stesso.

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