La Petite (2023). La maternità surrogata e la perdita di un figlio 

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Trailer di La Petite

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il film “La Petite”, noto anche con il titolo di “The Baby”, è stato presentato in Francia all’Angoulême Francophone Film Festival il 22 agosto 2023. Si tratta di un lungometraggio che mescola commedia con toni drammatici, scritto e diretto dal cineasta francese Guillaume Nicloux. Il film è basato sul romanzo “Le berceau” della scrittrice Fanny Chesnel. La colonna sonora della pellicola è composta dalle musiche del noto compositore italiano Ludovico Einaudi. In Italia, il film è stato distribuito nei cinema a partire dal 18 gennaio 2024 grazie a Movies Inspired e Circuito Cinema.

Trama de La Petite

Joseph, un uomo anziano, sta facendo delle restaurando un mobile nella sua officina casalinga quando riceve una terribile notizia al telefono: suo figlio e il suo compagno sono morti in un incidente aereo. La notizia sconvolge profondamente Joseph e sua figlia Aude Siprien, che si trovano ad affrontare, pieni di dolore, questa grave perdita. Joseph scopre che suo figlio stava aspettando una bambina da una madre surrogata in Belgio. Mentre i genitori del fidanzato del figlio non sono interessati a rintracciare la donna e a occuparsi della bambina, Joseph si dimostra piuttosto interessato, sentendo per quel nuovo essere umano un profondo legame e una connessione con il proprio figlio perduto. Contro il volere di tutti, Joseph parte per Gand, una città belga, nella speranza di scoprire l’identità della donna che porta in grembo suo nipote. Una volta trovata, riuscirà a conviverla e a prendersi cura del bambino o a farsi riconoscere come nonno da questa nuova vita?

Fotogramma de La Petite (2023)
Fotogramma de La Petite (2023)

Recensione de La Petite

Se si riesce a superare il ritmo estremamente lento, che potrebbe far storcere il naso a una vasta fetta di pubblico, “La Petite” si rivela un lungometraggio elegante, intriso di stratificazioni tematiche basate su una profonda umanità. Questa umanità traspare immediatamente dalla scrittura efficace e mai banale dei due protagonisti, i quali non potrebbero essere più diversi. Da un lato c’è Joseph Siprien, un uomo con problemi economici che sente il bisogno di riappacificarsi con il figlio defunto, con cui aveva perso ogni legame. Dall’altro lato c’è la giovane Rita Vandewaele, una donna dal comportamento prettamente “realistico” che considera la gravidanza e la situazione che si è venuta a creare come un mero problema economico. Si disinteressa quasi completamente della vita che sta prendendo forma dentro di lei, come dimostrato dal suo costante bere, fumare e vivere la sua sessualità. Questo atteggiamento sottolinea che quella vita che sta prendendo forma in lei non le appartiene e, soprattutto, non è di sua responsabilità, ma solo un compito da portare a termine il prima possibile.

L’incontro tra questi due personaggi dà vita a uno scontro intimo, a un confronto tra due anime spezzate che devono trovare un posto nel mondo e, soprattutto, hanno un forte bisogno di riappacificarsi con sé stessi per rinascere interiormente. La pellicola si dimostra sotto molti aspetti un interessante viaggio di formazione per l’anziano Joseph, un sognatore che si immerge in un atipico road movie. Intraprende un viaggio folle dalla campagna di Bordeaux, dove trascorre il suo tempo restaurando oggetti di valore, fino alla grandissima e vivace città di Gand, il tutto per rintracciare una donna di cui possiede solo poche informazioni. Joseph è un po’ il sognatore della pellicola, un uomo folle che si avventura in un viaggio all’apparenza impossibile, spinto da due domande che lo tormentano dopo la morte del figlio: cosa ne sarà del bambino di suo figlio? Joseph è il nonno legittimo?

Non solo Joseph compie un viaggio di formazione, ma anche la giovane madre surrogata, attraverso la conoscenza di Joseph, intraprende un percorso di cambiamento, aprendo la sua mente a nuove possibilità ed emozioni. Tuttavia, la scrittura di questo arco di formazione è narrata in modo leggermente superficiale, a causa di una struttura filmica che si concentra in modo più preponderante su Joseph, interpretato magistralmente da Fabrice Luchini, che si fa carico dell’intera pellicola. Anche la performance della giovane Mara Taquin è apprezzabile, riuscendo a conferire vitalità al suo personaggio, nonostante la limitata profondità di sviluppo su carta.

Il pregio maggiore della pellicola è, senza ombra di dubbio, quello di affrontare una tematica raramente trattata: le problematiche legate alla gestazione per altri (GPA), ovvero la pratica di pagare una donna per portare in grembo il bambino di altri in cambio di una somma economica. Il film si focalizza, in particolare, sulle difficoltà che possono sorgere nel caso in cui i genitori paganti perdessero improvvisamente la vita. La domanda cruciale che si pongono i personaggi della pellicola è: cosa accade a questo bambino? Sarà dato in adozione o passerà alla famiglia dei genitori biologici? Inoltre, questi accetteranno di accogliere il figlio nato da una gestazione per altri anziché da un concepimento naturale? La tematica affrontata nel lungometraggio è piuttosto complessa, ricca di problematiche legislative, specialmente in paesi europei che non hanno ancora adottato leggi specifiche per queste situazioni. Il film si colloca in un periodo storico in cui esistono opinioni contrastanti sull’utero in affitto, con fazioni contrarie basate su motivi religiosi e naturalistici, e altre che accettano moralmente questo atto umano.

Il film presenta due famiglie che rappresentano le antitesi: da un lato Joseph accetta il bambino come suo nipote, mentre la famiglia del compagno del figlio non riesce a vedere la bambina come loro nipote. La tematica, seppur complessa, viene affrontata con un approccio profondamente umano, focalizzandosi meno sul lato burocratico e maggiormente su una narrazione dai toni fiabeschi e umano. Un elemento emotivo significativo è donato dalla colonna sonora di Ludovico Einaudi, che si integra bene con le scene visive della pellicola. Pur partendo da un evento traumatico come la perdita, il film si sposta verso un climax prettamente comico, in cui la dolcezza prevale sulla risata. La commedia si basa su una sottile ironia che induce uno sguardo sorridente a livello interiore più che esteriore.

I protagonisti de La Petite
I protagonisti de La Petite

In conclusione

“La Petite” emerge come un film che, sebbene possa inizialmente scoraggiare per il suo ritmo lento, si rivela essere un’opera elegante e ricca di stratificazioni tematiche incentrate sulla profonda umanità dei suoi protagonisti. L’incontro tra Joseph e Rita dà vita a uno scontro intimo tra opposti, culminando in un viaggio di formazione per l’anziano sognatore Joseph. La pellicola affronta la complessa tematica della gestazione per altri (GPA) con un approccio umano, sollevando domande significative sulla paternità e sull’accettazione di un bambino nato da questa pratica. Con una colonna sonora coinvolgente e una commistione di ironia e dolcezza, il film riesce a trasformare un evento traumatico in un’esperienza narrativa profondamente umana e, in ultima analisi, commovente.

Note positive:

  • Profondità tematica: “La Petite” affronta tematiche complesse e poco trattate, in particolare la gestazione per altri (GPA), offrendo uno sguardo approfondito e umano su questioni legate alla famiglia, alla genitorialità surrogata e alle complicazioni legali a essa collegate.
  • Scrittura efficace dei protagonisti: I due protagonisti, interpretati da Fabrice Luchini e Mara Taquin, sono ben scritti e presentano una profondità che aggiunge ricchezza emotiva alla trama. La differenza di prospettive tra i personaggi contribuisce alla complessità della storia.
  • Viaggio di formazione di Joseph: Il personaggio di Joseph intraprende un viaggio di formazione, sottolineando il tema della rinascita interiore e il desiderio di risolvere le proprie questioni personali. La narrazione del suo viaggio attraverso un road movie dalla campagna del Bordeaux al Gand è un elemento di interesse.
  • Approccio umano e tonalità fiabesca: Il film adotta un approccio umano nella narrazione, presentando tematiche complesse attraverso una tonalità fiabesca ed emotivamente coinvolgente. L’uso della colonna sonora di Ludovico Einaudi contribuisce ad accentuare l’elemento emotivo.
  • Interpretazione di Fabrice Luchini: La performance di Fabrice Luchini è lodata per la sua capacità di portare il peso dell’intera pellicola sulle sue spalle, incarnando il personaggio di Joseph in modo convincente e coinvolgente.

Note negative:

  • Il ritmo estremamente lento potrebbe rappresentare una sfida per una fetta più ampia di pubblico, potenzialmente scoraggiando alcuni spettatori.
  • La superficialità nell’arco di formazione di Ivana potrebbe aver limitato la piena esplorazione di un personaggio che, se sviluppato in modo più approfondito, avrebbe potuto arricchire ulteriormente la trama.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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