Le dichiarazioni di Paul Verhoeven su Benedetta (2021)

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Alla fine del XVII Secolo l’Italia è devastata dalla peste. Benedetta Carlini entra come novizia nel convento di Pescia, in Toscana. Fin dalla sua più tenera età, era stata notata per aver compiuto dei miracoli. Il suo ingresso nella comunità monastica stravolgerà radicalmente la vita delle sue consorelle.

Sinossi ufficiale

Il regista controverso Paul Verhoeven ci catapulta dentro una storia della forte impronta attuale e misticistica con la sua opera Benedetta (2021), presentata a Cannes 2021 e trattante un personaggio storico poco conosciuto sul suolo italiano come Benedetta di Pescia, una suora assolutamente poco convenzionale, che vive tra santità e follia. Il cineasta di Elle ha scoperto questa vicenda grazie al sceneggiatore Gerard Soeteman, come lui stesso ha dichiarato:

Me l’ha fatta scoprire il mio sceneggiatore olandese Gerard Soeteman, che mi aveva regalato il libro di Judith C. Brown, Atti impuri: vita di una monaca lesbica nell’Italia del Rinascimento, scritto circa trent’anni fa. Successivamente abbiamo cominciato a lavorare insieme all’adattamento di questo libro, ma avevamo idee radicalmente opposte sul tema della sessualità, sul finale e su altre questioni. Avendo lavorato insieme per cinquant’anni, eravamo già andati incontro ad alcune divergenze, ma qui non riuscivamo proprio a trovare un punto di incontro. Gerard ha gettato la spugna e io ho dovuto rivolgermi al mio sceneggiatore americano David Birke, che aveva scritto ELLE. David venne da me a L’Aia per discutere sul libro della Brown e decidere quali scene inserire nel film. Così decidemmo di aggiungere nel finale la sequenza di una rivolta che nel libro era assente. Poi David scrisse la sceneggiatura, trovando un magnifico equilibrio tra religione, sessualità e intrighi politici nella Chiesa… Cosa tutt’altro che facile da realizzare.

Mi interessava raccontare, di questa vicenda, la sua unicità. Judith C. Brown la scoprì per caso mentre stava facendo delle ricerche negli archivi storici di Firenze per un altro progetto. Aprendo una scatola trovò il verbale completo del processo di Benedetta svoltosi agli inizi del XVII Secolo e ne rimase molto colpita. È un documento raro in quanto non si conoscono altri processi a donne lesbiche nella storia del cristianesimo. Inoltre, mi ha colpito l’accuratezza con cui il processo e il libro descrivono la sessualità. Nel manoscritto originale, il cancelliere del tribunale era talmente scioccato dai dettagli sessuali descritti da Bartolomea, la suora che andava a letto con Benedetta, che non riusciva più a redigere correttamente il verbale! Lasciava spazi vuoti e cancellava parole per poi riscriverle… Bartolomea racconta con dovizia di particolari come le due suore si leccassero a vicenda. È davvero molto interessante. Il terzo elemento che mi ha spinto a realizzare questo film è che Benedetta era una donna del XVII Secolo che aveva acquisito un vero potere, sia all’interno del suo convento di suore teatine sia nella città di Pescia. Benedetta fu famosa sia come santa che come badessa del convento. Raggiunse posizioni di potere grazie al suo talento, alle sue visioni, ai suoi intrighi, alle sue bugie e alla sua creatività e riuscì a farlo in una società totalmente maschilista. A quell’epoca la donna non aveva alcun valore, se non come oggetto di piacere sessuale e riproduttivo per l’uomo. Il potere le era assolutamente negato.

Con questa storia hai voluto mostrare anche il conflitto tra la fede, che è qualcosa di intimo, e il clero, come sistema di potere?

All’origine non avevo intenzione di farlo, ma questo tema è comunque una componente intrinseca della storia di Benedetta. Analizzando la sua vicenda ci appare chiaro che fosse una fervida credente: anche ammettendo che le sue visioni di Gesù fossero “autentiche”, si trattava comunque di un mezzo per raggiungere il suo scopo. Benedetta credeva sinceramente di essere la sposa di Cristo e lo “vedeva” sempre come un pastore che guida il suo gregge, secondo l’iconografia del Vangelo di San Giovanni. Dal momento in cui Bartolomea entra in convento, una porzione di circa sessanta minuti di film viene dedicata al progressivo sviluppo della loro storia d’amore saffica. Quando Bartolomea infila un dito fra le natiche della sua amante, Benedetta è colpita dalla visione dei serpenti, nella quale l’animale rappresenta Bartolomea: un pericolo, un peccato mortale da evitare categoricamente. Il sesso tra donne era rigorosamente vietato e dunque Benedetta “vede” Gesù, che le dice che deve resistere a Bartolomea e restare con lui. A questo punto Benedetta è ancora coerente all’ortodossia religiosa della sua epoca: obbedisce a Gesù e rispetta il divieto. Punisce addirittura Bartolomea costringendola a immergere la mano nell’acqua bollente, in una dimostrazione pratica dell’aforisma: “chi ben ama, ben castiga”. Ma, alla fine, è l’attrazione erotica a vincere. Così Benedetta ha un’altra visione, in cui Cristo le dice che le apparizioni precedenti erano quelle di un falso Gesù, di un impostore. Questo accade perché le visioni di Benedetta la spingono in direzioni opposte a seconda delle circostanze! Più tardi, in un’altra visione, Gesù ordina a Benedetta di denudarsi, spiegandole che non deve provare vergogna. Le visioni di Benedetta le forniscono ciò di cui lei ha bisogno, in quanto la donna possiede un suo Gesù tutto personale, che è costantemente dalla sua parte. Ovviamente, quel Gesù è una creazione del suo cervello, visto che è la psiche di Benedetta a generare le visioni, anche se la sua fede è sincera. Dal mio punto di vista Benedetta si inventa fondamentalmente un Gesù che le permette di avere rapporti sessuali con Bartolomea.

Paul Verhoeven sul set di Benedetta (2021)
Paul Verhoeven sul set di Benedetta (2021)

Il film non ci dice mai se Benedetta sia una mistica squilibrata, una manipolatrice o entrambe le cose e, fino alla fine, non vuole svelare il mistero sulla natura più profonda della donna.

Probabilmente Benedetta è un po’ entrambe le cose. È consapevole dei suoi intrighi? È una manipolatrice in buona o in cattiva fede? In ATTO DI FORZA, la vicenda vissuta da Arnold Schwarzenegger è un sogno o è la realtà? Entrambe le interpretazioni sono valide e lo stesso dicasi per BENEDETTA. Due verità coesistono e il film non ci svela quale delle due sia la verità. Bisogna accettare che alcuni fatti possono essere visti secondo due prospettive differenti. In BASIC INSTINCT, l’assassino è Sharon Stone oppure l’altra ragazza? Non lo sappiamo. Credo che nella vita ci siano diversi modi di vedere le cose e che ognuno di noi abbia una verità soggettiva. Per questo motivo non voglio dare al pubblico la certezza che Benedetta sia veramente una mistica o una completa bugiarda. Ogni spettatore si farà una sua idea. Un buon esempio di questo dualismo si può vedere più avanti nel film, quando arriva la peste: Benedetta dice alla folla di Pescia che Gesù li proteggerà, poi ordina a un soldato di chiudere le porte della città, istituendo una sorta di lockdown! Questo conferma ancora una volta la sua duplice natura di credente e di politica.

Tornando al rapporto tra Benedetta e Bartolomea: hai voluto mostrare uno dei temi centrali della religione, ovvero la negazione del desiderio e del piacere sessuale e il rifiuto del corpo, in particolare di quello femminile?

La Chiesa non proibisce i rapporti sessuali, tranne ai membri del clero. Non ho realizzato questo film con l’obiettivo di attaccare la religione cattolica o qualsiasi altro sistema di credenze. Credo però che noi esseri umani siamo innanzitutto degli animali, dico bene? Abbiamo un corpo e degli istinti. Benedetta non riesce a resistere al richiamo della carne, ma perché dovrebbe resistergli? Sarebbe stupido farlo. Gli esseri umani sono fondamentalmente dei primati. Adamo ed Eva, la mela, il serpente, l’albero della conoscenza… Niente di tutto questo è realmente esistito! Io credo che il sapere sia una buona cosa, perché la scienza dice la verità, le leggende raccontano favole. Ecco come la penso… E naturalmente ciò emerge nel mio film. Mostro i divieti religiosi, legati soprattutto al sesso, ma non sono d’accordo con loro.

Tu mostri anche quanto questi divieti fossero ipocriti, visto che il Nunzio Apostolico probabilmente andava a letto con delle prostitute.

Non lo mostro, lo suggerisco… Così come suggerisco che la sua serva potrebbe essere incinta di lui. Sì, mostro l’ipocrisia e la corruzione delle autorità religiose. Per me, la battuta più interessante arriva nel finale, quando il Nunzio sta per morire. Chiede a Benedetta se andrà in paradiso o all’inferno. Dopo una pausa, lei risponde “In paradiso” e il Nunzio spira, dicendole: “Fino alla fine, tu menti”. Questo significa che il Nunzio non ha mai creduto alle visioni di Benedetta. Oppure non crede nella sua redenzione. Ancora una volta, non sappiamo chi abbia ragione e chi abbia torto, chi mente e chi dice la verità

Bartolomea è schietta, diretta e, rispetto al desiderio sessuale, si comporta come si comporterebbe una ragazza dei nostri giorni. Inoltre, è stata stuprata dai suoi familiari. È stata una scelta deliberata quella di renderla più carismatica di Benedetta?

Credo che in Europa Occidentale, specialmente nei Paesi Bassi, dove non esistono più molti credenti, Bartolomea sia vista probabilmente con più empatia. Non sono sicuro che sia così anche in altre parti del mondo, dove esistono movimenti religiosi radicali, come la chiesa evangelica negli Stati Uniti. Non dimentichiamo che il Segretario di Stato Mike Pompeo era un cristiano evangelico, così come l’ex vicepresidente Mike Pence. Gente come loro sente probabilmente più empatia con Benedetta che con Bartolomea. È interessante notare che la concezione evangelica ha le proprie radici nel Medioevo: l’uomo comanda la famiglia mentre la donna ha un ruolo secondario e la sua esistenza è subordinata alla soddisfazione del patriarca. Che nel 2021 esista ancora una simile concezione (comune fra l’altro a tutte le religioni) è davvero sconvolgente.

Parliamo delle attrici. L’interpretazione di Virginie Efira è fantastica. Immagino che tu l’abbia scelta dopo aver lavorato con lei in ELLE. Come hai scoperto, invece Daphné Patakia?

Riguardo a Efira sono rimasto colpito dalla sua interpretazione della moglie dello stupratore, un personaggio che prega prima di mettersi a tavola. Virginie l’ha interpretata in modo così serio e convincente che non avevo dubbi sul fatto che sarebbe stata perfetta nel ruolo di Benedetta. E avevo ragione: la sua interpretazione è magistrale e audace. Non è facile girare scene di sesso, sia per la troupe che per le attrici, ma tutti hanno fatto quello che c’era scritto sul copione, con grandissima professionalità. È andato tutto liscio, senza problemi o discussioni.

Per il ruolo di Bartolomea abbiamo fatto dei provini a una ventina di attrici e mi è sembrato ovvio che il ruolo spettasse a Daphné. Quello che mi piaceva di lei era la sua leggerezza, la sua frivolezza. Queste qualità mi sembravano importanti sia per il personaggio che per il film, in quanto rendeva le scene di sesso più accettabili e gioiose. In quelle sequenze porta moltissimo entusiasmo e spensieratezza, quasi con la frenesia di un cucciolo. Nel libro, Bartolomea è la principale testimone al processo di Benedetta. Racconta agli inquisitori di aver subito abusi da parte della suora che l’ha costretta ad avere rapporti sessuali con lei. Questo è uno dei principali cambiamenti che abbiamo apportato nel film. Credo che Bartolomea abbia mentito nella sua testimonianza per sfuggire alla punizione, e ho pensato che il film ci avrebbe guadagnato se fosse stata la donna più giovane a sedurre quella più anziana

All’interno del cast, Charlotte Rampling è la star dal curriculum prestigioso. Si inserisce molto bene nel film e interpreta Felicita con molta autorità naturale.

Charlotte ha certamente alle spalle un’illustre filmografia. Ho visto almeno una dozzina di suoi film, quindi conoscevo benissimo il suo lavoro di attrice. Mentre discutevamo del casting, è venuto fuori il suo nome ed è stato facile contattarla. Abbiamo avuto una conversazione, alla fine della quale, in modo molto elegante e sottile, ha detto: “Non vedo alcun motivo per cui non dovrei fare questo film”. Io ho replicato: “Bene, ma perché non dici semplicemente: ‘Facciamolo!’?” Lei ha risposto: “Ok, facciamolo!”. Charlotte è un’attrice così intensa, brava e credibile che può essere tutto ciò che si vuole: calorosa, distaccata… È davvero meravigliosa!

Se dovessimo sintetizzare BENEDETTA, potremmo dire che è un film sulla libertà e che parla anche dei nostri tempi?

Perché no? Si potrebbe dire così, certo, ma non l’ho concepito in questo modo. Quando si inizia un film, non sai perché lo stai realizzando, non ti poni questo tipo di domande… Come ho detto, sono stato attratto dall’audacia e dall’unicità di questa storia e dalla combinazione di cristianesimo e sessualità saffica. Mi interessava il personaggio e mi interessava la domanda: “Si possono manipolare le persone senza rendersi conto di manipolarle?” Inoltre, Gesù mi ha sempre incuriosito e ho persino scritto un libro su di lui. Questo film mostra il mio interesse per la religione e i miei dubbi sulle realtà religiose. Ho riflettuto a lungo su tutto questo, ma non ho mai pensato: “Farò un film sulla libertà”.

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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 892

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