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Il gobbo di Notre Dame
Titolo originale: The Hunchback of Notre Dame
Anno: 1996
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: Animazione, Musicale, Drammatico
Casa di produzione: Walt Disney Feature Animation
Distribuzione italiana: Buena Vista
Durata: 91 minuti
Regia: Gary Trousdale, Kirk Wise
Sceneggiatura: Tab Murphy, Irene Mecchi, Jonathan Roberts
Montaggio: James D. Cox, Tom Finan, Mark A. Hester
Musiche: Alan Menken (composizione), Stephen Schwartz (testi)
Doppiatori originali: Tom Hulce, Demi Moore, Tony Jay, Kevin Kline, Paul Kandel, Jason Alexander, Charles Kimbrough, Mary Wickes, David Ogden Stiers
Doppiatori italiani: Massimo Ranieri, Mietta, Eros Pagni, Roberto Pedicini, Carlo Ragone, Rodolfo Laganà, Sandro Pellegrini, Liù Bosisio, Franco Chillemi
Trailer di “Il gobbo di Notre Dame”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Settimo film del Rinascimento Disney e trentaquattresimo classico Disney, “Il gobbo di Notre Dame” è un film d’animazione del 1996 diretto da Gary Trousdale e Kirk Wise. Questa coppia di autori aveva già lavorato insieme nel 1991 alla realizzazione del lungometraggio d’animazione “La bella e la bestia” e collaborerà nuovamente nel 2001 per il classico Disney “Atlantis – L’impero perduto”. La pellicola vanta una colonna sonora composta da Alan Irwin Menken ed è liberamente basata sul romanzo storico di Victor Hugo, pubblicato nel 1831, dal titolo “Notre-Dame de Paris 1482”. Il libro racconta la storia di Quasimodo, un figlio di zingari dall’aspetto deforme, essendo gobbo, zoppo e con una verruca che gli copre un occhio. Quasimodo viene salvato dall’arcidiacono Claude Frollo e costretto a vivere all’interno della cattedrale di Notre-Dame in solitudine, diventando il campanaro della chiesa, occupazione che lo renderà completamente sordo negli anni e lo farà diventare un essere incapace di comunicare. Un essere dall’aspetto mostruoso e succube di Frollo, la cui vita cambia completamente quando incontra la giovane Esmeralda, una zingara che gli dimostra compassione.
Inizialmente pensato come lungometraggio di Natale del 1995, a causa di alcuni problemi interni alla Walt Disney Company, la distribuzione del film fu rinviata all’estate del 1996. Precisamente, venne proiettato in anteprima mondiale al Louisiana Superdome il 19 giugno e distribuito nei cinema americani il 21 giugno dello stesso anno. In Italia, come da tradizione per i classici d’animazione Disney, il film venne rilasciato nel periodo natalizio, precisamente il 6 dicembre del medesimo anno. Dopo il flop commerciale di “Pocahontas”, “Il gobbo di Notre Dame” ottenne un grande successo di pubblico, tanto che, a fronte di un budget di 70 milioni di dollari, il film incassò la cifra di 425 milioni di dollari, diventando il quinto film con il maggior incasso dell’anno.
Trama di “Il gobbo di Notre Dame”
Sul finire del 1400, un gruppo di zingari si nasconde illegalmente a Parigi, ma viene scoperto e catturato dal giudice Claude Frollo, che ordina la loro deportazione in prigione. Durante la cattura, una gitana riesce a fuggire con un bambino in braccio. Frollo la insegue, la bracca e infine la uccide dinanzi alla cattedrale di Notre Dame. Quando prende in braccio il bambino, si accorge che è deforme e decide di buttarlo giù da un pozzo. Poco prima dell’infanticidio, Frollo viene fermato dall’arcidiacono della cattedrale, che lo esorta a non uccidere quella creatura, facendogli notare come gli occhi delle statue di Notre Dame siano puntati su di lui, osservando e condannando la sua malvagità. Alla fine, Frollo decide di salvare quel mostro e di crescerlo come se fosse suo figlio, rinchiudendolo però all’interno della cattedrale e dandogli un nome simbolico: Quasimodo, “formato a metà”.
Gli anni passano e Quasimodo, affetto da una grave ipercifosi che gli provoca una evidente gobba sulla schiena, trascorre la sua vita in solitudine, fatta eccezione per qualche sporadica visita del suo maestro e padrone Frollo e per la compagnia di tre gargoyle di pietra, capaci di comunicare con lui. Il ragazzo, che guarda sempre il mondo dall’alto, sogna di essere accettato dalla gente e di poter vivere tra loro. Così, nonostante la contrarietà di Frollo, Quasimodo, di nascosto da tutti, si reca alla Festa dei Folli, che si tiene una volta l’anno sotto Notre Dame. Durante la festa, il giovane sperimenta la cattiveria del popolo: accortisi della sua deformità, lo deridono, lo legano a una ruota e gli lanciano addosso del cibo, tutto sotto gli occhi passivi di Frollo. Solo Esmeralda, la zingara che Frollo tanto odia e ritiene malvagia, aiuta il povero Quasimodo, cambiando per sempre le sorti del campanaro e del suo rapporto con il suo maestro e padrone.
Recensione di “Il gobbo di Notre Dame”
Una delle pellicole più cupe e oscure che la Disney abbia mai realizzato, “Il Gobbo di Notre Dame” è un film che, visto dagli occhi di un bambino, può fare una certa impressione con scene piuttosto cruente e dure a livello emotivo e cromatico, capaci di rimanergli impresse nella mente, con quei momenti tragici e quei colori rosso dannazione e nero. Un esempio di ciò è la scena in cui Quasimodo viene brutalmente maltrattato dal popolo durante la Festa dei Folli, una scena di rara crudeltà all’interno del panorama dei classici Disney, paragonabile forse solo all’omicidio di Mufasa ne “Il Re Leone”. Rivedendo “Il Gobbo di Notre Dame” con uno sguardo più maturo, le scene drammatiche assumono una connotazione meno cruenta e meno d’impatto emotivo, dando la sensazione che la Disney avrebbe potuto osare ancora di più, allungando alcuni tempi drammaturgici e dando maggior respiro alla vicenda, soprattutto in quei momenti cruenti e dal forte impatto emotivo, come la scena della tortura alla Festa dei Folli o il passaggio dalla cattura dei personaggi alla loro condanna a morte, scene che durano pochi secondi, riducendo così l’impatto interiore del pubblico adulto.
Pensando però che questo è essenzialmente un film per bambini, le scelte della Disney possiamo comprenderlo, nonostante ciò va ammesso anche come il trentaquattresimo classico Disney risulta un racconto alquanto maturo a livello drammaturgico, soprattutto per le svariate tematiche approcciate. Sebbene la tematica della mostruosità sia l’epicentro della narrazione, il film affronta anche, seppur in maniera secondaria e meno approfondita, temi come l’infanticidio, attraverso l’incipit iniziale, il senso della dannazione e del peccato, elementi che caratterizzano il personaggio di Frollo, un giudice duro che lotta costantemente contro il vizio e il peccato in nome di Dio.
Attraverso Frollo e rifacendoci agli eventi storici del 1400 in Francia, che fanno da cornice alla narrazione, si affrontano tematiche come l’antiziganismo connesso all’elemento del genocidio. Nel corso del lungometraggio, lo spettatore assisterà a molteplici scene riferite a una sorta di sterminio di massa delle popolazioni Rom, qui denominate in maniera dispregiativa come zingari, considerati esseri malvagi e peccaminosi che hanno perduto la retta via. Frollo è il capo di questo sterminio, di questa sorta di caccia alle streghe, che sarà centrale nel corso de “Il Gobbo di Notre Dame”, dove assisteremo a una Parigi infuocata e avvolta dalle fiamme mosse per mano di Frollo e della sua religiosità puritsta. Questa storia secondaria, pensata per un pubblico più adulto, si affianca alla narrazione di Quasimodo, dai toni più sentimentali, connessi all’elemento della mostruosità e al triangolo amoroso tra Esmeraldo, Febo e lo stesso Quasimodo.
Nel corso della narrazione lo sterminio degli zingari è un elemento fondamentale, messo subito al centro della pellicola sia nell’incipit, sia attraverso l’incontro tra Frollo e Febo, che avviene in maniera corretta e sorretta da un interessante gioco di montaggio e inquadrature, evidenziando gli obiettivi di Frollo.
Frollo: “Per venti anni mi sono occupato degli zingari, uno ad uno. Ma nonostante i miei successi, si sono moltiplicati. Credo che abbiano un rifugio tra le mura di questa città. Un covo […] Lo chiamano la “Corte dei Miracoli” – Febo: “Cosa dobbiamo fare?”
(Frollo fa un azione fisica che significa: Schiacciarli!)
Il personaggio di Frollo rappresenta l’essenza del male in questo lungometraggio d’animazione, risultando un villain memorabile, capace di creare una vivida tensione. Questo è dovuto non solo al suo character design – dallo sguardo, alle movenze, fino agli abiti scuri che indossa – ma soprattutto grazie al doppiaggio americano di Tony Jay, che usa tonalità vocali cupe per mostrare la crudeltà e la cattiveria del personaggio. Frollo incarna un tipo di male associato alla religione e al potere, rappresentando quegli uomini che, credendo di fare il giusto combattendo il male e il peccato, in realtà vivono nel peccato e nella dannazione, agendo non tanto in nome di Dio ma del Diavolo stesso, causando solo sofferenze nel mondo, sotto il nome di Cristo.
L’intera drammaturgia de “Il gobbo di Notre Dame”, pur divergendo profondamente dal romanzo originale, utilizza alcuni personaggi e situazioni per mettere a confronto Frollo e Quasimodo, insegnando ai giovani spettatori a non giudicare dall’apparenza. Essere brutti o mostruosi esternamente non significa necessariamente essere malvagi; anzi, persone all’apparenza belle e normali come Frollo possono essere marce dentro. In questo senso il film offre una riflessione sulla bellezza interiore difatti il lungometraggio tratta dunque l’elemento del mostruoso in modo tale che il freak non è colui che è cattivo, anzi. I mostri veri del lungometraggio sono il popolo e Frollo che riversano il loro odio e la loro rabbia contro coloro che sono diversi da loro: per aspetto mostruoso o per motivi culturali, come Esmeralda. In questo senso il film partendo dalla riflessione sulla bellezza interiore affronta tematiche come l’importanza della tolleranza, dell’empatia e dell’accettazione del diverso. Non a caso, Esmeralda, la figura femminile del lungometraggio, si domanda: “Perché odiano chi è diverso?”
Esmeralda, nel corso della pellicola, non riveste il ruolo della principessa in pericolo, almeno non nei termini tradizionali dei canoni fiabeschi. Possiede una forza interiore ben diversa da quella di Biancaneve o Cenerentola, risultando un personaggio marcatamente femminista e indipendente, seguendo la linea narrativa che la Disney aveva già iniziato con Pocahontas e che continuerà con Mulan. Esmeralda è, per certi versi, una femme fatale, la donna che tutti desiderano e la presenza femminile che tormenta gli incubi di Frollo, disposto a bruciare tutta Parigi per trovarla e placare il fuoco che arde nel suo cuore oscuro. Frollo, uomo di fede e giustizia, intende possederla eroticamente, nutrendo pensieri peccaminosi, almeno per un uomo del suo calibro. Tuttavia, Esmeralda, diversamente dalle classiche femme fatale, è una donna gentile e onesta. Nel corrso della narrazione è colei che muove la storia ed è una figura che ci aiuta a comprendere come gli Zingari siano buoni e non malvagi, e che meritano di essere accettati nella nostra comunità, non emarginati, ma accolti per ciò che sono e per i loro valori.
La colonna sonora
La pellicola possiede senza ombra di dubbio un’animazione pregevole e dettagliata sia nella rappresentazione visiva di Parigi che nel caracter design dei personaggi, in special modo Esmeralda, alquanto dettagliata a livello di sfumature emozionali ed espressive del volto. Per realizzare questo lungometraggio la Disney non ha usato soltanto la classica animazione a mano ma ha fatto uso anche dell’animazione digitale in special modo per le scene di massa come la Festa dei Folli o il finale della pellicola. Per realizzare tale scene di folla e il momento in cui Quasimodo salva Esmeralda dal fuoco venne usato dunque la CGI, ma il dipartimento guidato da Kiran Joshi non si limitò a utilizzare le tecniche già presenti, ma andò a realizzare il software Crowd, utilizzato per far muore svariati tipi di personaggi nel corso della pellicola. Nonostante queste migliorie tecniche d’animazione, con un uso aggiuntivo della CGI nelle versioni restaurate dal film, che è passato dalla pellicola (VHS) al digitale (Disney Plus), il punto di forza del lungometraggio è senza ombra di dubbio la musica, in un film che possiede più scene cantante o musicale che dialoghi tra i personaggi, immettendolo, a pieno titolo, nel genere musical ancor di più dei precedenti film disneyani.
La colonna sonora de “Il gobbo di Notre Dame” rappresenta una delle opere più ambiziose e affascinanti di Alan Menken, con testi di Stephen Schwartz. Menken e Schwartz hanno creato una partitura che riflette la grandiosità e la tragedia della storia ambientata nella Parigi medievale, immettendo una colonna sonora più pop, in linea con lo stile della Walt Disney ma utilizzando anche composizioni dal sapore più sacrale e religioso. Difatti la canzone di apertura, “The Bells of Notre Dame”, stabilisce immediatamente il tono epico e narrativo del film, introducendo il pubblico al mondo di Quasimodo e alla maestosità della cattedrale, un brano che unisce in sé sia l’elemento più sacrale che quello più pop, dove udiamo Clopin, tra sfumature comiche e drammatiche, raccontare il dramma di Quasimodo, introducendoci dentro la vicenda e il film stesso. “The Bells of Notre Dame” non è solo una canzone d’apertura, ma una dichiarazione d’intenti per l’intero film. Stabilisce il tono drammatico, introduce i temi di redenzione, giustizia e accettazione, e cattura l’attenzione del pubblico con la sua musica potente e liriche evocative. Questo brano è fondamentale per comprendere il contesto storico e emotivo del film, rendendo chiaro che “Il gobbo di Notre Dame” sarà una storia di grande profondità e risonanza emotiva.
“Out There”, conosciuto in italia come “Via di qua”, con la voce di Massimo Ranieri, è uno dei brani più memorabili e potenti del film, esprimendo il desiderio di libertà di Quasimodo mentre osserva il mondo esterno dalla sua torre. Questa canzone è un perfetto esempio dell’abilità di Menken di creare melodie che sono al contempo epiche ed emotivamente intime.
“Out There,” conosciuto in Italia come “Via di qua” e interpretato da Massimo Ranieri, è uno dei brani più memorabili del film “Il gobbo di Notre Dame”. La canzone a livello testuale esprime il profondo desiderio di Quasimodo di essere libero e vivere come una persona normale, lontano dalla sua reclusione nella cattedrale. Un elemento emotivo reso ancora più impattante grazie alla composizione di Alan Menken che unisce una melodia epica con un’intimità emotiva, creando un contrasto che esalta il senso di speranza e determinazione del personaggio. La transizione musicale dalla reclusione alla speranza è resa in modo straordinario, accompagnata da un crescendo orchestrale che enfatizza l’intensità del desiderio di Quasimodo. Nella versione italiana, la voce di Massimo Ranieri aggiunge una profondità e un calore unici al personaggio di Quasimodo, rendendo la canzone ancora più toccante. Ranieri riesce a trasmettere la vulnerabilità e la forza di Quasimodo, rendendo “Via di qua” un brano indimenticabile. In tutto ciò la canzone riesce a far sentire il pubblico vicino al protagonista, suscitando empatia e compassione. “Out There” non è solo un’espressione di desiderio, ma anche una dichiarazione di speranza e determinazione, rendendola una delle canzoni più potenti e amate della colonna sonora del film.
Tra gli altri brani è d’obbligo citare anche l’eccelso “God Help the Outcasts”, cantata da Stephen Schwartz (Esmeralda). La canzone è una preghiera toccante per i diseredati e gli emarginati, riflettendo una delle tematiche principali del film: l’accettazione e l’empatia verso coloro che sono diversi. Questa canzone, con la sua melodia dolce e il suo testo sincero, sottolinea la vulnerabilità e la forza del personaggio di Esmeralda. Altri brani, come “Hellfire”, cantato dal giudice Frollo, mostrano il lato oscuro e tormentato del personaggio, con una melodia che si alterna tra il solenne e il minaccioso, riflettendo la sua lotta interna tra desiderio e moralità. La combinazione di cori gregoriani e orchestrazioni drammatiche in questa canzone è particolarmente impressionante. La colonna sonora non solo accompagna la narrazione, ma la eleva, aggiungendo profondità e risonanza emotiva alla pellicola e ai personaggi. Le orchestrazioni ricche e i cori potenti creano un senso di grandezza che è perfettamente in linea con la maestosità della cattedrale di Notre Dame e la portata epica della storia. Menken e Schwartz sono riusciti a catturare l’essenza della Parigi medievale, portando il pubblico in un viaggio musicale che rispecchia le altezze vertiginose e le profondità emotive del film.
In conclusione
“Il Gobbo di Notre Dame” si distingue come uno dei film Disney più ambiziosi e drammatici, riuscendo a intrecciare la bellezza visiva e la maestria musicale con una narrazione profonda e spesso inquietante. La pellicola affronta tematiche mature, come la mostruosità, l’antiziganismo e il conflitto tra il bene e il male, con una complessità che la differenzia nettamente dai precedenti lavori Disney. Sebbene il film presenti una serie di elementi e messaggi significativi, il suo approccio alla narrazione e ai personaggi ha suscitato opinioni contrastanti. La qualità visiva e la colonna sonora rimangono tra i punti di forza principali, ma la pellicola non è esente da difetti, soprattutto in termini di rappresentazione e approfondimento tematico.
Note positive
- Affronta argomenti complessi come la mostruosità e l’antiziganismo, che conferiscono al film una profondità rara per un’opera Disney.
- Un villain ben caratterizzato, la cui ambiguità morale e il cui potere evocano una tensione intensa e ben gestita.
- a rappresentazione dettagliata di Parigi e il caratter design, specialmente di Esmeralda, sono eccellenti. L’uso innovativo della CGI per le scene di massa arricchisce l’animazione.
- e canzoni di Alan Menken e Stephen Schwartz, come “The Bells of Notre Dame” e “Out There”, sono tra le più memorabili e emotivamente impattanti della filmografia Disney.
Note negative
- Alcune scene drammatiche, come la Festa dei Folli, potrebbero avere un impatto maggiore se non fossero trattate in modo così rapido e a tratti superficiale, ma alla fine siamo in un film pensato per le famiglie e ciò può starci.


