Fortuna (2021): I giganti di Caivano

Fortuna (2021): I giganti di Caivano 1

Fortuna

Titolo originale: Fortuna

Anno: 2021

Paese: Italia

Genere: drammatico

Produzione: Dazzle Communication, Indigo Film, Rai Cinema con il sostegno Banco BPM con il patrocinio ufficiale di Save the Children

Distribuzione: I Wonder Pictures

Durata: 108 min.

Regia: Nicolagelo Gerlomini

Sceneggiatura: Nicolangelo Gerlomini, Massimiliano Virgilio

Fotografia: Agostino Vertucci

Montaggio: Nicolangelo Gerlomini

Musiche: Golden Rain

Attori: Valeria Golino, Pina Turco, Cristina Magnotti, Anna Patierno, Libero de Rienzo, Giovanni Ludeno, Marcello Romolo, Luciano Saltarelli, Denise Aisler, Leonardo Russo

Trailer ufficiale di Fortuna

Fortuna è il lungometraggio d’esordio alla regia di Nicolangelo Gerlomini, già collaboratore di Paolo Sorrentino. Protagonisti di questo film sono i bambini, testimoni e abitanti di una realtà al tempo stesso altra e vera, contaminata da cattiveria e crudeltà e dalla quale, da soli, non sono in grado di fuggire.

Trama di Fortuna

Nancy è una bambina che soffre di sindrome da disorientamento temporale: non riconosce i suoi genitori, non capisce dove si trovi e non sa di chi fidarsi. La madre e il padre però le sono sempre vicini e cercano di aiutarla per come possono, gli amici le vogliono bene e si divertono insieme a lei.

Ma, non tutto è come sembra. A metà film scopriamo che Nancy, in realtà, si chiama Fortuna, che sì, soffre di sindrome da disorientamento temporale, ma che la madre è l’indifferente psicologa che l’ha in cura, figura che lei invece desidera avere come madre e che gli amici non sono esattamente quelli che avevamo conosciuto.

In questo incastro tra finzione e realtà scopriremo che non si tratta di due mondi paralleli, ma che coesistono, perché, come ci diranno le descrizioni finali, Fortuna Loffredo è esistita davvero e tutta la trama insieme a lei.

Recensione di Fortuna

Con Fortuna il regista Nicolangelo Gerlomini mette in scena un atto sovversivo, ossia dare voce ai bambini, che troppo spesso vengono ignorati o addirittura non compresi.

Ci troviamo a Caivano, una frazione a Nord di Napoli, in un’area chiamata Parco Verde, ma che del colore e dell’aspetto ricreativo ha ben poco: spaccio e criminalità hanno contribuito negli anni a costruire la cattiva fama che avvolge il rione. Non solo, anche l’urbanistica ha dato il suo contributo: palazzi alti oltre i cinque piani, in cemento armato grigio, non verniciato, popolari, più simili a caserme che a edifici abitabili.

Insomma, la periferia per eccellenza, quella abbandonata a sé stessa, irrecuperabile perché ormai è troppo tardi e chi si prende la briga di ricominciare da capo. È più comodo e facile lasciare le cose come sono e imparare a conviverci.

Il male si è talmente radicato, che nemmeno una tragedia come quella di Fortuna Loffredo e Antonio Giglio è stata in grado di smuovere le acque, se non gli animi, di chi davvero potrebbe intervenire e ristabilire le sorti della vita di tanti bambini, ragazzi e famiglie che si trovano al limite.

Il dualismo di Fortuna

Punto di forza di Fortuna è il dualismo tra realtà e finzione, che non vanno pensate come due entità scollegate, ma, al contrario, intrecciate l’una all’altra.

Nella prima metà di Fortuna, prendiamo parte alla storia guardando al mondo con lo stesso sguardo della protagonista. Lo capiamo grazie alla regia: la macchina da presa spesso segue lo sguardo di Fortuna, inquadrando la madre dal basso oppure isolando i discorsi tra adulti per ascoltare invece quello tra lei e Anna; stesse inquadrature che a volte percepiamo come “vuote” vengono riempite dall’arrivo della protagonista.

I soggetti privilegiati nelle inquadrature sono certamente i bambini e gli altri personaggi, ma Gerlomini non si risparmia dal mostrarci anche quello che sta intorno: i palazzi, le case, gli interni come mobili, stanze, scale. In questi casi, vediamo una forte geometricità scandire gli stacchi, dettata sicuramente dalle fattezze del luogo.

Cifra registica che probabilmente vuole essere in contrasto con la trama: Fortuna crea una realtà altra, senza contorni e imprecisa, per tentare di evadere da quella spigolosa, chiusa e insapore nella quale è costretta a vivere.

Un’altra particolarità di Fortuna è il modo in cui Gerlomini è stato in grado di rappresentare la realtà della protagonista senza fare uso di particolari effetti visivi, ma servendosi unicamente della regia e del sonoro, che alterna silenzio a suoni molto forti e artificiali o alla colonna sonora vera e propria.

I bambini

Come detto precedentemente, Fortuna è un film che lascia parlare i bambini, che, nonostante le poche battute previste dal copione, riescono a comunicarci il loro malessere.

Spesso i film che si basano su fatti accaduti realmente, specialmente quando le vittime sono proprio i più piccoli, danno per scontato che non siano in grado di raccontare quello che hanno subito, rivolgendosi quindi agli adulti, come ad esempio i genitori.

Il fatto che non riescano a discuterne oggettivamente tramite le parole non significa che non siano capaci o disposti a farlo; usano semplicemente un modo diverso per comunicare: creare un mondo fittizio dentro al quale fuggire e dove poter sperare di vivere una vita migliore, è un esempio.

Partecipando alla storia di Fortuna come spettatori, veniamo trattati al pari dei bambini. In questo modo siamo costretti a cogliere il loro sguardo e farlo nostro e proseguendo con la visione, saremo in grado di cogliere dettagli che ci permetteranno di ricostruire l’intera vicenda.

I bambini capiscono tutto, nonostante i nostri sforzi per tenerli lontano dal male e preservarli da traumi e dolori troppo grandi; anzi, siamo talmente impegnati a costruire un muro difensivo da non esserci accorti che, insieme a noi, si è barricato anche il nemico.

In conclusione, Fortuna è un film molto importante, una denuncia forte e chiara che non dovremmo ignorare. Non dovremmo dimenticare la storia di Fortuna e Antonio che con la loro vita hanno pagato un prezzo che non spettava a loro.

Invitiamo i giovani a guardare questo film perché vengano educati a quello che succede intorno a loro, a reagire, ma soprattutto a scegliere il bene sopra il male, che in questo caso coincide con la giustizia.

Note positive

  • Il punto di vista dei bambini
  • Alcune scelte registiche particolari
  • Aver trattato una storia così delicata con attenzione e prudenza

Note negative

  • Nessuna in particolare

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