Empire of light (2022): il cinema come metafora di rinascita

Dopo il capolavoro "1917", che raccontava il dramma della prima guerra mondiale, il regista Sam Mendes ritorna al cinema con "Empire of light", in uscita il 2 marzo nelle sale italiane.
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Locandina di Empire of light

Empire of light

Titolo originale: Empire of light

Anno: 2022

Nazione: Regno Unito

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Neal Street Production, Searchlight Pictures

Distribuzione italiana: Walt Disney Studios Motion Pictures

Durata: 119 minuti

Regia: Sam Mendes

Sceneggiatura: Sam Mendes

Fotografia: Roger Deakins

Montaggio: Lee Smith

Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross

Attori: Olivia Colman, Micheal Ward, Toby Jones, Colin Firth

Trailer ufficiale italiano di Empire of Light

Dopo il suo ultimo capolavoro di guerra, “1917” (2019), il regista premio Oscar Sam Mendes ritorna al cinema con “Empire of light”, che uscirà nelle sale italiane il 2 marzo 2023, distribuito da Walt Disney Studios of motion pictures. Il film ha ricevuto una candidatura ai premi Oscar 2023 per la miglior fotografia, e ben tre candidature ai premi Bafta 2023 come miglior film, miglior attore protagonista a Michael Ward e miglior fotografia.

Trama di Empire of light

Hilary (Olivia Colman) è una donna di mezza età, sola, che lavora come vicedirettrice di un cinema chiamato Empire, in una cittadina costiera dell’Inghilterra. Il cinema è gestito dal signor Ellis (Colin Firth), con cui Hilary ha una relazione clandestina, e al suo interno vi lavorano un gruppo di ragazzi e il proiezionista Norman (Toby Jones). Hilary soffre di depressione e si sente sola, ma tutto cambia quando al cinema inizia a lavorare Stephen (Michael Ward), un giovane ragazzo, con cui Hilary sente subito una forte connessione. I due iniziano una relazione, che farà maturare entrambi, sullo sfondo dei cambiamenti sociali dell’Inghilterra dei primi anni ’80.

Recensione Empire of light

Dopo aver raccontato il dramma della prima guerra mondiale con il suo capolavoro “1917”, Sam Mendes decide di tornare alle origini, con un film che si rifà al periodo della sua adolescenza, ambientato nell’Inghilterra dei primi anni ’80, scossa da vari cambiamenti e problematiche sociali. Gli anni ’80 che racconta Mendes si possono percepire attraverso tutta una serie di citazioni alla musica e al cinema pop di quel periodo: dai gruppi rock che ascoltano i ragazzi che lavorano nel cinema, ai film che vengono proiettati in sala, uno fra tutti “Momenti di gloria” (1981). Il film riesce ad essere sia nostalgico, che molto attuale. Da una parte tutte le scene girate all’interno del cinema Empire, ormai decadente, sono quasi malinconiche, anche grazie ai colori caldi della magnifica fotografia di Roger Deakins, qui alla sua quinta collaborazione con Mendes. L’Empire del film ci ricorda un’esperienza cinematografica che ormai si è quasi persa, con i nuovi multisala e le diverse modalità di fruizione dei film. Dall’altra Empire of light affronta temi che sono tutt’ora attuali quali il razzismo diffuso, che colpisce il personaggio di Stephen in quanto ragazzo nero, sia in forma violenta, come nella scena in cui viene aggredito da dei ragazzi, sia in forma subdola e velata. Un altro rimando ad una problematica presente tutt’oggi lo si può trovare nel rapporto fra Hilary e il signor Ellis. I due hanno una relazione di tipo sessuale, che la produttrice Pippa Harris descrive così:

“Il rapporto tra Hilary e il signor Ellis è piuttosto degradante per lei, ma Hilary sente di doverlo assecondare: è qualcosa che vediamo tutti i giorni.”

Fotogramma di Empire of light
Fotogramma di Empire of light

In vari film del regista il fulcro della storia sono i rapporti umani, “Empire of light” non fa eccezione, concentrandosi sulla relazione molto particolare fra Hilary e Stephen. Quando inizialmente ci vengono presentati sullo schermo sembrano una coppia mal assortita, che non ha niente in comune, in primis per la differenza di età e per il diverso approccio che i due hanno alla vita. Hilary infatti all’inizio del film appare stanca, non ha mai visto un film in sala nonostante lavori al cinema, le viene prescritto il litio, convive con una malattia mentale, è demotivata, anche a causa dei problemi che ha avuto in passato e sembra aver perso quell’entusiasmo che invece caratterizza Stephen. Quest’ultimo è giovane, appassionato, un eterno ottimista nonostante debba affrontare un periodo difficile della sua vita, in quanto è stato respinto varie volte dall’università.

Il rapporto stretto che si viene a creare fra i due personaggi lo ha descritto molto bene l’attore Michael Ward, qui al suo primo primo ruolo da protagonista:

“Stephen offre a Hilary tanto ottimismo, tanto amore e tanto entusiasmo, esponendola a culture e forme d’arte differenti e raccontandole le sue esperienze […] Lei gli offre una prospettiva, le sue impressioni sulla vita, il suo amore per la poesia e le parole, e un semplice incoraggiamento. Lei riesce a vederlo. Sono stati entrambi ostracizzati dalla società e questo legame connettivo li unisce, anche se a volte non se ne accorgono. È uno scambio di energie e amore. Si regalano cose di cui non sapevano nemmeno di aver bisogno. Hilary non ha mai incontrato nessuno come Stephen prima d’ora, e questo la aiuta a trovare se stessa”.

Il ruolo di Hilary è stato pensato e scritto da Sam Mendes appositamente per Olivia Colman: il regista ha infatti raccontato di essere stato molto colpito dalla performance dell’attrice nella serie televisiva “The Crown” e di aver subito pensato a lei come la protagonista. La Colman in questo film regala una performance potente, piena di sfumature e complessità, così come complessa è la donna che interpreta.

Olivia Colman in Empire of Light
Olivia Colman in Empire of Light

Non meno importante nel film è anche il rapporto che si viene a creare fra Hilary, Stephen e tutti i membri dello staff del cinema Empire, che accolgono sia il nuovo arrivato, sia Hilary dopo un suo episodio psicotico, come parte di una grande famiglia, unita anche dall’amore per il luogo in cui lavorano.

Il film è anche una lettera d’amore nei confronti del cinema, inteso non solo come arte, ma proprio come luogo di fruizione dei film. Lo si può notare soprattutto nella sequenza iniziale del film, quando Mendes ci presenta l’Empire, che è a tutti gli effetti un personaggio del film. La macchina da presa indugia sui piccoli dettagli quali i pop corn rovesciati nella sala, le foto degli attori appese nella cabina di proiezione, le file di poltrone rosse, cose che appaiono insignificanti, ma che rendono vera e completa l’esperienza di visione dei film. L’incarnazione di tale amore per il cinema è il personaggio di Norman, il proiezionista interpretato da Toby Jones, che ha il compito fondamentale di inserire la pellicola all’interno dei proiettori e passa questa sua conoscenza a Stephen, facendolo appassionare al mestiere nel corso del film.

Il regista Sam Mendes dice: “Come dice Stephen nel film ‘Quel piccolo raggio di luce è una via di fuga’, e credo che tutti gli esseri umani abbiano bisogno di fuggire dalle loro vite e scatenare la loro immaginazione per trovare un’altra parte di se stessi nei libri, nella musica, nel teatro o, in questo caso, nel cinema”.

In conclusione

In conclusione Empire of light è un film riuscito, con un’ambientazione ben caratterizzata e che si concentra sull’analisi dei rapporti umani, in particolare fra i due protagonisti, e come questi possono aiutarci a ritrovare noi stessi.

Note positive

  • rapporti fra i personaggi
  • ambientazione
  • fotografia

Note negative

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Emma D'Este
Emma D'Este
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