Godzilla Minus One (2023). Una versione più introspettiva

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Trailer di Godzilla Minus One

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il 1° dicembre 2023 è stato distribuito nelle sale italiane e in quelle di tutto il mondo “Godzilla Minus One”, il 37° film del franchise di Godzilla e il quinto della cosiddetta era “Reiwa”, prodotto dall’iconica casa di produzione TOHO. Questo film è stato rilasciato nell’anno del 70° anniversario del debutto cinematografico di Godzilla, nato dall’omonimo film del 1954 diretto da Ishirō Honda, che è diventato immediatamente un classico del genere, creando un mostro che è rimasto nell’immaginario collettivo e dando vita a uno dei franchise cinematografici più longevi al mondo. Dalle sue origini come allegoria della bomba all’idrogeno, Godzilla si è evoluto in un amato fenomeno dei “kaiju”, i terribili mostri della fantascienza giapponese, superando i confini cinematografici e diventando una pietra di paragone culturale anche nel mondo della musica e del gaming.

“Godzilla Minus One”, presentato come pellicola di chiusura dell’evento Tokyo International Film Festival, è stato distribuito in Italia dal 1° al 6 dicembre 2023 come evento speciale in esclusiva da Nexo Digital, in collaborazione con i media partner Radio Deejay, MYmovies.it e VVVVID, e sarà successivamente disponibile su Netflix dal 1° giugno 2024. Il film ci trasporta nel Giappone del dopoguerra, su cui incombe un nuovo terrore: Godzilla, che costringe la popolazione del paese devastato dal conflitto a combattere nuovamente per la sua sopravvivenza. Takashi Yamazaki (“The Eternal Zero”, “Always: Sunset on Third Street”, “Parasyte: Part 1”) firma la regia, la sceneggiatura e i VFX del film. Riguardo agli effetti speciali, Takashi Yamazaki ha ottenuto il Premio Oscar 2024 nella sezione Migliori Effetti Speciali, realizzati insieme a Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima.

Trama di Godzilla Minus One

Nel 1945, quando la seconda guerra mondiale è ormai agli sgoccioli, il pilota kamikaze giapponese Kōichi Shikishima, per sfuggire alla morte rifiutando gli ordini di guerra, finge di avere dei problemi tecnici con il suo aereo militare Mitsubishi A6M Zero, atterrando sull’isola di Odo, dove è situata una piccolissima base aerea militare. Sulla tranquilla isola, però, si nasconde una grave minaccia: quella stessa notte, infatti, fa la sua comparsa una terrificante creatura simile a un dinosauro, un’entità chiamata dagli isolani Godzilla. Nella lotta contro la bestia, Shikishima, su spinta dei meccanici presenti sull’isola, si reca sul suo aereo per sparargli, ma una volta salito sul veicolo, la paura lo paralizza, impedendogli di agire. Rimane a guardare impassibile la morte dei suoi compagni di sventura, fino a quando non perde i sensi. Risvegliatosi, scopre di essere l’unico sopravvissuto insieme al capo meccanico Tachibana, che incolpa l’aviatore per la morte di tutte le persone, accusandolo di non aver agito per tentare di salvare le vite altrui.

Nel 1946, quando Shikishima ritorna a casa, scopre che i suoi genitori sono morti e fa la conoscenza di Noriko Oishi, una giovane donna che si è ritrovata a dover badare a una neonata orfana, Akiko. I due, nel mezzo della povertà, si ritrovano insieme per salvare la vita di questa bambina. Per racimolare qualche soldo, l’ex pilota kamikaze, afflitto dalla sindrome del sopravvissuto, inizia a lavorare come dragamine su una piccola barca di legno. Nello stesso anno, però, nella zona delle Isole Marshall, precisamente nell’Atollo di Bikini, avvengono dei test militari nucleari statunitensi che colpiscono Godzilla causandone un notevole potenziamento. Successivamente, la bestia marina inizia a distruggere numerose navi da guerra americane e si dirige verso il Giappone, dove nel 1947 viene avvistato dalla Shinsei Maru, la piccola imbarcazione dove lavora Kōichi Shikishima, che si ripromette di vendicare tutte quelle persone uccise per mano della creatura Godzilla, uccidendola anche a costo della propria vita. Shikishima riuscirà nell’impresa e salverà la sua famiglia dalla minaccia di Godzilla, che miete vittime sia in mare che in terra?

Fotogramma di Godzilla Minus One
Fotogramma di Godzilla Minus One

Recensione di Godzilla Minus One

“Godzilla Minus One”, il quinto film dell’era Reiwa iniziata nel 2016 con il lungometraggio campione d’incassi “Shin Godzilla” diretto da Hideaki Anno e Shinji Higuchi, non è un remake, un sequel o un prequel di nessun film incentrato sul mostro chiamato “Gojira” (in lingua giapponese). È, invece, un nuovo tentativo di reboot della saga, con l’obiettivo di inaugurare un nuovo corso narrativo originale incentrato su questa creatura anfibia dall’aspetto simile a quello di un gigantesco dinosauro. Takashi Yamazaki, regista e sceneggiatore, si rifà intelligentemente alla mitologia e al canone di Godzilla, integrando elementi sceneggiativi dai film precedenti, soprattutto dal lungometraggio storico del 1954 e del film “Godzilla, Mothra e King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack”, dal richiamo tematico – storico, alla presenza dei pescherecci e alla rappresentazione di Godzilla. Yamazaki in “Godzilla Minus One” ha saputo mixare sapientemente questi elementi sceneggiativi all’interno di una nuova drammaturgia, allontanando con forza il rischio di far risultare la pellicola del 2023 come un remake del film di Ishiro Honda o del successivo “Shin Godzilla”.

Se la pellicola del 2016 ci aveva condotto in un Giappone più moderno, traendo ispirazione dal disastro nucleare di Fukushima del 2011, Takashi Yamazaki effettua un ritorno al passato, ambientando la vicenda negli ultimi istanti della seconda guerra mondiale, sul finire del 1945, e sviluppando il suo percorso drammaturgico nell’epoca postbellica. Il film racconta, in maniera metaforica, le cicatrici di un popolo distrutto economicamente e psicologicamente a causa dei drammi della guerra e del brutale bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki per mano degli americani. Proprio come il lungometraggio del 1954, ambientato nel periodo postbellico, “Godzilla Minus One” diventa portatore metaforico della guerra e del pericolo atomico, riflettendo sull’apocalisse nucleare. Tuttavia, mentre il film di Honda si soffermava principalmente su una critica militaristica con un dialogo più politico, Takashi Yamazaki va oltre, rappresentando e raccontando un dramma collettivo psicologico. L’uccisione del Mostro, questa creatura infernale proveniente dagli abissi, rappresenta un’emancipazione dalla povertà e dall’umiliazione del passato e del presente, un riscatto sociale verso un futuro più luminoso. L’uccisione di “Gojira” simboleggia metaforicamente l’annientamento della guerra nucleare, in cui la seconda guerra mondiale ci ha fatto precipitare. La pellicola del 2023 va oltre questo racconto collettivo psicologico, preferendo un’indagine introspettiva e intima che erige la storia interiore di Kōichi Shikishima a protagonista assoluta della vicenda. La narrazione si trasforma quasi in una lotta all’ultimo sangue tra Kōichi Shikishima e la sua nemesi, “Godzilla”, il mostro che lo sta distruggendo e che gli ha portato via tutto, dall’onore all’amore.

Kōichi Shikishima è il protagonista assoluto di questo lungometraggio. La pellicola si concentra su di lui minuto dopo minuto, raccontando lo spirito di un uomo che nutre un profondo odio e disprezzo antimilitarista, un essere umano che vede nella guerra il male assoluto. È un soldato che non vuole morire per la propria patria, ma che invece desidera continuare a vivere per se stesso. “Godzilla Minus One” ci narra la storia di uomini che si sentono disonorati dalla guerra, che vivono con sentimenti di colpa per essere sopravvissuti, di soldati che al ritorno a casa devono affrontare la povertà, vivendo una condizione psicologica profondamente devastata. Di notte, gli incubi di morte li perseguitano, annientandoli mentalmente e conducendoli alla follia, dove verità e sogni si confondono tra loro.

Per certi versi, “Godzilla Minus One” è la storia di rinascita di Kōichi Shikishima, un uomo che trova la sua forza interiore e la sua libertà nella lotta contro Godzilla, che diventa il suo nemico numero uno, l’artefice di tutti i suoi mali. Il cambiamento nel personaggio principale è netto dall’inizio alla fine della pellicola. Tuttavia, sebbene il carattere di Shikishima sia ben descritto psicologicamente, lo sceneggiatore sembra trascurare un po’ tutti gli altri personaggi secondari che gli ruotano attorno, a partire dai colleghi di lavoro, descritti in maniera bidimensionale, fino alla sfera familiare dell’uomo. La giovane ragazza con cui intreccia un rapporto d’amicizia e non solo, ad esempio, è trattata con un eccesso di superficialità narrativa. Questo personaggio, pur essendo il motore del cambiamento di Kōichi Shikishima, risulta poco caratterizzato dal punto di vista introspettivo, anche a causa di dialoghi che la riguardano non sempre funzionanti e a tratti un po’ didascalici e ridondanti.

La pellicola, a livello di sceneggiatura, non offre niente di particolarmente nuovo. Anzi, a tratti, soprattutto nel finale, ricade in alcune banalizzazioni e scelte narrative prevedibili, seppur interessanti, che tolgono un po’ di pathos alla vicenda. Tuttavia, se la sceneggiatura non è così solida, ciò che risulta veramente eccellente è l’apparato tecnico, soprattutto per quanto riguarda il montaggio. La pellicola mantiene un ritmo solido che non conduce mai alla noia, ma che ci tiene attivi nella storia, supportato da un comparto di effetti speciali veramente formidabili, dove il Mostro sembra prendere vita, narrato attraverso numerosi dettagli visivi.

A livello di character design della Bestia, non ci sono grandi novità, con un aspetto simile a quello presente in “Godzilla, Mothra e King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack” e in “Godzilla the Ride”. La differenza sostanziale sta nell’uso del suo caratteristico raggio atomico che fuoriesce dalla bocca. Se precedentemente veniva mostrato senza grande pathos e spettacolarità, qui invece viene reso come un evento terrificante e spettacolare. Godzilla, per emettere questo spruzzo atomico, si trasforma fisicamente, con una sorta di spesse pinne che fuoriescono dalla sua schiena e che, colorandosi, vanno a ricaricare questo raggio micidiale e distruttivo. Le scene in cui compare questa sorta di Vampa Atomica sono assolutamente impressionanti a livello visivo, così come gli scontri terrestri, dove la distruzione è resa magnificamente grazie a degli effetti speciali notevoli.

Frame di Godzilla Minus One
Frame di Godzilla Minus One

In conclusione

“Godzilla Minus One” di Takashi Yamazaki rappresenta un nuovo e avvincente capitolo nella saga del leggendario mostro giapponese. Ambientato nel Giappone post-bellico, il film si distingue per il suo approccio metaforico e introspettivo, raccontando non solo la distruzione causata da Godzilla, ma anche le cicatrici psicologiche e sociali lasciate dalla guerra. La pellicola riesce a combinare elementi storici e narrativi tradizionali con una nuova drammaturgia, offrendo una visione fresca e profonda del mito di Godzilla. Nonostante alcuni difetti nella caratterizzazione dei personaggi secondari e una sceneggiatura a tratti prevedibile, il film brilla per i suoi effetti speciali e il montaggio ritmato, rendendo l’esperienza visiva avvincente e coinvolgente.

Note positive:

  • Il film riesce a combinare elementi storici e narrativi tradizionali con una nuova drammaturgia.
  • Approccio metaforico e introspettivo, che racconta le cicatrici psicologiche e sociali lasciate dalla guerra.
  • Effetti speciali e montaggio ritmato, che mantengono l’attenzione dello spettatore.
  • Rappresentazione visivamente impressionante del raggio atomico di Godzilla, con un design curato e spettacolare.
  • Caratterizzazione profonda e convincente del protagonista Kōichi Shikishima.

Note negative:

  • Caratterizzazione dei personaggi secondari a tratti superficiale e bidimensionale.
  • Dialoghi occasionalmente didascalici e ridondanti.
  • Alcune scelte narrative prevedibili, soprattutto nel finale.
  • La sceneggiatura non introduce elementi realmente innovativi.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 893

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