Wittgenstein (1993): un’opera di Derek Jarman da riscoprire

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Trailer italiano del film Wittgenstein

Il 20 febbraio 2023 cade il trentennale dell’anteprima della pellicola di Derek Jarman. Il film ha vinto il Teddy Award al Festival del Cinema di Berlino 1993 nella categoria lungometraggi, superando la concorrenza di film importanti quali Notti selvagge di Cyril Collard, Libera di Pappi Corsicato e de Il banchetto di nozze di Ang Lee – quest’ultimo vincitore dell’Orso d’oro. Il film venne anche presentato il 18 aprile al Gay Film Festival di Torino. Per l’occasione, I Wonder Pictures, all’interno della sezione I Wonder Classic, ha deciso di distribuire la pellicola nelle sale italiane, ridandogli la giusta luce nella cornice più congeniale: quella di una sala cinematografica. Il film è disponibile al cinema dal 20 febbraio 2023.

If people never did silly things nothing intelligent would ever get done.

Ludwig Wittgenstein

Trama di Wittgenstein

Il film ripercorre la vita e, soprattutto, l’evoluzione sia personale che del pensiero di Ludwig Wittgenstein, filosofo austriaco degli inizi del XX secolo. Un viaggio che viene reso unico dalla regia, la quale mira a una raffigurazione non convenzionale e d’effetto.

Guida alla visione di Wittgenstein

Derek Jarman è stato un artista e un attivista per i diritti degli omosessuali. Da regista, fa il suo debutto nel cinema narrativo con Sebastiane (1976), percorso biografico su San Sebastiano girato interamente in latino e in cui l’omosessualità non viene rappresentata con una significazione negativa . I contenuti delle sue pellicole sono fortemente connotati da una politica di riconoscimento queer. Rientra a tutti gli effetti fra i primi registi a imporsi con un linguaggio diretto – fra gli altri, in Germania Rainer Werner Fassbinder e in Italia, con le consuete velature nostrane, Luchino Visconti prima e Pier Paolo Pasolini poi. A questi precursori  seguiranno altri artisti che faranno dell’orgoglio queer una bandiera – Pedro Almodóvar, ad esempio – e alcuni che invece ne prenderanno le distanze – Ferzan Özpetek in Italia piuttosto che Xavier Dolan, regista canadese. Jarman ha diretto questa pellicola nell’ultimo periodo della sua vita – è morto nel 1994 per AIDS – ed è sicuramente uno dei suoi lavori meno espliciti politicamente, lasciando spazio alla creatività registica più che a un sottotesto immediato. Nonostante il closet evidente, il film si è aggiudicato il Teddy Award: riconoscimento creato nel 1987 all’interno del festival berlinese, probabilmente a seguito della continua crescita del movimento queer.

Un immagini di Wittgenstein
Un immagini di Wittgenstein

Recensione di Wittgenstein

La scelta di I Wonder Pictures di riportare nelle sale il film del regista inglese è tanto coraggiosa quanto inevitabile: infatti, è nel buio di una sala cinematografia che questa pellicola può esprimere al meglio la sua potenzialità, connotata da una regia precisa e da una recitazione particolare che portano a rasentare lo spettacolo teatrale.

In art it is hard to say anything as good as saying nothing.

Ludwig Wittgenstein

La storia di Ludwig Wittgenstein pare essere un pretesto più che la finalità: l’infanzia in una famiglia quanto meno originale; la scelta di partire per la guerra; il fuggire dall’inedia creata dal ceto familiare piuttosto che dalla voglia di tramandare i suoi primi pensieri filosofici; gli incontri con i filosofi Bertrand Russell e John Maynard Keynes. La stessa storia d’amore con il giovane e prestante Johnny – interpretato da Kevin Collins, attore che Jarman aveva già diretto in The garden e in Edoardo II – non viene approfondita e viene rappresentata con una modalità che, se non si conoscesse il regista, potrebbe far pensare a un velamento commerciale o a una autocensura: il primo approccio avviene durante la proiezione di un film, con Wittgenstein che prende, delicatamente, la mano del giovane uomo; anche i baci sono sfuggenti, così come ogni altro contatto fisico. Ciò potrebbe portare a pensare a un lavoro incompiuto o non riuscito. Invece, è qui che l’opera trova la sua forza: l’amore celato del filosofo austriaco delinea esattamente la realtà – l’omosessualità di Wittgenstein è dichiarata in qualche testo, come il diario di David Pinsent, mentre in altri documenti si accenna ad una sua bisessualità; in ogni caso, mai frutto di un coming out. In più, la pervicacia con cui Jarman insiste nell’esposizione delle teorie filosofiche del protagonista – le quali sono soprattutto inerenti alla comunicazione e al linguaggio – fa intendere la sua volontà di creare una correlazione fra le due cose, come se dalla comprensione dell’altro dipenda anche la consapevolezza del sé. Iconica la scena  con  il protagonista rinchiuso in una gabbia nella quale vi è un’altra gabbia che contiene un pappagallo.

The solitude is a bliss

Ludwig Wittgenstein (in una scena del film)

Tutto ciò poteva rendere il film troppo nozionistico e poco coinvolgente, ma il meccanismo che compone la pellicola è ben calibrato, a partire dalla recitazione, volutamente schematica e caratterizzata. Clancy Chassay – che, in seguito, smetterà i panni di attore – e Karl Johnson, entrambi interpreti di Wittgenstein – il primo da giovane, il secondo da adulto – rendono la loro messa in scena efficace: il primo per la sua giovane e spavalda spensieratezza sottolineata, ad esempio, dalla scena dove beve ben due cocktail differenti; il secondo rimarcando i suoi deliri mentali e la sua ricerca di profondità, aleggiando nei suoi pensieri e nelle sue ossessioni senza però sconfinare nella follia.

A loro vediamo affiancati: Michael Gough – che molti ricorderanno nei panni del maggiordomo Alfred nella serie di film Batman diretti da Tim Burton e Joel Schumacher – interpreta un insinuante ed eccentrico Bertrand Russell; John Quentin è, di contro, un rassicurante John Maynard Keynes; Nabil Shaban è il bizzarro extraterrestre verde ovvero l’alter ego della coscienza del filosofo. Inoltre, fra gli altri, ritroviamo il sopracitato Kevin Collins e le due estrose figure femminili impersonate da Tilda Swinton – che Jarman conobbe quando la fece debuttare nel film Caravaggio (1986) e, da allora, presente in tutti i suoi film – e Sally Dexter. Tutti gli attori vanno a comporre un quadro ben delineato e con un’attitudine teatrale non celata.

Teatralità  rimarcata in tutto il lavoro: la scenografia – minimale anche nella rappresentazione di Wittgenstein in guerra – che spesso utilizza uno sfondo nero da cui compaiono e scompaiono i personaggi, oltre ad inserire elementi scenici colorati che si stagliano sul retroscena; i costumi, sgargianti ed singolari per un contesto filmico classico – eccetto quelli del protagonista e del suo amante, a creare un distacco ancor più evidente; la musica, usata poche volte e sempre ben calibrata alla situazione che deve accompagnare – non rimarcare, differenza sostanziale in questo caso specifico. Il montaggio è lineare: le inquadrature – spesso piani americani – riportano a una visuale simile a quella dello spettatore teatrale. I movimenti di camera portano a una rassicurazione visiva atta a far in modo che chi osserva sia concentrato sul contenuto, fatto da azioni e da parole che vanno a legarsi significativamente.

Immagine della pellicola Wittgenstein - I Wonder Classic
Immagine della pellicola Wittgenstein – I Wonder Classic

In conclusione

La narrazione, per quanto non immediata, viene alleggerita dal contesto. E proprio per non appesantire l’opera, Jarman fece in modo che avesse una durata che eccedesse di poco l’ora. È un film la cui visione non può mancare a chi appartiene all’LGBTQI+ world – porta alla luce l’inquietudine e la volontà di scoprire sé stessi nella totalità, senza usare una forte connotazione drammatica ma neanche abusando di quell’alleggerimento di cui il queer baiting si alimenta

Attenzione però a non inserirlo solo in quella nicchia: Wittgenstein è un lavoro in cui la mano dell’autore è ben identificabile e ove si può apprezzare lo sforzo di regia, che va a richiamare alla memoria opere intense di Berthold Brecht e di Peter Brook.

Note positive

  • Regia ben costruita
  • Intensità ben amalgamata a leggerezza
  • Messa in scena originale

Note negative

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