Moj jutarnji smeh – Le mie risate mattutine: La morbosità di un mondo ovattato (Trieste Film Festival)

Moj jutarnji smeh locandina film

Le mie risate mattutine

Titolo originale: Moj jutarnji smeh
Anno:
2019
Paese di produzione:
Serbia
Genere:
tragicomico
Durata:
94 minuti
Produzione: Altertise, Cinnerent
Regista:
Marko Đorđević
Sceneggiatura:
Marko Đorđević
Fotografia:
Stefan Milosavljević
Montaggio:
Marko Đorđević
Colonna sonora:
Dino Merlin
Attori:
Filip Đurić, Ivana Vuković, Jasna Đuričić, Nebojša Glogovac, Bratislav Slavković, Ema Muratović, Stefan Trifunovic, Sonja Isailovic, Djordje Djokovic, Simic Momcilo, Snezana Tatalovic, Aleksandar Mitrovic

Trailer del film Le mie risate mattutine

Trama de Le mie risate mattutine

Le mie risate mattutine è il film di debutto di Marko Đorđević, giovane regista serbo che nelle case della città natale Kragujevac racconta le giornate di Dejan, trentenne ancora convivente con i genitori, vergine e con evidenti problemi relazionali. L’incontro con un sensitivo sarà una piccola svolta nella sua vita da supplente di storia, che cercherà di rendere meno monotona approfondendo la conoscenza della collega Kaća.

Recensione de Le mie risate mattutine

Dejan è un uomo goffo, incapace di gestire le sue emozioni e di comunicare. La macchina da presa di Đorđević, quasi a rispecchiare la crisi emotiva del protagonista, non lo riprende mai da vicino, guardando da lontano la sua figura o le interazioni con i familiari e i colleghi; si adotta dunque un approccio stilistico distaccato, in cui si osserva dalla porta, dietro alcune persone o addirittura da altre stanze, l’azione che si sta svolgendo, come se non si volesse mai indagare approfonditamente sui sentimenti e sull’interiorità di questi personaggi.

Da un punto di vista visivo, ne risulta un uso straniante del fuori campo e una successione d’inquadrature fisse che spesso tagliano i corpi dei protagonisti o che non li riprendono affatto, quasi come se la macchina da presa fosse una telecamera di sorveglianza che ha vita propria e davanti a cui casualmente passano tali figure.

Tale impostazione simil-documentaristica richiama per certi versi il found footage Paranormal Activity (Oren Peli, 2007), nella cui visione ci si trova a scrutare camere della casa, luoghi che esistono a prescindere dal passaggio dei loro abitanti, nell’attesa che accada qualcosa di terrificante; Le mie risate mattutine indugia molto sulle immagini frontali e su riprese oblique che denunciano un’istanza di controllo (propria dell’horror di cui sopra) che ricade narrativamente ed emotivamente sul protagonista.

Dejan infatti rappresenta una generazione colpita fortemente dalla disoccupazione e dalle diverse pressioni sociali, come suggeriscono le parole del sedicente sensitivo a cui si affida: «Sei bello, sei intelligente, perché non sei fidanzato?»; è quindi costantemente sotto un occhio invisibile che lo sorveglia e che gli impone di sbrigarsi a crescere. D’altro canto, però, il ragazzo vive ancora in un mondo protetto, dove basta chiamare la mamma per curare un taglio e per avere la cena pronta, e in cui non c’è spazio per un’altra donna.

Un punto chiave per comprendere la peculiarità di questo film è da rintracciare nella sceneggiatura, ripresa da un qualsiasi episodio di vita comune, in cui si parla infatti di cose quotidiane che, differentemente da quanto insegnato nei manuali degli addetti ai lavori, non alludono ad un sottotesto o a una lettura tra le righe. Da un lato, tale scelta vira sul realismo puro e semplice, enfatizzato dai silenzi imbarazzanti; dall’altro ne risultano dialoghi ai limiti del grottesco, che ricordano per certi versi il Teatro dell’assurdo, in cui si rifiuta un linguaggio logico – consequenziale e nel quale spesso si fa uso della ripetizione.

Le conversazioni tra madre e figlio appaiono quindi molto verosimili e rivelano gradualmente la relazione edipica tra i due: Dejan è un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, incapace di controllarsi e di gestire situazioni stressanti, consapevole di un intervento pronto e subitaneo della figura materna; la madre lo rassicura di continuo, anche quando sbaglia, e lo premia con uno snack per curare la bua. Se inizialmente si condanna il ragazzo per l’attaccamento alla donna, ci si renderà conto poi che è questa la complice e la fautrice di un rapporto disfunzionale e potenzialmente incestuoso.

Sarà l’incontro col sensitivo, figura un po’ farlocca e perversa, a far capire al ragazzo che anche il mondo ovattato in cui pensa di vivere è una piccola prigione e che deve liberarsene andando a letto con una donna: l’imperativo è un po’ rude e fortemente superficiale, ma allude in modo più esteso alla necessità di tagliare il cordone ombelicale con la madre.

Note positive

  • Ipperealismo che funziona
  • Peculiarità della messinscena

Note negative

  • A tratti ritmo lento

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