Escher – Viaggio nell’infinito (2018): Il docufilm artistico

Recensione, trama e cast di Escher - Viaggio nell'infinito del 2019. Un documentario sull'artista che unisce arte e scienza

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escher - viaggio nell'infinito locandina

Escher – Viaggio nell’infinito

Titolo originale: Escher: Het Oneindige Zoeken

Anno: 2018

Paese: Olanda

Genere: documentario

Produzione: Robin Luz AV Productions

Distribuzione in italiano: Feltrinelli, Real Cinema, Wanted Cinema

Durata: 90 min.

Regisa: Robin Luz

Fotografia: Robin Luz

Montaggio: Moek de Groot, NCE

Suono: Louis Zarli

https://www.youtube.com/watch?v=N1C66QHFQX4
Trailer Escher – Viaggio nell’infinito

Escher – Viaggio verso l’Infinito è un documentario diretto da Robin Luz sull’incisore e grafico olandese Maurits Cornelis Escher, scomparso nel 1972. Le sue opere sono amate e apprezzate dal mondo della fisica e da quello matematico per il loro modo di andare a rappresentare e interpretare concetti legati al mondo della scienza attraverso i suoi lavori in cui sovverte le regole dello spazio con le sue distorsioni geometriche. Escher è colui che attraverso l’arte si addentra dentro la mente umana.

Trama di Escher – Viaggio nell’infinito

La particolarità di questo girato è la narrazione: le parole che ascoltiamo, lette da Stephen Fry, sono state prese dalle più di mille lettere, diari e lezioni scritte realizzate dall’autore: possiamo perciò conoscerne i timori, i pensieri e le riflessioni. A essi si aggiungono le testimonianze dei due figli George e Jan. Fondamentale è la partecipazione del musicista inglese Graham Nash che racconta la riscoperta dell’artista negli anni 70 e dà prova diretta della sua ancora diffusa popolarità nel mondo dell’arte.

Recensione di Escher – Viaggio nell’infinito

Avere la possibilità di conoscere un artista tramite le sue opere e i suoi pensieri è qualcosa che non ci si può lasciar scappare soprattutto quando a parlare è l’artista stesso. La narrazione soggettiva ci permette di entrare nel suo mondo e di vederlo con i suoi stessi occhi.

Escher, prima ancora di essere un incisore, è un matematico, caratteristica riscontrabile lungo la sua intera produzione. Tutto ha origine a Granada in Spagna quando visita Alhambra, da cui riprenderà i motivi geometrici che si ripetono tra le varie piastrelle. Riconoscibilità e ripetitività sono alla base della sua arte. Di questo periodo ricordiamo Metamorphosis I and II e Air and Water and I and Reptiles. Grazie all’incontro con il matematico inglese Harold Coxeter e allo studio delle sue tesi, Escher inizierà ad indagare il piano come spazio determinato in cui rappresentare l’infinito e il rapporto tra bidimensionalità e tridimensionalità, che daranno vita ad una nuova fase della sua produzione artistica.

Escher è sempre stato un uomo molto curioso. Lui stesso afferma di essere affascinato dai dettagli, sinonimo di quanto siano complicate la natura e la sua bellezza. Egli sentiva la necessità di guardare al mondo naturale, tanto da smuovere nel suo animo profonde riflessioni, spesso rivolte alla Luna: è sempre rimasto affascinato dalla distanza tra lui e il corpo celeste che considera prova visibile e tangibile dell’esistenza della gravità.

Frutto della curiosità e della fantasia è il “raggomitolatore”, una creatura in grado di spostarsi in avanti chiudendosi su sé stesso e girando come una ruota. L’idea nasce dalla considerazione del fatto che in natura non esistono esseri in grado di muoversi come una bicicletta. Ad esso si aggiungono i “pensieri associativi”, un procedimento che consiste nel collegare due parole apparentemente distanti tra loro, ad esempio esagono-alveare-api. Questo è uno dei metodi usati da Escher nelle sue opere, nelle quali riesce ad evidenziare i passaggi di questi pensieri: dal cubo, alla casa, al pavimento (creato con una fantasia di cubi), all’uomo che vi ci abita.

Uno dei protagonisti del documentario è il musicista Graham Nash che ricorda quanto Escher fosse popolare negli anni ’70, tanto da influenzare il movimento hippie. Nash ci rivela un altro aspetto importante delle creazioni dell’incisore; spiega infatti, che Escher gli permette di vedere le cose in modo diverso perché le sue opere implicano uno studio; prima di passare all’incisione l’artista spende molto tempo sulla loro progettazione sia da un punto di vista compositivo sia geometrico-matematico. Nulla è lasciato al caso.

In conclusione, questo documentario offre una panoramica completa su Escher — Viaggio nell’infinito, permettendoci di apprezzarlo come uomo e come artista, che ha saputo coniugare la sua abilità di matematico a quella di osservatore del mondo che non smette mai di porsi domande.

Note positive

  • L’aver descritto e mostrato la figura di Escher

Note negative

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Giulia Brambilla
Giulia Brambilla

Giulia, 22 anni.
Appassionata di arte fin da piccola, ho trovato nel cinema la mia dimensione. Studio Nuove Tecnologie dell'Arte presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.