La persona peggiore del mondo (2021) – Ode all’incostanza

La persona peggiore del mondo

Titolo originale: Verdens verste menneske

Anno: 2021

Paese: Norvegia, Francia, Svezia, Danimarca

Genere: commedia, sentimentale

Casa di produzione: Oslo Pictures, MK2 Productions, B-Reel Films, Arte France Cinéma, Memento Distribution, Arte France, Norwegian Film Institute, Danish Film Institute, Swedish Film Institute

Distribuzione: Teodora Film

Durata: 2h 8min

Regia: Joachim Trier

Sceneggiatura: Joachim Trier, Eskil Vogt

Fotografia: Kasper Tuxen

Montaggio: Olivier Bugge Coutté

Musiche: Ola Fløttum

Attori: Renate Reinsve, Anders Danielsen Lie, Herbert Nordrum, Maria Grazia Di Meo, Mia McGovern Zaini, Hans Olav Brenner

Trailer italiano de La persona peggiore del mondo (2021)

C’è in Norvegia un regista che, film dopo film, è riuscito a scavarsi un posto di rilievo nei cuori delle nicchie cinefile, ottenendo riconoscimenti e attenzione sempre maggiori. Si tratta di Joachim Trier che, dal sorprendente esordio Reprise, al potente Thelma, ha proseguito un percorso autoriale che lo ha condotto fino a “La persona peggiore del mondo”, film del 2021 presentato al Festival di Cannes (dove la protagonista Renate Reinsve ha vinto il Premio per la migliore interpretazione femminile) che, facendosi amare in tutto il mondo, è arrivato a ottenere ben due candidature agli Oscar: Miglior Film Internazionale e Miglior Sceneggiatura Originale. Il film è stato distribuito nelle sale italiane da Teodora Film a partire dal 18 Novembre 2021.

Trama La Persona peggiore del mondo (2021)

Un prologo, dodici capitoli e un epilogo che raccontano quattro anni della vita di Julie, neo-trentenne alle prese con mille incertezze sul proprio futuro lavorativo e sentimentale.

Recensione La persona peggiore del Mondo (2021)

Grande cinema arriva dal Nord Europa dal 2020. Ed ecco che, dopo l’Oscar per miglior film internazionale al danese Another Round, nel 2022 è l’anno in cui troviamo nella cinquina The Worst person in the world (che ottiene anche una pesantissima nomination per la sceneggiatura). Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile che un film norvegese (o, banalmente, non americano) arrivasse a scalfire le roccaforti hollywoodiane insediandosi in una qualunque categoria che non fosse quella dedicata al Miglior Film Internazionale. Il terremoto di due anni fa chiamato Parasite sembra aver spianato la strada per una maggiore apertura al cinema internazionale nelle categorie maggiori. Si pensi anche alla candidatura agli Oscar 2022 dove troviamo nella categoria Miglior Film e Miglior Regia lo splendido film giapponese Drive my Car. Tutto ciò può essere solo un bene, si spera però che non sia soltanto un fuoco di paglia di breve durata.

In ogni caso non stupisce che The worst person in the world abbia toccato i cuori di tutto il mondo. Il film di Trier è un instant-cult, capace sin dalla prima inquadratura di creare un immaginario fortissimo e iconico, la Julie magistralmente interpretata da Renate Reinsve è un personaggio in cui qualunque millennial può riconoscersi.

Julie: l’anima del film

L’ansia, la pressione, la voglia di vivere che contrasta con la paura di farlo: sono queste le sensazioni che si mescolano nell’anima di Julie, così vitale e così insicura. Trier scrive un film che sa essere scomodo, disarmante, che non ha paura nel mostrarsi in scene di forte erotismo. The worst person in the world vive in una Julie con mille scompensi, continuamente incerta ma che finisce col farsi amare dallo spettatore proprio per il suo essere incostante, fragile, anche sbagliata a volte. La scommessa (vinta) di Trier era restituire un personaggio che ondeggia continuamente, così come ondeggia la narrazione di un film che come un’anima in tempesta sa spostarsi su registri sempre diversi con una naturalezza che ci dimostra la maestria dell’autore norvegese (non che ci fossero dubbi dopo le sue precedenti opere, già molto sperimentali e radicali nella maniera di veicolare cinematograficamente le loro idee). Ad accompagnare Julie nel suo viaggio vi sono due personaggi maschili: l’Aksel di Anders Danielsen Lie e l’Eivind di Herbert Nordrum. In un racconto che comunque mantiene sempre il suo centro intorno a Julie, Trier regala momenti importanti e significativi ai due (e qui va fatto un ulteriore plauso alla capacità di narratore di Trier che è capace di amalgare storie minori di persone diverse, pur non perdendo mai il filo della storia principale: Julie)

Fotogramma de La persona peggiore del mondo
Fotogramma de La persona peggiore del mondo

The worst person in the world ricorda allo spettatore che nonostante il tempo sfugga fra le dita e non si misuri più in oggetti collezionati forse è proprio il percepire gli attimi come sfuggenti a renderli così puri, così veri, così belli. Il cielo rosato di Oslo risplende e Julie piange. Sempre spettatrice della sua vita, inadatta, inadeguata, incostante, impaurita. Chiunque, per un motivo o per l’altro, si è sentito la persona peggiore del mondo, cercando qualcosa che non riusciva a trovare e finendo col ferire chi gli stava accanto. Nel pianto di Julie può rivedersi chiunque, nelle sue paure per il futuro può ritrovarsi una generazione intera, nella sua incostanza si legge un tormento generazionale.

Julie la persona peggiore del mondo
Julie in “La persona peggiore del mondo”

In un mondo in cui il cinema mainstream americano si adagia troppo spesso su schemi e concetti ormai atrofizzati, presentando storie e personaggi troppo lontani dal presente e dal mondo in cui lo spettatore realmente vive, The Worst person in the world ricorda a tutti che c’è altro cinema, altre anime in rivolta, altri attimi d’inquietudine giovanile che ancora in pochi hanno toccato. Renate Reinsve incanta divenendo simbolo di un intero popolo d’impauriti e dispiace pensare che, nonostante se ne parlasse, non sia riuscita ad arrivare alla candidatura all’Oscar come miglior attrice (resta forte ritrosia ad aprirsi al cinema internazionale nelle categorie che riguardano la recitazione). Ma le candidature e i premi passano, ciò che resta è un cinema stupendo, libero da ogni preconcetto, solo apparentemente minimalista ma in realtà dalla costruzione scenica potentissima, che sperimenta con toni continuamente fluttuanti fra dramma e commedia e regala attimi di abbacinante bellezza su una Oslo che viene continuamente ammirata da Julie, uno dei personaggi più incisivi degli ultimi anni di cinema, una donna che sente di essere la persona peggiore del mondo ma è in fondo meravigliosa. Perché Julie lo è, meravigliosa. E il film di Trier non può che lasciarci incantati.

Note positive

  • Joachim Trier si conferma uno dei registi più talentuosi nel panorama contemporaneo.
  • Renate Reinsve incanta, la sua Julie è un personaggio capace di entrare nel cuore di tutti.
  • Il film assume i tratti di manifesto generazionale.

Note negative

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