
House of the Dragon 2
Titolo originale: House of the Dragon
Anno: 2024
Paese: Stati Uniti d’America
Genere: Drammatico, Fantastico
Casa di Produzione: HBO
Distribuzione italiana: Sky Atlantic
Stagione: 2
Durata: 8 episodi di circa 60 minuti
Showrunner: Ryan Condal
Regia: Alan Taylor, Geeta Patel, Greg Yaitanes
Sceneggiatura: George R.R. Martin, Ryan Condal, Charmaine DeGraté
Fotografia: Catherine Goldschmidt, Alejandro Martínez
Montaggio: Crispin Green, Tim Porter
Musica: Ramin Djawadi
Attori: Emma D’Arcy, Matt Smith, Olivia Cooke, Rhys Ifans, Steve Toussaint, Eve Best, Fabien Frankel, Matthew Needham, Sonoya Mizuno, Tom Glynn-Carney, Ewan Mitchell, Harry Collett, Bethany Antonia, Phoebe Campbell, Phia Saban, Jefferson Hall, Kurt Egyiawan, Paul Kennedy, Luke Tittensor, Elliott Tittensor, Anthony Flanagan, Max Wrottesley, Phil Daniels, Nicholas Jones, Michael Elywn, Michelle Bonnard, Jordon Stevens, Freddie Fox, Gayle Rankin
Trailer di “House of the Dragon 2”
Informazioni sulla serie e dove vederlo in streaming
A due anni di distanza dalla prima stagione, acclamata da pubblico e critica, dal 17 giugno 2024 viene distribuito su Sky e in streaming su Now, in contemporanea con la messa in onda americana, il primo episodio della seconda stagione di House of the Dragon, tratta dal romanzo “Fuoco e sangue” (2018) di George R. R. Martin. Questo romanzo è anche uno spin-off letterario della saga “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, da cui è stata tratta la serie di successo “Il Trono di Spade”, composta da otto stagioni. Tuttavia, la serie non si basa sull’intero romanzo storiografico di George R. R. Martin, ma solo sugli eventi conosciuti come “La danza dei draghi”, con al centro della vicenda Rhaenyra Targaryen, primogenita del re Viserys I Targaryen e della regina Aemma Arryn, legittima erede al Trono di Spade per diritto di nascita e per volontà di re Viserys I. Tuttavia, Alicent Hightower, seconda moglie del re, gli ha sottratto il trono a favore del primogenito maschile, Aegon II Targaryen.
La seconda stagione, composta da otto episodi, è andata in onda dal 17 giugno al 4 agosto 2024. Con showrunner e produttore esecutivo Ryan Condal, questa stagione presenta, oltre al cast principale della precedente stagione, diverse nuove aggiunte: Abubakar Salim (Alyn di Hull), Gayle Rankin (Alys Rivers), Freddie Fox (Ser Gwayne Hightower), Simon Russell Beale (Ser Simon Strong), Clinton Liberty (Addam of Hull), Jamie Kenna (Ser Alfred Broome), Kieran Bew (Hugh), Tom Bennett (Ulf), Tom Taylor (Lord Cregan Stark) e Vincent Regan (Ser Rickard Thorne).
Al termine della seconda stagione, HBO ha annunciato che la serie è stata rinnovata per una terza stagione, che entrerà in produzione solo nel 2025, e per una quarta stagione, che concluderà la storia trattata.
Trama di “House of the Dragon 2”
Duecento anni prima degli eventi di Game of Thrones, Westeros è sull’orlo di una sanguinosa guerra civile. Il Consiglio dei Verdi (Hightower) e quello dei Neri (Targaryen) hanno intrapreso la via del conflitto per sostenere il loro pretendente al Trono di Spade. Gli Hightower, situati ad Approdo del Re, hanno incoronato il primogenito maschile di Viserys I, Re Aegon II. D’altra parte, i Neri intendono mettere la corona sulla testa della Regina Rhaenyra Targaryen, legittima erede al Trono di Spade per volontà paterna e prima discendente in linea di sangue di Viserys I. Entrambe le fazioni, per motivi divergenti, ritengono legittime le loro aspirazioni al Trono di Spade.
La situazione precipita quando Luke, che volava sul suo drago Stella a Sette Punte per eseguire una commissione su ordine della madre Rhaenyra a Capo Tempesta, viene brutalmente ucciso da Aemond, suo fratellastro e secondogenito di Alicent. Aemond, in sella al gigantesco Vhagar, sventra e distrugge sia Luke che Stella a Sette Punte. Dopo questi tragici eventi, la guerra diventa inevitabile, e la vendetta di Rhaenyra e di Daemon Targaryen si fa imminente. Daemon, pronto a pretendere “un figlio per un figlio”, compie un gesto che rende ancor più improbabile evitare uno spargimento di sangue.

Recensione di “House of the Dragon 2”
Come avvenuto anche per Il Trono di Spade, gli sceneggiatori di House of the Dragon stanno compiendo un attento lavoro di ristrutturazione narrativa e drammaturgica degli eventi raccontati da George R. R. Martin nel suo romanzo storiografico, dove Martin narra, come in un saggio storico, la discendenza della casa Targaryen. Le opere di Martin sono spesso mastodontiche, ricche di eventi e personaggi, rendendo ardua e complessa una trasposizione esattamente fedele a ciò che ha descritto nei suoi volumi, in particolare nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, stracolme di personaggi ed eventi, costringendo dunque nel processo di trasposizione nel ridurre il numero degli eventi e dei personaggi, per riuscire a narrare l’ossatura principale della vicenda.
HBO, insieme ai suoi sceneggiatori e allo showrunner Ryan Condal, ha operato una rilettura e riscrittura drammaturgica degli eventi nella seconda stagione di House of the Dragon, scegliendo cosa mantenere per fini narrativi e cosa eliminare per mantenere una visione semplificata della storia. Questa pratica non è nuova, essendo stata praticata anche nella prima stagione, basti visionare il rapporto tra Alicent e Rhaenyra, che nella serie è molto diverso rispetto al libro, risultando un cambiamento non di poco conto. Se nella prima stagione tale pratica era però marginale, in questa seconda stagione gli sceneggiatori mettono la mano sull’acceleratore, modificando complettamente i personaggi a livello caratteriale, conferendo loro nuovi atteggiamenti e una dimensione lontata dalla loro controparte cartacea. Piccoli elementi che cambiano però un mondo.
Nella prima stagione il rapporto tra Alicent e Rhaenyra è in parte divergente da quello raccontato in “Fuoco e sangue” (2018), un piccolo cambiamento che ha modificato la storia nel profondo, esempio lampante di come una leggera modifica nei caratteri di un personaggio possa spostare l’intero equilibrio di potere e l’intera drammaturgia, rendendo il modo in cui gli eventi avvengono molto distanti da quelli del libro. Sono abbastanza sicuro che gli sceneggiatori non modificheranno i punti cardine della “Danza dei Draghi” di Martin, ma gli eventi accadranno per motivazioni diverse rispetto al libro, poiché i personaggi stanno assumendo atteggiamenti e caratteristiche molto diverse. Basti considerare anche Aemond e al suo rapporto con la sua famiglia e con il Re. Gli eventi nella battaglia di Sunfyre non differiscono nella sostanza, ma solo nei dettagli, che fanno però la differenza sostanziale, scrivendo una storia interiore diversa da quella del romanzo, risultando talvolta più profonda.
Non è mio compito dire se questa serie sia superiore o inferiore in qualità al romanzo, ma possiamo dire che il romanzo, con il suo carattere saggistico-storiografico, non dona una vera introspezione ai vari personaggi. La serie, invece, riesce pienamente nel suo intento, rendendo ogni personaggio tridimensionale, con lati oscuri e di luce, trasformandoli in individui interessanti e pieni di sfumature. Ad esempio, la figura di Daemon risulta di maggior spessore rispetto alla sua versione cartacea, anche grazie a una seconda stagione che si concentra molto sulla trasformazione del personaggio, che muta profondamente a Harrenhal, tra visioni e lontanza da colei che ama, da quello che avevamo conosciuto nella prima stagione della serie. Il suo profondo cambiamento è evidente nell’ultimo episodio, dove abbiamo anche un interessante e importante riferimento agli eventi de Il Trono di Spade, attraverso una visione che avrà Demon proprio a Harrenhal. Una visione che gli permetterà di vedere il passato e il futuro della casata Targaryen, vedendo Daenerys Targaryen e gli eventi della barriera, comprendendo che “L’inverno sta arrivando” e che lui e la sua regina non fanno che parte di una storia molto più grande di loro, dove non sono i protagonisti, ma solo comparse. Una tematica interessante ma che per avere realmente un senso, per non apparire solo un elemento messo lì per i fan dello show, dovrà avere una sua evoluzione importante, che connetta, in maniera originale, la storia trattata agli eventi di Daenerys Targaryen.
Visionando anche il finale di stagione, si ha la netta sensazione che, puntata dopo puntata e cambiamento dopo cambiamento, la serie abbia preso importanti libertà creative rispetto al materiale originale. Questo dimostra l’interesse dello showrunner nel seguire una chiara direzione creativa, che andrà a cambiare alcuni elementi fondamentali della narrazione, ma non l’ossatura mantenendo invariati alcuni punti cardine. Già in questa seconda stagione, alcuni personaggi di primo piano non sono stati introdotti, al fine di mantenere la serie il più snella possibile in termini di numero di personaggi e di eventi. Non avendo immesso però questi personaggi la storia è destinata a cambiare, nel bene o nel male, nel suo sviluppo, rintracciando delle vie alternative per condurci alle medesime situazioni. Ripeto, non credo che andranno a modificare totalmente la narrazione, nonostante un finale che possa lasciare quest’impressione, con un finale preparatorio per due battaglie (o forse 3).
Nonostante queste scelte, che possono piacere o meno, tra tutte le storie, più o meno interessanti, che la serie ha modificato, l’unico elemento che non mi ha convinto è la scelta LGBTQIA+ riferita a Rhaenyra e Mysaria. La scena che le coinvolge appare senza senso nel contesto della storia, poichè viene inserita ma non sviluppata nelle puntate successive, lasciando questo momento così, sensa senso. Inoltre, altro piccolo tassello mancante, è quella cattiveria e attrocità presente in “Il trono di spade”. Questa serie potrebbe essere dura e crudele quanto lo è stata la prima, ma contrariamente, si evita questo eccesso di crudezza, per rendere la serie più leggera e meno oscura.
Oltre a tutte ciò, “House of the Dragon 2” si distingue per una qualità tecnica eccezionale, risultante dall’impegno di attori, registi, montatori e direttori della fotografia. Le interpretazioni degli attori mantengono un livello di eccellenza costante, contribuendo alla fluidità e coerenza del ritmo narrativo. I registi e i montatori dimostrano una notevole abilità nel mantenere alta l’attenzione dello spettatore, mentre i direttori della fotografia catturano ogni scena con una precisione visiva straordinaria. Tuttavia, ciò che davvero eleva la serie è l’uso innovativo e dettagliato della CGI, in particolare nella rappresentazione dei draghi. La resa visiva dei draghi non è solo tecnicamente impeccabile, ma anche visivamente sbalorditiva, offrendo un realismo che amplifica l’immersione dello spettatore nel mondo di Westeros. Questa qualità superiore degli effetti speciali suscita riflessioni su come l’ultima stagione di “Il Trono di Spade” avrebbe potuto beneficiare di tali avanzamenti tecnologici, rendendo le creature mitiche e le battaglie ancora più coinvolgenti e credibili. In sintesi, “House of the Dragon 2” riesce a combinare magistralmente recitazione, regia e tecnologia per creare un’esperienza visiva e narrativa di altissimo livello.
Indubbiamente, la seconda stagione non risulterà epica per gli spettatori, non avendo grandi battaglie, risultando più di preparazione agli eventi futuri. Tuttavia, grazie a una scrittura abile, riesce a muovere ottimamente la situazione, disporre le pedine sulla scacchiera e approfondire i personaggi prima degli scontri veri e propri, che avranno il loro exploit nella terza stagione.

In conclusione
“House of the Dragon” continua a dimostrarsi una serie ambiziosa e complessa, che si distingue per la sua capacità di adattare e ristrutturare i materiali originali di George R. R. Martin in modo creativo e coinvolgente. Pur mantenendo i punti cardine della narrazione, gli sceneggiatori riescono a dare nuova vita e profondità ai personaggi, rendendoli tridimensionali e ricchi di sfumature. La seconda stagione in particolare ha mostrato un’evoluzione significativa nel trattamento dei personaggi e degli eventi, confermando l’interesse dello showrunner Ryan Condal nel seguire una direzione creativa ben definita.
Note positive
- I personaggi principali, come Daemon e Rhaenyra, acquisiscono maggiore profondità e complessità rispetto alla loro versione cartacea, grazie a un’attenta caratterizzazione e sviluppo psicologico.
- La serie si distingue per l’eccellenza delle interpretazioni attoriali, la regia, il montaggio e la fotografia. Ogni episodio è visivamente sbalorditivo e tecnicamente impeccabile, in particolare per l’uso avanzato della CGI.
- A differenza del romanzo, che presenta una narrazione storiografica, la serie riesce a esplorare le motivazioni e i conflitti interni dei personaggi, rendendoli più interessanti e umani.
Note negative
- La serie tende a evitare l’eccessiva crudezza e brutalità che caratterizzavano “Il Trono di Spade”, rendendo “House of the Dragon” più leggera e meno oscura.

