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La grazia
Titolo originale: La Grazia
Anno: 2025
Nazione: Italia
Genere: Drammatico
Casa di produzione: The Apartment, Numero 10, PiperFilm
Distribuzione italiana: PiperFilm
Durata: 131 minuti
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Fotografia: Daria D’Antonio
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Musiche: AA. VV.
Attori: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Giovanna Guida, Alessia Giuliani, Roberto Zibetti, Vasco Mirandola, Linda Messerklinger, Rufin Doh Zeyenouin
Trailer de “La grazia”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Nelle sale italiane da giovedì 15 gennaio 2026 e presentato come film d’apertura dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “La grazia” è l’undicesimo lungometraggio diretto dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino, sua settima collaborazione con l’attore napoletano vincitore della Coppa Volpi, Toni Servillo.
A distanza di pochi mesi dalla distribuzione di “Parthenope”, Sorrentino è sbarcato nella laguna di Venezia lasciando che sul film aleggiasse un fitto alone di mistero, limitandosi a parlarne vagamente come una storia d’amore e a far trapelare un’immagine del protagonista spalle alla macchina da presa.
Durante il periodo natalizio, qualche settimana prima che Piper Film lo immettesse ufficialmente nel circuito cinematografico, “La grazia” è stato presentato al grande pubblico con speciali proiezioni mattutine in molte sale d’Italia.
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Trama de “La grazia”
Mariano De Santis (Toni Servillo) è un anziano Presidente della Repubblica, vedovo e fervente cattolico. Condivide le questioni più delicate con la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), stimata giurista come lui. Giunto al termine del suo mandato, è travolto da una profonda crisi morale quando deve scegliere se concedere la grazia a due persone condannate per omicidio.
Recensione de “La grazia”
Paolo Sorrentino è un ottimo autore! In più di un’occasione, il suo maggiore difetto è coinciso con la presa di consapevolezza del suo grande potenziale artistico. Un’eccessiva pomposità, riscontrabile tanto nella messa in scena quanto in scrittura, ha nascosto le sue opere dietro una fastidiosa patina di ricercata sacralità. In quest’ottica, il recente “Parthenope” o il premio Oscar “La grande bellezza” ne sono esempi tipici.
Con “La grazia”, lo stesso Sorrentino ci proietta immediatamente in un contesto istituzionale: nella quotidianità di un Presidente della Repubblica durante gli ultimi mesi del suo mandato. Qui, la complessità lessicale, seppure lontana dal linguaggio comune, non appare avulsa o addirittura sgradevole, bensì perfettamente confacente a un luogo formale per definizione, in cui è difficile attendersi un clima caldo e familiare.
Per certi versi, il tono dei dialoghi ne “La grazia” si mantiene alto e ricercato. Tuttavia, proprio quando sarebbe lecito aspettarsi una rappresentazione rigida e austera delle più alte cariche governative, Paolo Sorrentino sceglie di spezzare la ritualità e rompere ogni convenzione.
Il regista partenopeo pone uno straordinario Toni Servillo nei panni di un capo dello Stato dichiaratamente frutto della fantasia, lontano da qualsiasi personalità storica realmente esistita. Il suo personaggio ci sembra atipico non in quanto uomo, non perché le sue scelte siano sbagliate o discutibili, ma emerge come anomalo in merito al suo ruolo di Presidente. Preferire Guè alla musica classica non è raccontato come una mera trasgressione, ma una naturale decostruzione di una carica cerimoniale da sempre descritta come imperturbabile.
Così, viene presentato un mondo dove qualcosa ci appare fuori posto, seppure nulla possa davvero essere valutato come sbagliato. Anche la soluzione più ovvia, se lontana dai binari della presunta normalità, non viene presa realmente in considerazione.
Il vero contraltare del Presidente è la figlia Dorotea, interpretata da una splendida Anna Ferzetti. Non dismette i panni istituzionali: si pregia di una sofisticata professionalità, incrinandosi solo di fronte ai legami familiari. Sfavorita in termini di minutaggio, impone comunque una presenza scenica di grande forza e iconicità. Al suo fianco, il personaggio di matrice felliniana interpretato da Milvia Marigliano: stravagante per come si pone e per come appare, sboccata, diverso da qualsiasi altro carattere della narrazione.
A questo punto si manifesta un Paolo Sorrentino spiccatamente ironico che, non rinunciando a piani sequenze o carrelli visivamente suggestivi, lascia la propria impronta di grande regista in una narrazione che non risente di quella retorica non necessaria. Nonostante, quindi, il racconto per immagini si colleghi brillantemente all’apparato sonoro senza emergere come inutilmente ricercato, la sceneggiatura non è scampata a un eccessivo didascalismo, riconducibile a sequenze sin troppo asservite alla comunicazione di un messaggio già chiaro e ben definito.
Ne “La grazia”, la visione sorrentiniana del mondo appare decisamente ottimista, forse oltre misura. Secondo il regista stesso, il Presidente di Toni Servillo è l’incarnazione di un uomo d’amore, protagonista di un film sul dubbio, sulla responsabilità e su un dilemma morale: concedere o meno la grazia a due persone condannate per omicidio. Le decisioni assunte da Mariano De Santis riguardano problemi etici, non matematici; seguono una logica emozionale; non rigorosa.
“La grazia” incarna il cinema di Paolo Sorrentino più di quanto siano riusciti titoli rinomati e vincitori di premi. Differentemente da “È stata la mano di Dio”, segnalandone la spiccata vena autobiografica, l’undicesima fatica dell’autore napoletano è proiettata in un contesto in cui i difetti della sua filmografia diventano implicitamente parte del racconto.
In conclusione
Ne “La grazia”, un Paolo Sorrentino ironico e sagace spezza ogni convenzione e decostruisce le più alte cariche dello stato dalla loro consueta formalità. Il regista non irrompe nella narrazione con la solita e inutile ricercatezza visiva, pur mettendosi in risalto come un ottimo autore. Il duo Toni Servillo Anna Ferzetti emerge nella sua splendida complicità. Non manca, tuttavia, un eccessivo didascalismo nella sceneggiatura.
Note positive
- Il cast
- La regia non invasiva di Paolo Sorrentino
- La rappresentazione della classe politica
- Riflessione etica su responsabilità e dilemmi morali
Note negative
- A tratti didascalico
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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3.8
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