Gigi la legge (2022): la nuova estetica del cinema reale

La commedia documentaria Gigi la legge è stata girata lungo il confine tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto, e ha come protagonista lo zio del regista, Pier Luigi Mecchia detto Gigi, un sovversivo e originale vigile di campagna un po’ pirata e un po’ signore, alle prese con un’indagine su una misteriosa serie di suicidi che si consuma in uno strano mondo di provincia, in bilico tra realtà e fantasia.
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Gigi la legge - locandina (bassa risoluzione)

Gigi la legge

Titolo originale: Gigi la legge

Anno: 2022

Nazione: Italia, Belgio, Francia

Genere: documentario

Casa di produzione: Rai cinema, Okta Film, Idéale Audience, Michigan Films

Distribuzione italiana: Okta Film, Barz and Hippo, Start

Durata: 1h42

Regia: Alessandro Comodin

Sceneggiatura: Alessandro Comodin

Fotografia: Tristan Bordmann

Montaggio: João Nicolau

Musiche:

Attori: Pier Luigi Mecchia, Ester Vergolini, Annalisa Ferrari, Tomaso Cecotto, Massimo Piazza

Trailer di Gigi la legge

Vincitore del Premio speciale della giuria al Festival di Locarno 2022 e selezionato per concorrere al David di Donatello come miglior documentario e ai Nastri d’Argento nella categoria “cinema del reale”, Gigi la legge arriva il 9 febbraio 2023 in tutta Italia, grazie all’operazione Gigi in sala, voluta da Teresa Mannino e Maccio Capatonda, dopo essere stato presentato il 23 gennaio al Trieste Film Festival. Il film vede alla regia il cineasta friulano Alessandro Comodin autore di pellicola, da forte impatto autoriale, come L’estate di Giacomo (2011) e I tempi felici verranno presto (2016).

Trama di Gigi la legge

Pier Luigi Mecchia, detto Gigi, vive in un piccolo paese di campagna situato lungo il confine tra Friuli – Venezia Giulia e Veneto, una località dove niente sembra accadere ma tutto procede dell’inerzia statica di sempre, sotto un sole estivo bollente. Di lavoro Gigi fa il vigile pattugliando il territorio del Comune di San Michele al Tagliamento, per sei ore al giorno, sia in solitudine che in compagnia. Un giorno, però, una ragazza si suicida, gettandosi sotto un treno. Non è la prima volta. Lì comincia un’indagine su questa misteriosa serie di suicidi che si consuma in uno strano mondo di provincia in bilico tra realtà e fantasia, dove un giardino può anche essere una giungla. Nel mentre segue alcune piste l’uomo inizia a intrattenere un dialogo a distanza con Paola, la nuova vigilessa che lavora nell’ufficio della centrale di polizia municipale, attraverso l’uso della ricetrasmittente dell’auto d’ordinanza. Tra i due inizierà a livello vocale uno scambio di sorrisi e simpatie, dando il là a un flirt radiofonico in attesa che uno dei due facci la mossa finale, al fine di conoscersi fisicamente.

Gigi in Gigi La Legge
Gigi in Gigi La Legge

Recensione di Gigi la legge

Per questo film sono tornato nel giardino della mia infanzia, quel luogo magico che è per me l’inizio di tutte le storie. Da quando ero bambino son passati trent’anni e nel frattempo gli alberi, come me, sono cresciuti, gli oggetti di ferro, come i miei capelli, arrugginiti, ma nulla è cambiato veramente perché il custode e guardiano di questo paradiso non è una persona qualsiasi, è Gigi. Gigi è mio zio. Lui ed io abbiamo in comune la sensazione per cui il mondo intero è un giardino, pieno di alberi, densissimo, a volte sconfinato, a volte pieno di reticolati e frontiere, sempre buono ma anche luogo dove le angosce e i desideri prendono vita come in un sogno ad occhi aperti. La storia di “Gigi la legge” viene da questo giardino e a questo giardino ritorna all’infinito perché le piante e gli alberi sono talmente rigogliosi che sconfinano dalla sua testa e prolungano le sue mani.

Alessandro Comodin

Comodin immette il pubblico dentro un atipico documentario che prende i toni di una favola surreale intrisa di mistero e di tensione, di una sorta di thriller introspettivo che coglie e incuriosisce lo spettatore, conducendoci dentro un’atmosfera alquanto surreale, come d’altro canto avviene nella scena d’apertura del lungometraggio. Nella prima scena, realizzata con una lunga inquadratura statica in campo media con macchina da presa su cavalletto, siamo dentro il giardino di Gigi, che appare ai nostri occhi come un’immensa giungla oscura e vivida di vegetazione. L’uomo ha una discussione con il proprio vicino di casa che da tempo chiede a Gigi di tagliare quelle alte piante che sconfinano nella sua proprietà, evento che però il vigile rifiuta per un profondo amore che riversa per la natura e le piante.  Tra i due prenderà vita, come avviene spesso tra vicini, un acceso dibattito che condurrà i due a offendersi reciprocamente a livello personale.  La discussione, come il resto della pellicola, è realizzata con un ottimo ritmo dialogico che ci fa entrare all’interno della vicenda con curiosità e interesse, il tutto anche grazia a quel tocco onirico che la scena possiede con l’assenza visiva del comunicatore. Noi vediamo il protagonista ma non il vicino di casa, di lui udiamo solo la sua voce. Interessante che anche Gigi sembra non essere in grado d’indentificarne la posizione esatta, possedendo uno sguardo vago prima orientato dinanzi a lui e poi a destra, dandoci la sensazione di parlare al vento o a un entità non meglio spiegata.  L’elemento della non presenza scenica del comunicatore è uno stile narrativo – registico che farà da filo conduttore per l’intera pellicola, difatti, non a caso, l’intera costruzione del rapporto intimo che si costituirà tra Paola e Gigi avviene a livello vocale, tanto che noi vedremo i due insieme solo in un fotogramma della pellicola, all’interno di uno dei rari “mezzo primo piano a due” in cui possiamo denotare lo sviluppo e l’affetto emotivo e non prettamente amoroso che i due hanno instaurato, all’interno di una delle scene più emozionanti del lungometraggio, in cui Gigi racconta alla donna un episodio che lo ha colpito interiormente.

Gigi la legge è un documentario, trattando la vita reale del vigile di mezza età Pier Luigi Mecchia, ma la storia viene ampiamente romanzata, sia attraverso il caso dei morti del treno, sia per la presenza di numerose scene oniriche e introspettive, soprattutto nel finale con una lunga scena ambientata nella giungla dal forte impatto suggestivo e visionario ma che, in verità, risulta piuttosto poco sensata all’interno della pellicola, soprattutto poiché quel fatto e quel Tommaso rimangono entità e personaggi eccessivamente marginali dentro al racconto. Interessante è la notevole interpretazione di Mecchia che interpreta se stesso come un vero mattatore del cinema, tra ironia e dramma.

Questo film è prima di tutto il ritratto di Gigi, ed essendo Gigi, che si voglia o no, un vero poliziotto, il film non poteva che prendere la forma di un “poliziesco”. Un poliziesco a misura del suo personaggio principale, sovversivo e originale, sincero e disarmante, simpatico e provocatore. Gigi si interroga e, a modo suo, indaga, si lascia sommergere dalle sue passioni e curiosità contraddittorie e inesplicabili. È così allora che diventa il nostro traghettatore in uniforme, che si lascia guardare sinceramente e senza paura. Attraverso i suoi occhi e sensazioni, noi vediamo e sentiamo il suo pezzo di mondo in forma di vegetale, ed è qui, assieme a lui, che condividiamo i misteri che lo ossessionano, le passioni che lo attraversano e le risate che esplodono senza effetti e senza artifici. Gigi la legge è un pezzo di vita di confine, fatto di alberi che non smettono di crescere, treni che non si fermano, inseguimenti campagnoli, conversazioni divertenti, una storia d’amore sognata e un incubo che non ci lascia dormire. In fin dei conti, però, come il tempo, tutto passa, e piano piano anche gli incubi più brutti poi finiscono per svanire, basta un sorriso o una vecchia canzone.

Alessandro Comodin
Paola in Gigi la legge
Paola in Gigi la legge

In conclusione

Un film interessante che pecca essenzialmente sotto l’aspetto del poliziesco elemento immesso nella storia ma non sviscerato realmente, più interessante risulta invece l’aspetto neorealista del film che ci fa conoscere il personaggio all’interno di scene di vita comune tra lavoro e privato.

Note positive

  • Regia
  • Montaggio
  • Interpretazione del cast, in primis quella di Pier Luigi Mecchia

Note negative

  • Trama poliziesca del film connessa al personaggio di Tommaso
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 929

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