La Stanza (2020): Un ambientazione al di fuori del tempo

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La Stanza

Titolo originale: La Stanza

Anno: 2020

Paese: Italia

Genere: Thriller

Produzione: Lucky Red

Distribuzione:  Lucky Red, Prime Video

Durata: 86 min

Regia: Stefano Lodovichi

Sceneggiatura: Stefano Lodovichi, Francesco Agostini, Filippo Gili

Fotografia:Timoty Aliprandi

Montaggio: Roberto Di Tanna

Musiche: Giorgio Giampà

Attori: Guido Caprino, Camilla Filippi, Edoardo Pesce, Romeo Pellegrini

Trailer italiano de La Stanza

La stanza è un lungometraggio prodotto da Andrea Occhipinti e Lucky Red uscito direttamente su Prime Video a causa della pandemia globale del 2020. Alla direzione troviamo Stefano Lodovichi (Il suo primo film per il cinema si intitola Aquadro, del 2013), che sfrutta all’interno dell’opera filmica solo quattro attori (Guido Caprino, Camilla Filippi, Edoardo Pesce, Romeo Pellegrini) senza la presenza di comparse. Il tutto è ambientato all’interno di una singola location, un ex albergo.

La Stanza è un thriller psicologico con sfumature horror che si muove su rapporti ed equilibri famigliari delicati che vanno a svelare e rivelare, minuto dopo minuto, novità e colpi di scena. Difficile non spoilerare raccontando intenti e necessità che stanno alla base della scrittura di questo film ma molto del cuore de La Stanza è racchiuso nel suo finale.

Stefano Lodovichi

Trama de La Stanza

La mattina in cui Stella decide di togliersi la vita, alla sua porta bussa uno sconosciuto che sembra conoscerla fin troppo bene. Quando poi in casa arriva anche Sandro, l’uomo che ha spezzato il cuore di Stella, una situazione già complicata si trasforma rapidamente in caos.

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Camilla Filippi in La Stanza (2020)

Recensione de La Stanza

Una donna a piedi scalzi vestita con il suo abito bianco da sposa e il velo (interpretata dall’attrice Camilla Filippi) ha intenzione di suicidarsi buttandosi dalla finestra, con l’istanza narrante che ci mostra anche il suo anello di matrimonio della sua mano sinistra, con un particolare. Il tempo è brutto, fuori c’è un forte temporale con foschia e vento. Si sente in voce off il suono del campanello, prima breve, poi prolungato. E’ l’alba; La donna va ad aprire: all’ingresso c’è Giulio (Guido Caprino), un ragazzo dai capelli neri con gli occhiali e giaccone scuro, che dice di avere prenotato una stanza dal sito, ma la donna gli riferisce che è impossibile perché ormai è da tanto che non dà la possibilità ai clienti di affittare le camere. La donna decide comunque di offrirgli un bicchiere d’acqua come da lui richiesto, ma poi lo ospita, visto che il personaggio, alquanto misterioso, è a conoscenza del marito della signora, Sandro, che credeva di trovare nella dimora.

Le relazioni fredde dei personaggi  correlate all’ambientazione tetra e oscura danno al film un’atmosfera destabilizzante.  Giulio, mentre si accinge a cucinare, chiama anche la donna per nome, Stella (questo elemento viene enfatizzato dalla presenza della colonna sonora a tinte dark, propria del Thriller), e vuole instaurarci discorsi confidenziali, con il “tu”. Lo spettatore comprende che l’uomo ha un qualche legame di conoscenza con Stella, ed è compito del film illustrarci quali siano i loro rapporti.

Dopo avergli chiesto dove si trovi il figlio ( “Ho visto le foto all’ingresso”), lui le racconta che per due anni ha vissuto in Giappone in uno spazio piccolissimo, e che in quello stato è possibile perfino andare in un Coffee Shop e prenotare un parente come una mamma, pur sapendo  che non si tratti della sua vera mamma. Questo ci fa capire come Giulio sia una persona che necessita di affetto materno, non avendo più i genitori che sono morti molto tempo fa.

E’ con l’arrivo di Sandro (Edoardo Pesce), che se n’era andato di casa dopo aver lasciato Stella, richiamato da lei tramite messaggi perché l’ospite voleva salutarlo, che il film cambia rotta verso l’horror e il thriller, entrando nel vivo della storia.

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Camilla Filippi, Guido Caprino e Edoardo Pesce in La Stanza

Il lungometraggio, soprattutto nella prima parte, risulta troppo piatto e monotono, contornandosi sia di elementi importanti per la risoluzione della trama (Guido che guarda dal foro la stanza adiacente), con altri poco rilevanti (L’album fotografico di Guido, e lui che inizia a ballare sulle note della canzone di Umberto Tozzi “Stella stai”, in cui il titolo ricorda il nome della protagonista femminile). Alcune delle tematiche trattate sono le bugie di coppia (argomento che è presente nel cinema italiano come in Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese del 2016, seppur in tutt’altro contesto), e l’importanza del ruolo dei genitori per un bambino, soprattutto nella costruzione della visione della realtà del figlio, che non sempre è veritiera e oggettiva.

Il tutto è ambientato all’interno di un unica ambientazione che elimina la dimensione temporale della storia. L’albergo spoglio e privo di qualsiasi luminosità, rispecchiando l’animo stesso dei personaggi – mostrato metaforicamente anche dal temporale esterno – risulta interessante anche per andare a narrare in Italia quel genere thriller psicologico così poco trattato nel panorama cinematografico italiano. La “casa” richiama alla mente molte delle pellicole horror come The Others, La Casa oppure Shining, divenendo in tutto e per tutto un personaggio del film che però poteva essere mostrato e caratterizzato meglio all’interno della storia, ad esempio andando a mostrare più ambientazioni della dimora.

Con lo scenografo Max Sturiale e l’art director Adriano Cattaneo abbiamo lavorato sul definire il più possibile l’identità del nostro micro-mondo. Ci siamo ispirati al design morbido tipico dell’art nouveau senza però creare una casa totalmente liberty perché comunque l’identità del mondo non doveva fagocitare i nostri personaggi ma amplificarne le caratteristiche profonde e personali. Questa casa è come un personaggio che dorme da tantissimo tempo, un vecchio coperto di rughe, pieghe, stinto dagli anni e dai dolori del tempo che gode di una bellezza sfiorita, passata, aggredita dalle scosse della vita che lasciano segni, cicatrici dentro e fuori, sulle pareti, sui pavimenti, sulle vetrate.

Stefano Lodovichi regista de La Stanza

Il lungometraggio esplora, senza nessun approfondimento, anche il genere della fantascienza, con l’incursione del futuro che vuole mettere giustizia per un risentimento personale scaturito dal passato. Nella parte finale del film abbiamo uno spiegone di Giulio che ci racconta come sono andate le cose nella sua vita e il suo malessere, ma quello che riteneva giusto si è rivelato sbagliato. (Attenzione Spoiler) Stella comprende quindi che la decisione da fare è quella di andare nella stanza del figlio (Romeo Pellegrini) a dirgli “Ti voglio bene” e ad abbracciarlo. Il luogo chiave della stanza, se da un lato inizialmente possa risultare come un rifugio sicuro e protettivo dalle minacce del mondo esterno, dall’altra diventa ben presto un posto d’isolamento e di segregazione, senza amore. E’ grazie all’affetto, in questo caso della madre, che si può uscire dalla nostra stanza di solitudine e vivere le esperienze che il mondo ci offre, per diventare uomini.  Il film accenna quindi a una realtà parallela che può essere cambiata e al viaggio del tempo che però non trova una degna spiegazione all’interno della pellicola.    

Note positive:

  • La recitazione teatrale di Guido Caprino
  • La tematica della stanza

Note Negative:

  • La caratterizzazione debole dei personaggi di Stella e Sandro
  • La costruzione della sceneggiatura che fa in modo che la storia, per lo spettatore, sia poco realistica
  • Non viene approfondito il filone fantascientifico

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