Lamb (2021): un Thriller fantascientifico Folk islandese

lamb locandina

Lamb

Titolo originale: Dyrio

Anno: 2021

Paese: Islanda

Genere: Thriller

Casa di produzione: Black Spark film e tv

Distribuzione: A24

Durata: 106 minuti

Regia: Valdimar Jóhannsson

Sceneggiatura: Sjòn

Fotografia: Eli Arenson

Montaggio: Agnieszka Glinska

Musiche: Pòrarinn Guonason

Attori: Noomi Rapace, Hilmir snaer Gudnason, Bjorn Hlynur Haraldsson, Ingvar Sigurdsson

Il trailer di Lamb

La trama di Lamb

Maria (Naomi Rapace) e Ingvar (Hilmir snaer Gudnason), passano le giornate ad accudire il loro pascolo, in una fattoria nella perduta landa di una località dell’Islanda. Quando per una misteriosa circostanza, scopriranno che uno dei loro animali, ha deposto un ibrido con la testa di pecora e il corpo da bambino, la loro vita cambierà, passando dall’iniziale gioia alla disperazione più totale.

La recensione di Lamb

Presentato nell’edizione appena conclusa dell’evento Alice nella città, oltre che vincitore del prestigioso premio del pubblico, conosciuto come “Certain Regard” al festival di Cannes 2021, la pellicola “Lamb” cattura cosi gli onori e i favori della critica, per la sua stilistica e tematica originalità, affrontando il fantastico in modo alquanto personale. Un’opera prima, che guarda oltre il genere a cui decide di categorizzarsi, spaziando per il thriller, assumendo a sua volta sembianze a tratti vagamente Horror, che vanno con il passare dei minuti perdendo di consistenza contenutistica, oltre che di rappresentazione scenica. Il film però, nel suo modo di concepire l’arte esplicativa dell’oscuro mistero, riesce a enfatizzare al suo meglio quelli che sono gli elementi fondamentali, che alimentano un folklore come quello islandese, che nella genesi si discosta di molto, dalla visione Europea dell’arte a cui siamo abituati. Ciò permette alla pellicola di descrivere tramite metafore, cosa voglia dire per l’essere umano relazionarsi con la natura, accogliendo faticosamente le redini dell’egoismo e del dolore, come tasselli fondamentali che formano la più semplice delle esistenze.

Il centro nevraglico di Lamb, gira intorno alla figura di Maria e Ingvar, che durante le loro giornate di routine quotidiana nella nebbiosa e a tratti solare Islanda, vivono monotonamente una vita votata, nonostante la loro vicinanza, al distacco emotivo ed empatico più puro, riflettendosi poi saggiamente nell’ambiente isolato in cui agiscono, dove i silenzi fanno più rumore di qualsiasi suono, facendoci accorgere di un passato dolore ancora irrisolto. Un equilibrio che come un toccasana, verrà spezzato inizialmente in modo positivo, dall’arrivo di una creatura metà umana metà animale, che saprà portare nuova linfa e un concreto senso di vivere nelle loro vuote vite. Quindi dai visi torvi e pensanti, passiamo a una gioia visibile dello stare al mondo, con un mancato figlio da crescere ed educare. Ben presto però si accorgeranno, i nostri protagonisti, che questo nuova creatura, vista come collante risolutivo nelle loro vite, è soltanto una mera illusione, che per un volere esterno verrà inspiegabilmente richiamata alla sua originale natura, allontanandosi così dal mondo artificiale umano, al quale fino ad’ora era appartenuta. Da li in poi, un crescente serie di eventi porteranno la situazione a destabilizzarsi, fino a un finale che non risparmia nessuno, neanche il senso della narrazione, perdendosi in una motivazione degli eventi, che risulta assente e non spiegata fino in fondo, celandosi dietro al concetto di fantasia, un po troppo abusivamente.

Nota di merito però va a Noomi Rapace, conosciuta per aver partecipato a svariati film oltreoceano, che con la sua attraente gracilità interpretativa, lega il suo personaggio a una visione mistica e fantastico della realtà, donando al senso della narrazione un visione metaforica e letterale.

Note positive

  • Interpretazione di Noomi Rapace
  • Il coraggio del genere fantastico
  • Il paesaggio dell’Islanda

Note negative

  • Motivazioni assenti negli eventi
  • Poca linearità nella narrazione
  • Finale
  • Poca presenza dell’horror

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