Feel Good 2: una stagione finale incolore

Feel Good 2 locandina

Feel Good 2

Titolo originale: Feel Good 2

Anno: 2021

Paese: Regno Unito

Genere: Commedia, sentimentale

Ideatore: Mae MartinJoe Hampson

RegiaAlly Pankiw

Produzione: Channel 4

Distribuita: Netflix

Stagione: 1

Episodi: 6

Attori: Mae Martin, Charlotte Ritchie, Lisa Kudrow, Sophie ThompsonPhil Burgers, Tobi Bamtefa, John Ross Bowie, Eleanor Matsuura, Amy Trigg

Trailer di Feel Good 2

Trama di Feel Good

Dopo la fine della loro relazione, apparentemente tossica, Mae e George sono costrette a guardarsi dentro per scoprire la loro più pura identità. George, che non accetta del tutto la rottura del rapporto con la talentuosa canadese di stand up comedy, troverà nel collega insegnate pacifista e poliamoroso Elliott (Jordan Stephens) una forma d’ispirazione e di mentore. Grazie a lui riesce a comprendere i suoi veri interessi interiori: lottare per salvare le api e aprire un circolo ambientalistico – inclusivo d’insegnanti interno alla scuola.

Nel frattempo Mae per volere dei suoi genitori viene mandata all’interno di un centro di riabilitazione, ma proprio in questo luogo, da cui fugge rapidamente, inizia ad avere dei potenti attacchi di panico, segno di un malessere e di un trama molto profondo e mai del tutto superato.

Mae e George riusciranno a stare nuovamente insieme e a superare i loro bisogni interiori? Soprattutto Mae riuscirà a risollevarsi dai suoi traumi misteriosi?

Charlotte Ritchie, Jordan Stephens, Jack Barry, Mae Martin in Feel Good 2
Charlotte Ritchie, Jordan Stephens, Jack Barry, Mae Martin in Feel Good 2

Recensione di Feel Good 2

Seconda e ultima parte della serie sentimentale a tinte drammatiche e ironiche con carattere di auto-biografia romanzata della creatrice dello show Mae Martin, Feel Good 2 mostra tutti i pregi e difetti presenti nella passata stagione che nonostante dei caratteri narrativi interessanti e tematiche profonde ed emozionali non ottiene quella forza narrativa di approfondimento sia sociale che di personaggi di cui la serie Netflix aveva bisogno. Dispiace notevolmente perché Feel Good si dimostra, nell’arco delle 12 puntante che vanno a comporre le due stagioni, una serie valida sia per stile registico che di climax sapendo mixare ottimamente vari generi partendo da quello sentimentale a quello drammatico il tutto attraverso un mood piuttosto ironico e leggero in grado di parlare al pubblico giovanile di tematiche dure e profonde come quella della tossicodipendenza, del rapporto con il proprio genere “biologico” e le varie forme alternative di relazione amorosa, oppure della relazione sessuale in una coppia oltre a trattare i traumi e tormenti interiori di una persona.

Ciò che i creatori della serie hanno sbagliato in questo arco narrativo riguardante i vari personaggi presentati in Feel Good è la struttura della sceneggiatura stessa in cui tutto appare scorrere e svilupparsi in maniera eccessivamente frettolosa, contrariamente all’altra serie sentimentale e ironica di casa Netflix Master of None dove tutto viene mostrato al pubblico attraverso i giusti tempi drammaturgichi. Difatti la seconda stagione di Feel Good risulta vittima del voler trattare di un personaggio problematico, con un passato fatto di dipendenze e di rapporti negativi, in sole sei puntante, sei puntante che hanno l’obiettivo di svelare il trauma intimo e profondo di Mae, portala alla riabilitazione e alla guarigione finale e infine, nonostante un materiale narrativo piuttosto ampio e difficile da narrare in così poche puntate dalla durata di 20-30 minuti, si è voluto parlare della relazione tra Mae e George, cercando di approfondire meglio quest’ultima e il suo mondo circostante scolastico. Il tutto dona alla serie un eccessiva velocità degli eventi e questo ritmo necessario per chiudere la storia mette in difficoltà la sceneggiatura che non ha minimamente il tempo per approfondire i personaggi principali e secondari che appaiono bidimensionali partendo proprio dalle due protagoniste di cui sappiamo veramente poco e quel tentativo di arco narrativo mostrato sul personaggio di Mae alla fine della storia appare piuttosto inverosimile, perché onestamente come si fa ha superare un trauma di stupro pre – adolescenziale da parte di un amico, in maniera così repentina?

Mae Martin, Charlotte Ritchie in Feel Good 2
Mae Martin, Charlotte Ritchie in Feel Good 2

Gli stessi temi immessi all’interno di questa seconda stagione come l’elemento naturalistico ed ecologico vengono mostrati in maniera fin troppo superficiale, contrariamente alla critica rivolta al mondo dello spettacolo a cui è dedicato maggior respiro dimostrando, in maniera altamente contemporanea in un periodo storico sempre più scosso dal politicamente corretto e dal movimento Me Too, come il mondo dell’intrattenimento artistico sia vittima e preda di uomini viscidi e pervertiti che sfruttano a loro vantaggio il loro potere decisionale. In Feel Good 2 però, attraverso il personaggio di Mae, si mostra come sia difficile scegliere di dire la propria verità all’interno di uno spettacolo televisivo e che dire tutto ciò che si è subito dal potere maschile non è sempre così facile. In maniera interessante però lo show seriale guarda anche il lato più brutalmente cinico del mondo dello spettacolo: far carriera. Proprio in questo senso vediamo il manager costringere in tutti i modi Mae a partecipare a uno spettacolo solo per attaccare il presentatore un essere che usa il suo potere decisionale per costringere le donne ad andare con lui. Qui si nota come la manager di Mae non sia tanto interessata alla verità ma piuttosto all’auditel e alla portata di visibilità che queste dichiarazione darebbero alla sua attrice. Proprio in questo modo si denota il problema effettivo delle dichiarazioni delle star: fin dove arriva la verità e dove si dichiarano affermazioni forti e dure solo per ottenere un pizzico di notorietà?

In conclusione Feel Good 2, possiede indubbiamente un ottimo ritmo narrativo e delle performance notevoli come quella della star di Friends Lisa Kudrow. Il tutto però, se escludiamo la tematica sul mondo dello show business appare svilupparsi in maniera eccessivamente rapida, togliendo forza ad un prodotto che indubbiamente risulta buono e sopra la media, ma che però poteva essere una serie eccellente.

Note positive

  • Regia
  • Attori
  • Climax narrativo

Note negative

  • Arco evolutivo del personaggio di Mae poco verosimile nell’ultima puntata
  • Sceneggiatura troppo superficiale a causa di un eccessivo numero di eventi mostrati in poche puntate

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