Leave no Traces (2021): Jurek e la ricerca della verità

Locandina Leave no traces

Leave no Traces

Titolo originale: Żeby nie było śladów

Anno: 2021

Paese: Polonia

Genere: Drammatico

Produzione: Aurum Film, Les Contes modernes, ARTE

Produzione: Aurum Films (Leszek Bodzak, Aneta Hickinbotham), Les Contes Modernes (Patrice Nezan, Laurent Versini), Canal Polska (Małgorzata Seck, Alicja Gancarz), Background Films (Mikulas Novotny)

Durata: 160 minuti

Regia: Jan P. Matuszynski

Sceneggiatura: Kaja Krawczyk-Wnuk

Fotografia: Kacper Fertacz

Montaggio: Przemyslaw Chruscielewski

Musiche: Ibrahim Maalouf

Attori: Tomasz Zietek, Sandra Korzeniak, Jacek Braciak, Robert Więckiewicz, Sebastian Pawlak, Agnieszka Grochowska, Mateusz Górski.

Leave no traces, film polacco presentato in concorso alla 78° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, vede alla regia il cineasta Jan P. Matuszyński al suo secondo lungometraggio dopo la sua opera prima Ostatnia rodzina. Żeby nie było śladów si basa sull’omonimo romanzo di Cezary Łazarewicz, pubblicato nel 2016, il quale si rifà su una storia realmente accaduta all’interno della Polonia comunista degli anni ’80: l’uccisione di un giovane liceale, Grzegorz Przemyk, a opera delle forze dell’ordine.

I film sono uno strano tipo di specchio. Possono penetrare nelle pieghe più profonde dell’anima di una persona. Sia del protagonista sia dello spettatore. Ognuno può vedere un’immagine diversa riflessa in uno specchio, ed è in questa precipua caratteristica che risiede la bellezza del cinema. Questa è la libertà di cui abbiamo bisogno. Grzegorz Przemyk amava la propria libertà quando la polizia gli chiese di esibire la sua carta d’identità il 12 maggio 1983. Sapendo di non essere tenuto a mostrarla in quanto allora la legge marziale era stata abolita, non lo fece. Nessuno sa chi abbia inferto l’ultimo colpo fatale. Ha un non so che di kafkiano e ricorda altri casi contemporanei.

Jan P. Matuszyński

Trama di Leave no Traces

Un giovane studente liceale, Jurek, rimane coinvolto in un grave fatto di violenza da parte della polizia. Durante questo pestaggio, avvenuto in un controllo in commissariato, un suo amico perde la vita a causa delle percosse inflitte dalle forze dell’ordine. Jurek, l’unico testimone del pestaggio, insieme a Barbara, madre del deceduto Przemyk, cercherà giustizia ritrovandosi dentro un regime tirannico che mette in moto il suo apparato, dai servizi segreti ai tribunali, per annientare Jurek e trasformarlo nel nemico numero uno dello stato.

matuszynski (leave no traces)
Il protagonista Tomasz Zietek

Recensione di Leave no Traces

Leave no traces si rivela un apprezzabile prodotto di buona qualità visiva con forte capacità di confrontarsi col passato e riproporre uno dei grandi scandali della Polonia comunista come la morte di Grzegorz Przemyk. Il tutto per essere mostrato possiede una durata filmica mediamente alta (due ore e quaranta minuti) che però scorre con estrema facilità, senza ricadere all’interno di un appesantimento narrativo, nonostante si tratti di una storia e sceneggiatura assolutamente complessa e ricca di sottotrame. Indubbiamente l’assenza di pesantezza è dovuta alla regia, regia che tende a rendere invisibile la mano del regista Jan P. Matuszyński, che si dimostra in grado di rendere di facile comprensione l’evolversi delle vicende narrate, grazie anche ad un assenza di orpelli e movimenti di macchina artificiosi; proprio questa sua regia semplice riesce a donare all’opera un senso di chiarezza aumentando l’emotività della vicenda. Leave no traces si dimostra dunque un film che, nella sua semplicità, permette piena immedesimazione allo spettatore, il quale si ritrova coinvolto emotivamente nelle vicende del personaggio protagonista e nell’atmosfera della Polonia di fine ‘900. Da apprezzare anche l’ottima prova del giovane attore protagonista, Tomasz Zietek, ben calato all’interno della parte.

La tematica è senza dubbio l’elemento forte della pellicola, di una storia che va a mostrare il tentativo invano del protagonista nel fare luce sui fatti avvenuti, cercando di convincere i giudici dei tribunali a fare giustizia nonostante questa comporti una macchia sulla reputazione dello stato nazionale. Al suo fianco si schiera la madre della povera vittima, personaggio ambiguo ed elemento fondamentale all’interno della narrazione. Il giovane ribelle Jurek per poter giungere alla verità si trova dinanzi a continue intimidazioni da parte del governo, intimidazioni che porteranno la sua stessa famiglia ad agire contro di lui, stanca dei continui ostacoli posti da sedicenti governanti senza scrupoli decisi a trovare qualsiasi modo per porre il protagonista nelle condizioni di ritirare la denuncia (vengono anche coinvolti giudici e infermieri). Il tutto conduce all’interno di un finale, a tratti didascalico, ma che possiede una buona dose di pathos, elevato dalla splendida colonna sonora finale, che riporta il termine del percorso giudiziario relativo al caso.

Leave no Traces
Il processo in Leave no Traces

La volontà di Jan P. Matuszyński di andare a proporre un evento che ha scandalizzato l’opinione pubblica del proprio paese attraverso il mezzo cinematografico è sinonimo di coraggio e di consapevolezza della potenza del cinema sull’importanza dei diritti umani, come lo stesso cineasta ha dichiarato in conferenza stampa:

Il film mi ha dato l’opportunità di passare in rassegna le molteplici prospettive del regime comunista della Polonia degli anni Ottanta. Uno specchio a più strati che bisogna cercare di non infrangere. Solo con il supporto del ricordo, possiamo sperare che questo non accada nuovamente

Jan P. Matuszyński

Non stupisce il grande successo in sala alla prima internazionale, nonostante l’assenza di premi assegnati al film dalla giuria, durante la quale sono stati concessi diversi minuti di applausi al termine dell’opera.

Note positive

  • Interpretazione del protagonista
  • Colonna sonora
  • Tematica

Note negative

  • Fotografia
  • La sceneggiatura, pur essendo complessivamente buona, pecca in alcuni momenti centrali del film di un’eccessiva prolissità.

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