film recensione di Governance - Il prezzo del potere

Governance – Il prezzo del potere (2021): Un tragedia quasi shakespeariana

GOVERNANCE - IL PREZZO DEL POTERE locandina film 2021

Governance – Il Prezzo del Potere

Titolo originale: Governance – Il Prezzo del Potere

Anno: 2021

Paese: Italia

Genere: ThrillerDrammatico

Produzione: Alba Produzioni, Panoramic Film, Loin Derrière l’Oural

Distribuzione: Adler Entertainment

Durata: 89 min

Regia: Michael Zampino

Sceneggiatura: Michael Zampino, Heidrun Schleef, Giampaolo Rugo

Fotografia: Stefano Paradiso

Montaggio: Gianluca Cristofari

Musiche: Sartoria Sonora

Attori: Massimo Popolizio, Vinicio Marchioni, Sarah Denys, Claudio Spadaro, Maria Cristina Heller, Marial Bajma Riva, Sonia Barbado, Antonio Zavatteri, Sara Putignano, Tania Bambaci, Désirée Giorgetti

GOVERNANCE - IL PREZZO DEL POTERE - Trailer ufficiale
Trailer di Governance – Il prezzo del potere

Governance – Il prezzo del potere è il secondo lungometraggio del cineasta italo – francese Michael Zampino, che ben dieci anni prima aveva realizzato la sua opera prima dal titolo L’erede – The Heir. Prodotto da Alba ProduzioniPanoramic Film per l’Italia e da Loin Derrière l’Oural LDO per la Francia si avvale del sostegno del Mibac-DG Cinema e di Lazio Cinema International. Nei ruoli del duo attoriale troviamo Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni, per un opera dal sapore di potere e corruzione. A causa d’impossibilità legate alla pandemia globale la pellicola esce direttamente su Amazon Prime Video Italia dal 12 Aprile 2021.

Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni in Governance - Il prezzo del potereMassimo Popolizio e Vinicio Marchioni in Governance - Il prezzo del potere
Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni in Governance – Il prezzo del potere

Trama di Governance – Il prezzo del potere

Renzo Petrucci è un potente manager senza scrupoli che crede di essere imbattibile e di non aver bisogno di nessuno. La sua situazione però cambia drasticamente quando viene messo al muro dall’azienda per cui lavora che vuole le sue dimissioni dall’incarico di direttore generale di un gruppo petrolifero a causa di un’inchiesta di corruzione tra cui figura come possibile “colpevole”. Al suo posto viene chiamata una giovane collega francese, Viviana Parisi, che l’uomo – dopo varie ricerche sui profili social della donna – inizia a ritenerla coinvolta nell’inchiesta e che lei stessa per ottenere il posto ha fatto la spia su di lui, rovinandolo. Il rapporto con la donna andrà sempre più a deteriorarsi e una sera, quando Renzo e in macchina con l’amico meccanico Michele, perdendo la ragione, insegue in una folle corse automobilistica Viviana, che per fuggire dall’uomo andrà a distruggere la propria macchina in un incidente dove perderà la vita.

Massimo Popolizio in Governance - Il prezzo del potere
Massimo Popolizio in Governance – Il prezzo del potere

Recensione di Governance – Il prezzo del potere

Governance è il ritratto di un manager e al contempo l’affresco di un particolare mondo, il settore dell’energia, un connubio fatto di affari e politica. “Un settore che conosco bene per averci lavorato per quindici anni

Michael Zampino

Sembra di essere all’interno del mondo di Macbeth o nella mente d’Iago, che possiede un estrema gelosia nei confronti del potere di Otello, perché i personaggi mostrati all’interno di questo Governance – Il prezzo del potere hanno la forza di possedere una mente propensa alla ricerca di un potere economico e decisionale nelle vite degli altri, una ricerca insensata e folle che va a creare una rete fitta d’intrighi e di timori dove ognuno può divenire preda o predatore a seconda di come il vento si muove e muta, perché per rimanere a quel livello di forza “regnante” il protagonista Renzo Petrucci, interpretato solidamente da Massimo Popolizio, non può rimanere puro ma deve sporcarsi le mani al fine di entrare nel gioco e di avere l’opportunità di mantenersi a livelli importanti nella società petrolifera, poco importa se ha causato la morte di una donna l’importante è che non parli e che divenga lui stesso a sua volta ricattabile. All’interno della storia non ci sono amici veri ma tutto varia come il vento e l’amicizia è solo un frutto egoistico per la ricerca del potere, l’unica certezza è la solitudine intorno che la forza di comandare crea intorno all’individuo, una solitudine forte e difficile da scacciare. Lo stesso rapporto tra Renzo e l’amico Michele non è fine a sé stesso ma ruota intorno alla convenienza per l’uno e per l’altro, soprattutto per Michele che ruba tutto ciò che può dal suo amico e da cui cerca un modo per ottenere i suoi obiettivi, questo rapporto dimostra l’importanza della corruzione e della raccomandazione classica italiana per salire di grado lavorativa, il tutto entro il mondo petrolifero.

Il lungometraggio di Michael Zampino mostra la corruzione con estrema eleganza grazie a una creazione solida dei personaggi, caratteri narrativi che come afferma in un intervista il regista si rifanno in maniera importante a individui che ha conosciuto realmente lavorando proprio in quel settore petrolifero per gran parte della sua vita. Il tutto è impreziosito da buone interpretazioni attoriali che hanno l’unica pecca di essere a tratti tendenti al mondo teatrale, che stona con quello maggiormente recitativo. Se la costruzione dei caratteri principali è ben fatto non risulta uguale quello di quelli secondari che incidono veramente poco nella storia e nei fin dei conti non sappiamo niente nemmeno su Viviana Parisi, personaggio che poteva trovare maggior approfondimento drammaturgico. Inoltre i due protagonisti non riescono a creare empatia con il pubblico, che all’interno della storia non proverà mai reali emozioni.

La regia, che va a tallonare i personaggi attraverso un uso di primi piani e mezzi busti attraverso l’uso della macchina a mano, e la fotografia, tendente a tinte chiare, non risultano l’arma in più del lungometraggio, ma senza ombra di dubbio tutto il pregio di Governance – Il prezzo del potere risiede nelle tematiche che mostrano la parabola implacabile del potere e l’importanza del denaro e di come proprio questo potere può oscurare la stessa verità dei fatti, in una società dove gli affaristi, industriali e politici hanno dalla loro ancora il potere di comandare e di fare tutto ciò che vogliono, senza timore di essere scoperti realmente (o almeno di non essere condannati). Anche il montaggio risulta un elemento interessante, sopratutto nell’escamotage iniziale, dove gli eventi vengono mostrati immediatamente nell’evento clou per poi fare un passo indietro, due mesi dopo, donando maggior pathos e tensione alla storia.

Note positive

  • Attori
  • Montaggio iniziale
  • Tematica

Note negative

  • Regia e fotografia (poco interessanti)
  • Poca emozione

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