La grande strada azzurra (1957): Solinas e il suo amore per La Maddalena

La grande strada azzurra (1957): Solinas e il suo amore per La Maddalena 1

La grande strada azzurra

Titolo originale: La grande strada azzurra

Anno: 1957

Paese di produzione: Italia, Francia, Germania, Jugoslavia

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Ge. Si. Cinematografica, Play Art, Eichberg Film, Triglav Film

Distribuzione: Ge. Si. Cinematografica (Indipendenti regionali)

Durata: 92 minuti

Regia: Gillo Pontecorvo

Soggetto: Franco Solinas (dal suo romanzo “Squarciò”)

Sceneggiatura: Ennio De Concini, Gillo Pontecorvo, Franco Solinas

Fotografia: Carlo Montuori

Montaggio: Eraldo Da Roma

Musiche: Carlo Franci

Attori: Yves Montand, Alida Valli, Francisco Rabal, Umberto Spadaro, Terence Hill.

Trailer de La grande strada azzurra

Trama de La grande strada azzurra

“Perchè tra qualche anno nessuno nell’arcipelago saprà pescare come i figli di Squarciò!”

La grande strada azzurra

Un pescatore maddalenino, soprannominato “Squarciò”, è famoso per la pratica della pesca con le bombe. Questo lo renderà un personaggio scomodo nella comunità, e dopo l’acquisto di un gozzo sequestrato, si inimicherà i compaesani e la Guardia di Finanza, che gli staranno alle calcagna. I suoi figli, saranno sempre dalla sua parte, fino al tragico epilogo.

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Squarciò, (Yves Montand) e Rosetta (Alida Valli) in una scena del film

Recensione de La grande strada azzurra

Il film, è tratto dal romanzo “Squarciò”, dello sceneggiatore e scrittore sardo Franco Solinas, nativo di Cagliari.

La storia è ambientata nel meraviglioso arcipelago di La Maddalena, a nord nella Gallura, in Sardegna, dove lo scrittore ha vissuto per gran parte della sua vita. Tuttavia, il film fu girato a Istria, per motivi burocratici. La differenza di location è visibile, tuttavia, i paesaggi d’Istria e quelli di La Maddalena si somigliano e un occhio meno attento potrebbe non notarne la differenza. Detto ciò la pellicola è un viaggio nel cuore della vita maddalenina del secondo dopoguerra, descritta minuziosamente da Pontecorvo, tramite una regia attenta e cauta, capace di mostrare ogni piccolo dettaglio dell’arcipelago e dei suoi abitanti, e una scrittura coinvolgente e precisa. Ne La grande strada azzurra infatti, sono descritte molte scene di vita quotidiana, tra cui i lavori nelle cave di granito, punto saldo della storia dell’isola.

Pontecorvo riesce a teletrasportarci con le sue inquadrature direttamente a La Maddalena, esaltandone ogni scorcio, ogni scoglio, ogni sfumatura del mare e ogni suono ambientale, che rendono magico ogni secondo di pellicola. Se si è nati o si ha vissuto in un luogo come quello che descrive il lungometraggio non si può che non venire trasportati dalle immagini del film: il sale sul legno caldo dei gozzi, i suoni dei motori, il sole che picchia sul mare, che lo fa apparire come un manto di cristallo, gli scogli bagnati, e i piedi nudi su di essi. Immagini che aiutano lo spettatore a immergersi nella storia. In supporto della regia abbiamo la fotografia di Montuori, pulita e naturale, capace di esaltare ogni paesaggio e stato d’animo dei personaggi. Le musiche di Carlo Franci, ci coccolano con note dolci nel viaggio di Squarciò.

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Squarciò e suo figlio Bore in una scena del film

La grande strada azzurra è una storia di lotta e di sopravvivenza, filtrata da un tono drammatico ma poetico, che esalta i temi affrontati. Squarciò è un uomo solo contro un’intera comunità, che trova sempre il coraggio e la forza di reagire, come nella famosa scena del recupero del motore, dove Squarciò affonda la sua stessa barca per fuggire della Finanza, e dopo si immerge per recuperarne il motore, sotto gli occhi spaventati dei suoi figli, Tonino e Bore, e noi spettatori come loro, rimaniamo con il fiato sospeso. Le tensioni tra Squarciò e i compaesani si manifestano a tal punto da sfociare in violenza fisica, come nella scena dove Squarciò viene picchiato in gruppo sugli scogli, davanti ai suoi figli. Il retaggio di Squarciò si mostrerà poi nel finale, quando ormai è solo contro il mondo, e salpa per l’ultima battuta di pesca con i suoi figli. Il finale del film è quindi un tragico, ma paradossalmente poetico, epilogo di un viaggio di lotta e di rivalsa. Qui, abbiamo una delle frasi più belle del film:

“S’è messo il vento. Maestrale. Peccato, era una grande giornata per pescare. Come pescavo io…”

La grande strada azzurra

Il film è tra i più belli di Pontecorvo e Solinas, coppia storica del cinema italiano. Nel 1958 ha vinto il Premio “Giovani Registi” al Festival Internazionale Del Cinema Karlovy Vary. La grande strada azzurra inoltre risulta fondamentale per l’eredità di Solinas, poiché con Squarciò ha raccontato una realtà che probabilmente nessuno avrebbe mai raccontato. Lo scrittore ha messo così nel suo Squarciò tutto l’amore e la devozione verso l’isola di La Maddalena, terra che lo ha accolto e amato. Squarciò è un viaggio di sola andata per amare l’arcipelago e la sua storia. Questo amore tra Solinas e La Maddalena è da sempre corrisposto, ed è proprio a La Maddalena che verrà istituito il Premio Solinas, nel 1985.

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Franco Solinas a La Maddalena

Note positive

  • Toni drammatici
  • Trama lineare
  • Ottime interpretazioni

Note negative

La location del film non è la stessa dove sono state eseguite le riprese e si nota.

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