Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione (2023). L’antagonismo dei due artisti del Papa

Recensione, trama, cast film di Borromini e Bernini - Sfida alla perfezione. Un viaggio visivo nella grande bellezza di Roma attraverso la straordinaria stagione del Barocco
Condividi su
Locandina di Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione

Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione

Titolo originale: Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione

Anno: 2023

Nazione: Italia

Genere: Documentario

Casa di produzione: Sky, Quoiat Films

Distribuzione italiana: Nexo Digital

Durata: 1h 52m

Regia: Giovanni Troilo

Sceneggiatura: Luca Lancise

Fotografia:

Montaggio: Antonello Pierleoni

Musiche: Remo Anzovino

Attori: Jacopo Olmo Antinori, Pierangelo Menci, Antonio Lanni

Trailer di Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Nexo Digital, dopo aver distribuito al cinema, all’interno della stagione La Grande Arte al cinema, Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza (2021), L’ombra di Goya (2022) e Perugino. Rinascimento Immortale (2023), distribuisce in sala, nelle sole date del 15 – 16 – 17 maggio, Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione, diretto da Giovanni Troilo, già regista di Frida. Viva la vida, Le Ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e luce e Power of Rome, su soggetto di Luca Lancise, prodotto da Sky e Quoiat Films.La colonna sonora originale, scritta diretta ed eseguita dal compositore e pianista Remo Anzovino, uscirà in autunno su etichetta Nexo Digital / distribuzione Believe, nella collana Nexo Soundtracks.

Trama di Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione

Questo è il racconto della rivoluzione architettonica di un genio solitario che ha cambiato per sempre l’aspetto di Roma, attraverso una sfida personale alle convenzioni e ai pregiudizi dell’epoca, con l’umiltà di apprendere dal passato per inventare il futuro, con il coraggio di portare avanti un’idea di architettura innovativa, una scelta di cui ne ha pagato, profondamente, il prezzo. Lo stile di Borromini è riconoscibile, eccentrico, diverso: si distingue da quello dei contemporanei e trasuda un’austera autorità spirituale, con perenni allusioni che evocano l’infinito. Ma questa è anche la storia della rivalità artistica più famosa di sempre, quella tra Borromini (1599-1667) e Bernini (1598-1680) e soprattutto la storia della rivalità di Borromini con sé stesso: un genio talmente legato alla sua arte da trasformarla in un demone che lo divora dall’interno. Francesco Borromini non ha ancora vent’anni quando arriva a Roma a piedi da Milano, lasciando i genitori e il suo lavoro di umile scalpellino al Duomo per inseguire il sogno di lavorare nel cantiere più prestigioso del suo tempo, la Fabbrica di San Pietro. È il 1619, Roma è il centro dell’arte occidentale, ‘the place to be’ per ogni pittore, scultore, architetto che desideri la gloria e che consideri Michelangelo il suo maestro. È qui che spuntano ogni giorno nuovi cantieri di chiese, fontane, palazzi nobiliari e sedi di giovani e ambiziose congregazioni religiose di tutta Europa: a cominciare dalla nuova Basilica di San Pietro, la Chiesa ha deciso di utilizzare l’arte e l’urbanistica come potente mezzo di fascino e persuasione e come simbolo di grandezza di fronte al mondo, per rilanciare il suo messaggio dopo lo shock provocato dalla Riforma protestante di Martin Lutero. Questa è la storia di Borromini, un giovane nato in Canton Ticino che si trasferisce là dove l’arte del suo tempo ha trovato il suo cuore pulsante. Diventa allievo di Carlo Maderno, che lo prende come suo assistente e rappresenta per lui un secondo padre, si priva di tutto per inseguire un sogno, si fa tutt’uno con la sua arte, senza altra ambizione che quella di riuscire a realizzarla lottando per affermarsi.

chiesa di san carlo alle quattro fontane - Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione
Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane – Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione

Recensione di Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione 

Il lungometraggio documentaristico indaga la natura e la psiche del suo protagonista, del pittore Francesco Borromini, nato Francesco Castelli nel 1599 a Bissone, un uomo di fede, profondamente connesso alle logiche cristiane del suo tempo, una cristianità e una devozione interiore a Dio che traspare da tutte le sue opere architettoniche,  che non possiedono uno sguardo terreno ma celestiale. Nell’entrare nei suoi capolavori, in quelli in cui ha avuto maggior libertà creativa, l’occhio del visitatore non si sofferma sulla pianta dell’edificio, ma è portato ad ammirare l’eleganza del soffitto e della cupola, realizzate con figure geometriche particolari per l’epoca come il triangolo e il cerchio, il tutto per donare un senso di dolcezza e di apertura all’edificio grazie all’uso di forme rotondeggianti, evitando l’uso di eccessiva spigolosità. Il docufilm ci conduce dentro i suoi lavori più importanti a Roma da Palazzo Barberini e San Pietro, realizzati come subalterno di Bernini, passando poi per San Carlo alle Quattro Fontane, Sant’Andrea al Quirinale, l’Oratorio di San Fillo Neri, la Basilica di San Giovanni in Laternato e la stupefacente Chiesta di Sant’Ivo alla Sapienza, con un campanile di estremo fascino architettonico, unico per suo genere in tutta Roma, un punto della capitale poco conosciuto ma che vale la pena visitare. Tutti i luoghi vengono ripresi con estrema qualità, grazie a un ottima fotografia che ci permette di vedere, al meglio (soprattutto attraverso la visione cinematografica della pellicola) i singoli dettagli presenti in ogni chiesa e oratorio realizzato da Bernini, un artista visionario che ha saputo reinventare il linguaggio dell’architettura, basata su forme geometriche soavi che si rifacevano e che richiamavano il mondo degli animali, come la sorprendente cupola esterna di Sant’Ivo alla Sapienza, che richiama le forme di una conchiglia di mare. Riguardo alla parte architettonica la produzione del docufilm e la regia poteva maggiormente inquadrare anche l’esteriorità degli edifici (purtroppo spesso e volentieri abbastanza sporchi come San Carlo alle Quattro Fontane), difatti non viene mai spiegato se l’architetto si sia occupato dei soli interni delle chiese o anche degli esterni, che non vengono mai analizzati e mostrati all’occhio dello spettatore. 

Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione si muove con il classico linguaggio narrativo presente nella maggioranza dei documentari, da un lato abbiamo le riprese attuali delle suo opere monumentali, dall’altro le interviste ad alcuni critici e studiosi dell’artista di Bissone, come il critico d’arte e regista Waldemar Januszczak, l’architetto e accademico Paolo Portoghesi, il prof. della Cornell University di Roma Jeffrey Blanchard, il professore associato presso l’Università di Camerino Giuseppe Bonaccorso, la curatrice e critica d’arte Aindrea Emelife, la Professoressa di Storia dell’arte medievale e moderna alla American University di Roma Daria Borghese, che ci permettono di comprendere la natura e la vita dell’artista oscuro, attraverso un indagine sulla società Romana e attraverso la descrizione di Borromini, narratoci nel rapporto con la pesante rivalità, che ha condizionato la sua vita artistica, con Bernini, il massimo architetto papale dell’epoca. Il docufilm inoltre possiede anche numerose scene d’inventiva, che si muovano attraverso un linguaggio prettamente estetico e teatrale che hanno un triplice ruolo: donare maggior dinamismo alla narrazione, sottolineare e rendere più espliciti alcuni concetti, inserire maggior emotività dentro la storia. A interpretare Borromini abbiamo Jacopo Olmo Antinori, mentre la sua nemesi Bernini è impersonificata da Pierangelo Menci. Queste scene, realizzate elusivamente dentro dei teatri di posa, se donano ritmo da una parte, dall’altra vanno ad approfondire visivamente uno dei grandi temi portati della vita di Borromini, ovvero la sua lunga diatriba competitiva attuata nei confronti di Bernini Gian Lorenzo Bernini (7 dicembre 1598, Napoli – 28 novembre 1680, Roma), due geni del loro tempo molto diversi l’uno dall’altro. 

Bernini è proprio un pesce, che nuota nelle acque dei giochi politici del potere della Roma del ‘600. Sono acque spesso torbide. Bernini è carismatico ed è ben voluto da tutti, e consapevole che per raggiungere dei grandi obbiettivi servono grandi committenti e mecenati e sa come ottenerne il consenso, sa come farsi amare da tutti.  Bernini è l’uomo dello spettacolo. […] Francesco Borromini è chiuso, scontroso, ha difficoltà di comunicazione con tutti, vivendo, praticamente, nel suo mondo. La gente lo descrive come un personaggio piuttosto tetro, facilmente irritabile, irascibile e dall’indole competitiva.

Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione

La più grande pecca però è proprio la parte teatrale – recitativa della pellicola, che ridicolizza fin troppo i due artisti, soprattutto Bernini che ci appare come una sorta di giullare di corte. Altra nota di critica riguardo alla parte sceneggiata è nella incapacità di modificare i lineamenti dei personaggi, che nonostante invecchiano, restano sempre giovani, una scelta piuttosto discutibile e che può darci difficoltà nel comprendere pienamente la storia, non comprendiamo a che eta quegli artisti realizzano le opere. 

Fotogramma di Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione
Fotogramma di Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione

In conclusione

A fine visione la pellicole riesce in un intento. Invogliarci a visionare quelle opere architettoniche di Borromini, che, probabilmente non abbiamo visto con i giusti occhi durante la nostra visita a Roma. Il lungometraggio funziona bene, peccato però per le sviste nelle scene sceneggiate e create a nuovo, dove si poteva fare, indubbiamente di meglio, soprattutto non rendere i due artisti delle macchiette. 

Note positive

  • Riprese dei monumenti
  • Le interviste
  • Il ritmo

Note negative

  • La parte recitata
  • Si potevano mostrare maggiormente gli esterni degli edifici
  • Il film è leggermente troppo lungo, doveva durare venti minuti in meno.
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 923

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.