Insidious – La porta rossa (2023): recensione del quinto capitolo sulla famiglia Lambert

Condividi su
Locandina di Insidious - La porta rossa (2023)

Insidious – La porta rossa

Titolo originale: Insidious, The Red Door

Anno: 2023

Nazione: Stati Uniti d’America, Canada

Genere: Horror

Casa di produzione: Blumhouse Productions, Alliance, Screen Gems, Sony Pictures Entertainment, Stage 6 Films

Distribuzione italiana: Eagle Pictures

Durata: 107 minuti

Regia: Patrick Wilson

Sceneggiatura: Scott Teems

Fotografia: Autumn Eakin

Montaggio: Susanne Scheel, Terri Taylor

Musiche: Joseph Bishara

Attori: Patrick Wilson, Lin Shaye, Rose Byrne, Ty Simpkins, Hiam Abbass, Andrew Astor, Juliana Davies, Sinclair Daniel, Peter Dager, AJ Dyer, Mary Looram, Jarquez McClendon, Jaylin Loveday

Trailer di Insidious – La porta rossa

Informazione sul film e dove vederlo in streaming

Il 5 luglio 2023 arriva nelle sale italiane il nuovo horror movieInsidious, The Red Door” diretto e interpretato da Patrick Wilson, regista esordiente e soprattutto attore, conosciuto a molti amatori del genere, per aver interpretato il protagonista della fortunata saga “The Conjuring“. “Insidious – The Red Door” è il quinto capitolo dell’epopea terrificante e promette di scandagliare la vita della famiglia Lambert, mostrando gli accadimenti che precedono di fatto il secondo capitolo della timeline.
Nel cast ritroviamo: Ty Simpkins, Lyn Shaye, Rose Byrne, Joseph Bishara, Andrew Esposito, Barbare Hershey, Leight Whannel.

La trama di Insidious – La porta rossa

La storia di Insidious ricomincia da dove il cast delle origini aveva segnato il terzo capitolo della saga. Dieci anni dopo gli eventi del secondo episodio del franchise Blumhouse Production, Joshand Renai (Rose Byrne) si è separato, Josh combatte per ricomporre una vita esistenziale fatta di grandi vuoti da colmare invano.
Dalton, attualmente è un giovane uomo, si sta apprestando a cambiare vita e andrà a vivere al college, nello specifico sulla costa orientale, per studiare disegno ed arte.

Dalton ha anche un rapporto disagevole con il padre, un rapporto limitato dagli avvenimenti passati. Ci sono poi i personaggi femminili, l’ex moglie di Josh che sembra apparentemente aver superato il distacco familiare, una nonna che viene a mancare, una nuova compagna di college, una donna scomparsa che tornerà per dare un consiglio: procedere sempre con passo fermo e deciso, proteso in avanti.

Scena del film Insidious - La porta rossa con Patrick Wilson, attore e regista del film
Scena del film Insidious – La porta rossa con Patrick Wilson, attore e regista del film

Le dichiarazioni a proposito di Insidious – La porta rossa

“Volevo dirigere un film da molti anni”, cercando di trovare una storia giusta, qualcosa che fosse personale e divertente, non avevo mai pensato all’idea di fare un film di Insidious, ma quando mi è stato presentato, mi è sembrato un regalo incredibile. Mi sono preoccupato molto di questo franchising e sapevo che sarei stato protetto, che la Blumhouse credeva in me come attore e come persona e che avrebbe creato il miglior team possibile. E James Wan e io abbiamo discusso di cinema per diversi anni”.

Patrick Wilson, regista e attore del nuovo atteso horror.

“La cosa che James Wan mi diceva in continuazione era: “Fai il tuo, è il tuo film, che storia vuoi raccontare? Devi avere un po’ di passione e di comprensione per la storia che vuoi raccontare”.

“Sono stato entusiasta di sapere che Patrick voleva continuare il viaggio di Insidious come regista”, dice Wan.”Ho imparato a conoscere bene Patrick nel corso degli anni di collaborazione e so che tipo di maniaco è. È estremamente competente in materia di cinema e di artigianato”.

Patrick Wilson in Insidious - La porta rossa (2023)
Patrick Wilson in Insidious – La porta rossa (2023)

La recensione di Insidious – La porta rossa

Insidious è un horror movie di rappresentazione schiettamente commerciale e tipicamente aderente alle leggi del franchise. Patrick Wilson gioca per una buona prima parte del montaggio con la dilatazione del tempo e diversi jump scares se non altro ben strutturati. Gli jump scares calano immediatamente lo spettatore nella realtà multidimensionale dei ruoli, ritmata da paure ancestrali e psico-fobiche. Ciò nonostante qualcosa nella prima prova di Patrick Wilson come regista esordiente, sembra fare acqua. Wilson perde probabilmente di vista l’obiettivo che si era prefissato inizialmente: curare le vicende psicologiche che appaiono purtroppo ‘inzeppate’ proprio nell’incipit narrativo della storia, dove ogni personaggio presenterebbe una certa complessità cominciando, proprio dal legame tra Josh e Dalton.

Insidious non ha tempo di esplorare il limite ignoto quindi. Il tema dell’incubo, del sogno, delle proiezioni astrali e delle dimensioni ultraterrene sarebbero tematiche valide e piuttosto interessanti a patto che venissero approfondite. Patrick Wilson dedica spazio alla caratterizzazione iniziale dei suoi personaggi accentuando l’idea che il legame tra la famiglia Lambert, sia ispessito dal ricordo, dalla memoria.
Il regista approfondisce il personaggio di Dalton Lambert, forse un suo alter ego dietro le quinte, un ragazzo che traduce le sue fragilità nel sè creativo e con del potenziale da scoprire.

Tutto potrebbe funzionare eppure non funziona del tutto; elementi di scrittura della sceneggiatura, cominciando dalla spiegazione del tema delle proiezioni astrali, sembrano non decollare e purtroppo rischiano di rendere la trama di Insidious, più superficiale e frettolosa. La narrazione è sintetica e c’è un bisogno urgente di riscrivere la storia di Josh partendo da un tempo presente che gioca con fasi della vita della famiglia precedenti. Il risultato però è che Insidious nonostante tutte le potenzialità presentate dalla storyline, nel complesso risulta un prodotto commerciale purtroppo sbrigativo.

Dalton è un personaggio emblematico nella narrazione di Insidious, è colui che apre letteralmente e non solo metaforicamente le porte dell’inconscio. Wilson cita e omaggia saghe passate e semina fotogramma per fotogramma, citazioni molto classiche, pellicole del genere horror care agli amatori. Basti ricordare, la paura del dormiveglia in “Nightmare(Wes Craven, 1984), oppure “Somnia“(Mike Flanagan, 2016) e per ultimo ma forse tra i migliori a tema “Babadook” (Jennifer Kent, 2014).

Fotogramma d'Insidious - La porta rossa
Fotogramma d’Insidious – La porta rossa

In conclusione

Insidious intrattiene il suo pubblico ma con fatica, l’energia ricercata nella storia della famiglia Lambert minaccia di affievolirsi, ciò nonostante è apprezzabile e sicuramente non passerà inosservato, il modo in cui è stato reso con grazia e delicatezza l’universo del ‘post mortem’, la dimensione ultraterrena. Una dimensione poco documentata da Patrick Wilson e che invece avrebbe potuto avere ampia risonanza per raccontare e gestire il futuro dei personaggi.

Note Positive

  • Attori
  • Regia
  • Fotografia
  • Effetti speciali

Note Negative

  • Sceneggiatura
  • Montaggio
  • Dialoghi
Condividi su

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.