
Familiar Touch
Titolo originale: Familiar Touch
Anno: 2024
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: drammatico
Casa di produzione: Artemis Rising Foundation, Go for Thurm, Rathaus Films
Distribuzione italiana: Fandango
Durata: 90 minuti
Regia: Sarah Friedland
Sceneggiatura: Sarah Friedland
Fotografia: Gabe Elder
Montaggio: Aacharee Ungsriwong, Kate Abernathy
Attori: Kathleen Chalfant, H. Jon Benjamin, Carolyn Michelle
Trailer di “Familiar Touch”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Familiar Touch nasce da uno sforzo importante di Sarah Friedland, dato che la regista ha sempre sostenuto il progetto, lottando ardentemente per concretizzare la sceneggiatura in un lungometraggio e finalmente ci è riuscita nel 2024. Il film ha avuto grande risonanza alla Mostra del cinema di Venezia del 2024, ricevendo tre premi nella sezione Orizzonti. Nello specifico, i premi sono: Leone futuro per Sarah Friedland, miglior regia e migliore interpretazione femminile per Kathleen Chalfant.
Familiar Touch è un delicato racconto della vita di Ruth, della sua condizione di malata, in quanto ha un principio di demenza ed è costretta a lasciare la sua casa per curarsi in un istituto specializzato. Tra momenti di solitudine e scene in cui la donna viene coinvolta nelle attività programmate dalla casa di riposo, il film diventa un’esperienza sensoriale grazie al background della giovane regista.
Il film, come anticipato, è stato presentato all’ottantunesima edizione della Mostra del cinema di Venezia, ma viene distribuito in tutte le sale italiane a partire dal 25 settembre del 2025, grazie al contributo di Fandango.
Trama di “Familiar Touch”
Ruth è una donna anziana che vive nella sua casa da sola. A causa di un principio demenza senile, il figlio decide di portarla in una casa di riposo, in modo da essere seguita costantemente.
Recensione di “Familiar Touch”
La demenza senile è ormai un argomento popolare nel mondo del cinema, il perché è intuibile dal fatto che è una condizione estremamente drammatica, costringe la persona in questione a vivere una vita fatta di rinunce e difficoltà. È il caso specifico di Ruth, l’anziana protagonista di Familiar Touch. La donna vive la sua vita in modo apparentemente normale, affrontando l’anzianità giorno per giorno, ma la demenza la divora dentro, così è costretta a cambiare vita. Quella casa che racconta storie, che custodisce gelosamente le sue ricette, le sue vecchie foto e i suoi ricordi, non c’è più. In effetti è questo che fa la demenza, deteriora il cervello fino a cancellare l’essenza di una persona. La sceneggiatura, curata egregiamente dalla regista stessa, lo sottolinea bene, grazie all’incipit dettagliato, capace di tirare fuori i sentimenti giusti dalla protagonista, ignara di un destino beffardo. Da quel momento, quindi dalla scena in cui Ruth lascia per sempre la sua casa, parte un processo condiviso fra spettatore e protagonista, perché attraverso le tecniche giuste di regia, lo spettatore è abilitato ad entrare nel mondo sofferente di Ruth. Non è permesso creare un’empatia pura, a meno che non si viva la stessa condizione, ma è permesso analizzare e cercare di capire i sentimenti di Ruth, poiché è facile comprendere cosa accadrebbe se da un giorno all’altro perdessimo tutto.
Il film è un ritratto delicato sulla demenza, ma è anche un modo per ribadire il concetto che gli anziani sono esseri umani: il passare degli anni non modifica ciò che devono avere per diritto. Un anziano, nonostante le molteplici attenzioni di cui necessita, rimane comunque una persona. La sceneggiatura ci ricorda questo, inserendo all’interno del film diverse scene dove entra in gioco la sessualità di Ruth, o la sua abilità culinaria, andando a scardinare lentamente i tabu che sono ancora presenti nella nostra società. Ogni anziano mantiene le sue abilità e le sue peculiarità e la regista non manca di sottolinearlo. Ciò che non consideriamo della vecchiaia fa parte di un procedimento sociologico comune che limita il malato o l’anziano ad una figura presente ma assente, si entra spesso in errore ritenendolo incapace di sentimenti umani o di desideri, smettendo di considerare l’individuo un essere umano a tutti gli effetti.
Familiar Touch non è un film innovativo per tematiche, solamente qualche anno fa è uscito The Father – Nulla è come sembra, un eccellente film con Anthony Hopkins e Olivia Colman che esplora la condizione di un uomo affetto da demenza senile. In questo caso, però, il film di Sarah Friedland è molto più sensoriale, regala un’esperienza visiva ed immersiva decisamente variegata, facendo un uso eccellente del sonoro e servendosi della regia in modo sublime. Quest’ultimo elemento può risultare lento, ma la realtà è che la regista calcola ogni dettaglio in modo ineccepibile, lavorando alle scene in maniera tranquilla e prendendosi il tempo che serve per descrivere la vita degli anziani. La regista fa un largo uso di dettagli, inquadrando le diverse parti del corpo di Ruth, oppure angoli sottovalutati, questo non è altro che un esperimento per valorizzare le figure e le immagini in movimento, parte fondante della settima arte, e non un modo lento di raccontare una storia.
Il film è di pregevole fattura, ma una buona percentuale di riuscita va assegnata a Kathleen Chalfant, l’attrice protagonista che interpreta Ruth. Voluta fortemente dalla regista, l’attrice esprime tutta se stessa in questo film, regalando al pubblico una prova intensa e completa. Il ruolo, seppur complicato, è stato affrontato da Chalfant in modo esaustivo, il personaggio di Ruth è scritto in modo fantastico, ma lo è anche grazie alla bravura dell’attrice, la quale ha saputo tirare fuori tutto il necessario da questo ruolo, lavorando egregiamente sull’espressività.
Familiar Touch non è un film per tutti: in un mondo social dove spesso i contenuti sono brevi e pressapochisti, un film che ha bisogno del suo tempo può essere facilmente snobbato, ma questo è un prodotto che merita attenzione fino alla fine della visione. La natura delicata della tematica merita pazienza ed incoraggiamento.
In conclusione
Familiar Touch è un film che si prende il suo tempo per raccontare una storia intensa, andando ad analizzare diversi dettagli valorizzati da una regia attenta ed esaustiva. Rispetto ad altri film che affrontano la demenza senile, il primo lungometraggio di Sarah Friedland si concentra sull’esperienza sensoriale dei personaggi, in particolar modo sul personaggio interpretato da Kathleen Chalfant, la quale regala una prova attoriale magnifica.
Note positive
- Regia
- Sonoro
- Sceneggiatura
Note negative
- /
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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3.8
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