Junji Ito Maniac – prima stagione (2023): pillole dal mondo dell’orrore

Junji Ito Maniac – prima stagione: dall'ampio catalogo di opere di Ito, venti incredibili storie sul tema della pazzia saranno adattate ad animazione. Tra queste: Hanging Blimp, Tomie, Four x Four Walls e Intruder.
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Locandina di Junji Ito Maniac - prima stagione

Junji Ito Maniac

Titolo originale: Junji Ito Maniac: Japanese Tales of the Macabre

Anno: 2023

Paese: Giappone

Genere: animazione, horror

Casa di Produzione: Studio Deen

Distribuzione italiana: Netflix

Stagione: 1

Puntate: 12

Regia: Shinobu Tagashira

Sceneggiatura: Junji Ito, Kaoru Sawada

Montaggio: Autori vari

Musica: Yuki Hayashi

Attori: Autori vari

Trailer originale di Junji Ito Maniac – prima stagione

Junji Itō, fumettista della Prefettura di Gifu classe ’63, è considerato uno dei più influenti e talentuosi autori di manga facenti parte del genere horror, sapendo ben immergere, tramite i suoi dipinti e le sue storie, dentro un mondo da incubo pieno di follia e irrazionalità, dove il male sembra insorgere, senza una vera motivazione, da dietro l’angolo. Nei suoi racconti orrorifici non c’è nessuna valida motivazione sulle azioni criminali e malvagie e le vittime sono solo vittime destinate a morire in maniera brutale. Tra le sue opere più influenti nel panorama fumettistico troviamo Tomie (1987), da cui è stata tratta una serie di otto film da lui stesso sceneggiati, Uzumaki (1998), Itō Junji Kyoufu Manga Collection, un’antologia dei suoi racconti autoconclusivi, e Il libro delle maledizioni di Soichi e Ito Junji’s Cat Diary: Yon & Mu. Dai suoi racconti di fantasmi e di sangue, lo Studio Deen ne ha tratto una serie per omaggiare l’artista giapponese con la serie d’animazione antologica Junji Ito Maniac, composta da dodici episodi per andare a narrare venti storie piene di terrore. La serie è disponibile dal 19 gennaio 2023 su Netflix e saprà spaventarvi?

Trama di Junji Ito Maniac

Vicende paranormali, racconti oscuri di fantasmi e di omicidi. Si parte con la storia di un gruppo di fratelli egoisti che hanno intenzione di effettuare una seduta spiritica per rivedere i loro amati e defunti genitori. Si continua poi con racconti incentrati su teste mozzate omicide, uno strano venditore di gelati, labirinti alquanto pericolosi, tunnel e luoghi misteriosi connessi a mondi sovrannaturali o con portali diretti nell’altra dimensione, il tutto per terminale con la storia di un gatto speciale, quella di una ragazza con svariati strati di pelle e della studentessa Tomie con un doppio volto malefico e brutale. Un’immersione a 360° nel mondo artistico di Junji Itō.

Fotogramma di Junji Ito Maniac - prima stagione
Fotogramma di Junji Ito Maniac – prima stagione

Recensione di Junji Ito Maniac

Nel 2019 lo Studio Deen creò una prima trasposizione televisiva – seriale incentrata sul mondo del mangaka Junji Ito, attraverso la creazione di una serie televisiva intitolata Junji Ito Collection, edita a livello globale, nella sola lingua inglese e giapponese, sulla piattaforma Crunchyroll dal gennaio 2018, per un totale di dodici episodi, più due speciali dedicati a Tomie. Rifacendoci a questa esperienza, lo Studio Deen realizza un progetto più ambizioso dal titolo Junji Ito Maniac, che ripropone la medesima struttura narrativa della precedente serie, ovvero con episodi composti da due fiabe oscure per la durata di circa ventidue minuti, a eccezioni di alcune, rare, puntate composte da un singolo racconto, come la 01×01 “Gli strani fratelli Hikizuri”, una storia con venature ironiche dal sapore grottesco – spiritico. Il sapore ironico non è però una caratteristica inusuale all’interno di Junji Ito Maniac, ma si dimostrerà come uno degli elementi di forza del prodotto, che si ergerà sul lato più malsano dell’ironia, un umorismo che darà allo spettatore un senso di profondo malessere e terrore, attraverso dei personaggi come Kôichi, un essere buffo con i suoi chiodi in bocca che, nonostante una sua aura ironica, possiede un lato assolutamente inquietante, nella sua assoluta stravaganza, risultando l’emblema della stessa serie d’animazione, non a caso i crediti finali ci mostrano una sigla ritraente, proprio, questo personaggio. Rimanendo sull’ironia – oscura non possiamo che non citare gli inquietanti post – credit, breve scene con voce narrante che ci vanno a introdurre, attraverso un tono oscuro e misterioso, le storie che andremo a conoscere nel prossimo episodio.

Le venti storie sono assolutamente bizzarre, immettendo lo spettatore entro situazioni assurde e al limite del ridicolo, un ridicolo che però, ad eccezione di alcune storie alquanto poco interessanti (The Thing that Drifted Ashore o Gli strani fratelli Hikizuri), si trasforma in orrore, in una tensione e in una grande inquietudine in grado di donare allo spettatore un senso di ansia e di angoscia per l’intero episodio. Lo stile narrativo adottato è dunque quello di scegliere delle storie che iniziano in situazioni assurde o quotidiane e che si trascinano dentro eventi mostruosi e inquietanti. Elemento, di connessione tra le intere storie, è la modalità di narrazione, in cui le storie sembrano possedere un finale spezzato, tronco, come se le vicende si concludessero sul più bello, ma ciò, invece di farci storcere il naso, diventa l’elemento di forza della serie, che ci lascia addosso un senso di malessere e di ansia riguardo al destino dei nostri personaggi, lasciati da soli dinanzi a una morte brutale e spaventosa. In Junji Ito Maniac non abbiamo mai un finale netto ma lo showrunner lascia aperta la porta dell’immaginazione allo spettatore, ma ciò che sappiamo è che all’interno di questa serie niente andrà bene, le vittime faranno tutte una morte orrenda e brutale, segnata da eventi assurdi e irreali che non vengono assolutamente spiegati all’interno della serie, dandoci un’unica dichiarazione: il male non è razionale ma è sempre dietro l’angolo, in attesa di nuovo sangue.

Kôichi in Junji Ito Maniac
Kôichi in Junji Ito Maniac

In conclusione

Junji Ito Maniac si muove su elementi prettamente sensazionali, con storie che ci trascinano dentro un climax ben preciso fatto d’ironia e di terrore. Non tutte le storie colpiscono lo spettatore, ce ne sono un paio che vi lasceranno perplessi per il loro non – sense, ma altre vi cattureranno disturbandovi nel profondo. Per una miglior visione della serie vi consiglio di visionarla in binge watching, in questo modo riuscirete a entrare, perfettamente, dentro l’atmosfera che lo Studio Deen ci ha proposto con una carrellata di corti che spaziano su più tematiche: dalla violenza fine a se stessa, fino alla sete di vendetta e alla malattia mentale, questa analizzata con due ottimi racconti come la Bulla e Library Vision.

Note positive

  • L’animazione
  • Le tematiche
  • La sigla e i post – credit
  • Il finale tronco di molti episodi

Note negative

  • Alcune storie non convincono: Gli strani fratelli Hikizuri, La stanza con quattro mura, Labirinto insopportabile, The Thing that Drifted Ashore, Mould
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 923

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