L’uomo che bruciava i cadaveri (1969): il simbolismo di Juraj Herz

Recensione, trama, cast del film horror dark L'uomo che bruciava i cadaveri del 1968 per la regia di Juraj Herz
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Locandina L'uomo che bruciava i cadaveri 1969

L’uomo che bruciava i cadaveri

Titolo: Spalovac mrtvol

Anno: 1969

Nazione: Cecoslovacchia 

GenereCommediaHorror, Drammatico

Casa di produzione: Filmové studio Barrandov, Sebor

Distribuzione italiana: Corona Cinematografica

Durata: 1h 35min

Regia: Juraj Herz

Sceneggiatura: Juraj Herz, Ladislav Fuks

Fotografia: Stanislav Milota

Montaggio: Jaromír Janáček

Musiche: Zdeněk Liška

Attori: Rudolf Hrušínský, Vlasta Chramostová, Jana Stehnová, Miloš Vognič Zora Božinová, Ilja Prachař, Eduard Kohout, Míla Myslíková, Vladimír Menšík, Jiří Menzel, JiříLír, Helena Anýzová, Jindrich Narenta, Marie Rosulková, Dimitri Rafalsky, Ruzena Vlcková, Oldrich Vízner, VáclavŠtekl, Nataša Gollová, Jiří Hálek, Jiří Kaftan, Jan Kraus

Trailer di L’uomo che bruciava i cadaveri

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

The Cremator, conosciuto in Italia come L’uomo che bruciava i cadaveri, è una pellicola horror dark ceccoslavacca del 1969 diretta da Juraj Herz, tratta da un romanzo di Ladislav Fuks, scrittore che ha collaborato alla realizzazione della sceneggiatura del film. Questa opera cinematografica è stato selezionata dalla cecoslovacca per il miglior film in lingua straniera ai 42 ° Academy Awards , ma non venne accettata come candidatura. Nel 1972 vinse il premio per il miglior film del Festival de Cine de Sitges, dove ricevette anche premi per la sua star Rudolf Hrušínský e per il direttore della fotografia Stanislav Milota.

Trama de L’uomo che bruciava i cadaveri

The Cremator è il terzo film di Jaraj Herz, ambientato nella Cecoslovacchia degli anni ‘30. Sono gli anni dell’avvento del nazismo e il padre della famiglia Kopfrkingl, Karel, lavora al crematorio di Praga chiamato Tempio della Morte. Due fattori accompagneranno il protagonista durante la sua redenzione spirituale: il pensiero buddista di una liberazione dopo la morte e la ricerca ossessiva di una purezza genetica che lo spingerà in ultima istanza a un triplice gesto dissennato.

Recensione de L’uomo che bruciava i cadaveri

In questo film ci sono elementi simbolici come la presenza di una donna dai capelli lunghi e neri che non avrà voce, bensì comunicherà attraverso lo sguardo. Apparirà in momenti specifici e sarà visibile solo a Karelanche se durante la sua sesta apparizione tenterà di farla notare a un suo amico del partito, mentre partecipano a un incontro di boxe, ma non otterrà nessun tipo di attenzione. La donna che rimane silenziosa in più riprese è un ruolo che il regista stesso in un’intervista ha dichiarato essere stato destinato a una ballerina muta che lui stesso frequentava in quel periodo e aveva a cuore fosse presente nelle riprese, cosicché crearono questo ruolo su misura per lei. Una volta iniziate le riprese il rapporto fra i due finì, ma la parte era già stata scritturata perciò Herz assegnò la parte alla sua costumista, ovvero Helena Anýzová. I due intessono un legame, come se la donna risvegliasse in Karel la sua coscienza repressa. La critica ha poi ipotizzato che il ruolo della donna-ballerina potesse essere la premonizione della morte. 

Il lavoro di Karel non risulta solo il motore per la nascita del suo pensiero nazista, bensì intesse con i morti un rapporto intimo, quasi erotico. Prima pettina il defunto con grande delicatezza per poi rendere il gesto su sé stesso, così facendo si rimette in ordine i capelli già laccati. Questa passione la si nota anche durante la fiera. Una volta entrati nel museo delle cere i personaggi si trovano sommersi di attori che mimano di essere cadaveri di cera e gli occhi Karel si illuminano, richiamando un vivido interesse, tanto che la visita al pubblico termina ma il presentatore lo porta in una stanza nel retro. Lì Karel si trova sommerso da resti umani per cui si emoziona ancor di più.

Fotogramma de L'uomo che bruciava i cadaveri
Fotogramma de L’uomo che bruciava i cadaveri

Il film diventa quindi un’evoluzione di un’ideologia che stava prendendo il sopravvento in quegli anni, in cui l’uomo si deve liberare del peccato, persino se insito nella sua stessa famiglia. È un crescendo sia di ideologia nazista sia buddista, si affianca alla purezza della razza il pensiero di liberare il corpo umano dalla sua anima. Se l’ideologia nazista gli viene indotta dal suo amico Walter quella buddista la evince dal suo libro che è presente sin da subito nella sua vita. Queste due caratteristiche diventano il suo motore che spingerà Karel alla sua scalata sociale, quasi a ricercare quella grandezza dell’Ubermensch di Nietzsche. Difatti i personaggi secondari non riusciranno a fermarlo. La sua follia diventa protagonista, il suo corpo fatto di carne sarà solo il contenitore che porterà avanti l’inesorabile cambiamento.

Dal punto di vista della tecnica Herz aveva in mente di distorcere alcune riprese, e grazie all’aiuto di S. Mikotaapprese dell’esistenza del fish-eye, non ancora presente all’allora Cecoslovacchia. Dovettero recarsi in Francia per reperire l’obiettivo e realizzare le scene iconiche di questo film. Sempre parlando di tecnica uno dei linguaggi usati da Herz per descrivere i personaggi è l’uso del montaggio alternato in cui, nella prima scena, a ciascun membro della famiglia associa un animale; Karel è un animale feroce, un leone infastidito in una gabbia, un rinoceronte o un serpente.La moglie è in piccolo uccello fragile mentre i figli li riprende come se loro stessi fossero in una gabbia.

Scena del film L'uomo che bruciava i cadaveri
Scena del film L’uomo che bruciava i cadaveri

In conclusione

The Cremator è un film che con un linguaggio per certi versi ejzenštejniano parla di un’ascesa alla follia nazista. Rende lo spettatore partecipe dell’evoluzione, non lasciando niente al caso. Grazie anche all’uso delle transizioni che rendono le scene continue, tutto appare come un flusso che ci porta all’interno del cambiamento di Karel. Anche la coppia che appare per pochi attimi all’interno delle scene è la voce di un eventuale spettatore moderno, ma non ha risonanza, non nécambia l’avvenire di Karel né quello di altri personaggi.È impressionante l’abilità di J. Herz, ebreo di nascita e deportato durante la Seconda guerra mondiale, di scrivere e dirigere un film sull’avvento dell’ideologia nazista, mette in luce i passaggi che hanno portato Karel da essere un uomo cecoslovacco a uno che ha la necessità di liberare il mondo. Ultima curiosità: il finale che vediamo nel film in realtà non era quello pensato da Herz. Dopo l’occupazione russa Herz è stato costretto a cambiarlo in quanto era spaventato dalle possibili conseguenze. Ad oggi non si sa se il finale è conservato o è andato bruciato. Prevedeva due impiegati del crematorio seduti a un bar, nel mentre dietro le finestre passano i carri armati dell’occupazione russa. I dipendenti si chiedono che fine abbia fatto il signor Kopfrkingl, ricordandosi del fatto che era un uomo così gentile. L’inquadratura successiva si sposta sul museo distrutto. Una lunga finestra riflette i volti delle persone tristi subito dopo l’esplosione, ma Karel rimane sorridente.

Note positive

  • Sarcastico
  • Irriverente
  • Innovativo 

Note negative

  • /
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Sara Cristina Iordache
Sara Cristina Iordache
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