Infamous – Belli e dannati(2020): In viaggio verso l’orizzonte

Diretto e sceneggiato dal classe 1983 Joshua Caldwell, vincitore di un MTV Movie Award per il cortometraggio The Beautiful Lie (2006) e nominato al  Seattle International Film Festival 2014 per Layover (2014), Infamous è curato dalla direttrice della fotografia Eve Cohen, anche collaboratrice del cineasta di Seattle nel prossimo film dal titolo Mending the Line. Il lungometraggio, distribuito da Vertical Entertainment, vanta Bella Thorne (Il sole a mezzanotte – Midnight Sun, S. Speer, 2018) e Jake Manley (Midway, R. Emmerich, 2019) come interpreti principali, mentre Amber Riley (Glee) ricopre il ruolo di Elle.

Trama di Infamous – Belli e dannati

Arielle Summers (Bella Thorne) trascorre le giornate come cameriera in un ristorante della Florida, sognando un futuro profondamente diverso. L’inaspettata svolta avviene dopo l’incontro con Dean Taylor (Jake Manley), un ragazzo con cui Arielle, esausta della vita in famiglia, decide di condividere una pericolosa avventura caratterizzata da rapine e inseguimenti. L’irrazionale idea, da parte della ragazza, di postare sui social le loro scorribande per ottenere like, si trasforma però in una ossessione capace di promuovere azioni sempre più pericolose, rendendo i due una delle coppie di fuggitivi più ricercate dello Stato.

Recensione di Infamous – Belli e dannati

Per analizzare il film di Joshua Caldwell, di certo un rilevante traguardo nella carriera del regista e sceneggiatore nato a Seattle, è necessario procedere ad una scomposizione tramite temi. Perché Infamous, lungometraggio realizzato attraverso una produzione indipendente da non confondere con un classico reboot di una storia alla Bonnie e Clyde, è una specie di summa, una sintesi con l’ambizione di condensare e affrontare argomenti complessi, come le dinamiche e le differenze sociali, tanto evidenziate da quella scalata verso il successo che appare preclusa soltanto perché si abita in una piccola cittadina della Florida o per la non appartenenza a un certo ambiente. Del resto, il destino di cui parla Arielle può essere declinato proprio nell’impossibilità di cambiare un futuro già scritto, indipendentemente dalle azioni compiute. Nonostante ciò, e direi quasi paradossalmente, il personaggio di Bella Thorne prosegue decisa il suo percorso verso la fama, convinta di essere differente rispetto alle sue amiche e di meritare il palcoscenico di Hollywood.

Le Instagram Stories, la vita da influencer, i follower stabiliscono un orizzonte che, appunto, da definizione resta idealizzato, garantendo comunque la costruzione di un “secondo mondo” tanto necessario ad Arielle. Una ragazza decisa, o drammaticamente obbligata, a fuggire da quel clima familiare la cui non considerazione promuove di contrasto un’irrefrenabile intenzione nel voler cambiare ogni aspetto, demolendo le barriere di una società fin troppo convenzionale e divisa tra predestinati e non. È questa la scintilla che rende possibile l’incontro con Dean Taylor, il ragazzo “con due nomi” e un passato difficile in grado di completare il piano di Bella, pur tuttavia prendendone le distanze.

In fondo, nonostante la sfiducia che caratterizza entrambi, Arielle manifesta continuamente la sua volontà e presto ossessione nel voler apparire, postando su Instagram alcune rapine svolte con la complicità di Dean. Una scelta, non apprezzata dal concreto personaggio di Jake Manley, che però incrementa la profondità del lungometraggio, rivolto a un pubblico non esclusivamente teen. Come in Money Monster (J. Foster, 2016), anche il cineasta di Seattle affronta il tema della società dell’apparenza (letteralmente identificata dal personaggio di Elle/Amber Riley), ma anche quella dei nomi e dei social permeati (e corrotti) dall’egoismo. Una lettura che, se convintamente applicata prima della visione del film, consente d’identificare la qualità di un’opera dal carattere quasi fiabesco. Del resto, il vero nome di Arielle, quell’Ariel resa popolare dal film Disney del 1989, rimanda proprio a una storia immaginaria, forse definita dallo stesso personaggio di Bella Thorne mentre ascolta musica vicino a quell’oceano che un orizzonte ce l’ha. Come a voler dire, non lasciatevi ingannare da strade secondarie e poco battute. Piuttosto alzatevi. E cominciate a camminare. Perché delle volte i sogni possono diventare realtà.

Note positive

  • La fotografia di Eve Cohen
  • Il montaggio di Will Torbett
  • La (nascosta) profondità della sceneggiatura di Joshua Caldwell
  • L’interpretazione di Bella Thorne e, nonostante il ruolo secondario, di Amber Riley
  • La colonna sonora, dallo stile simile a quello di Drive (N. W. Refn, 2011)

Note negative

  • Alcune sequenze, pur all’interno di un’apprezzabile sceneggiatura dal carattere immaginario, potevano essere realizzate con una maggiore veridicità

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