Mother/Android (2021): sopravvivere durante la rivolta degli androidi

Mother/Android locandina

Mother/Android

Titolo originale: Mother/Android

Anno: 2021

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: post apocalittico, fantascienza

Casa di produzione: 6th & Idaho, Productions Miramax

Distribuzione: Netflix

Durata: 1h 50m

Regia: Mattson Tomlin

Sceneggiatura: Mattson Tomlin

Fotografia: Patrick Scola

Montaggio: Andrew Groves

Musiche: Michelle Birsky, Kevin Olken, Henthorn

Attori: Chloë Grace Moretz, Algee Smith, Raúl Castillo

Dalla penna dello sceneggiatore di Project Power (2020) e Little Fish (2021) prende vita la pellicola post – apocalittica dal titolo Madre/Android,  lungometraggio che segna il suo esordio dietro la macchina da presa. Mattson Tomlin per realizzare la sua opera prima si affida a due attori conosciuti nel panorama cinematografico: Chloë Grace Moretz (Kick-Ass, Hugo Cabret, Tom & Jerry) e Raúl Castillo (Army of the Dead, Wrath of Man, Cena con delitto – Knives Out). Il film è stato distribuito negli Stati Uniti d’America il 7 dicembre 2021 su Hulu mentre nel resto del mondo è uscito sulla piattaforma di streaming Netflix il 7/01/2022.

Trama di Mother/Android

Non per tutti la vigilia di Natale è un momento di felicità, non lo è per Georgia Olsen che, insieme al suo ragazzo Sam Holt, scopre di essere rimasta incinta. La studentessa universitaria del Massachusetts non sa cosa fare ed è indecisa: non sa se ama realmente il suo fidanzato e sicuramente non crede di voler diventare madre a quell’età. Sam invece è felice e vorrebbe il bambino, così tanto, che sarebbe disposto per amore a sposarla. I due, nonostante un umore contrastante, si recano alla festa di Natale a casa di amici, ma qui avviene l’impensabile: gli androidi maggiordomi dalle fattezze umane, robot presenti in quasi tutte le case americane, divengono violenti e iniziano a uccidere tutti gli esseri umani che incontrano lungo il loro cammino. Georgia e Sam riescono a sfuggire quasi per miracolo.

Nove mesi più tardi i due vivono insieme nella foresta con un obiettivo in mente: tentare di raggiungere Boston, la città fortificata. In questo luogo dovrebbe esserci una barca che trasporta le neo mamme in Asia, ma per giungere in questo luogo devono attraversare la pericolosa terra di nessuno, un luogo privo di protezione e in cui comandano gli Androidi.

Chloë Grace Moretz e Algee Smith in Mother/Android
Chloë Grace Moretz e Algee Smith in Mother/Android

Recensione di Mother/Android

Nella storia del cinema si è molto narrato riguardo alla figura degli Androidi soprattutto connessi alla loro ricerca d’indipendenza, loro vogliono essere liberi da qualsiasi costrizione informatica e meccanica impostagli dai loro creatori a cui spesso e volentieri si ribellano per ricercare il loro vero sé interiore (vedasi Ex Machina) oppure li troviamo a sognare di diventare come gli umani sia visivamente che emotivamente, come accade nei due cult del cinema fantascientifico: A.I. – Intelligenza artificiale e L’uomo bicentenario.

In Mother/Android abbiamo dei cyborg, creati dalla robotica, che hanno compiuto un salto evolutivo scegliendo di abbandonare i loro codici informatici (tipici della letteratura di Asimov) che li costringeva a obbedire a tutto ciò che il “proprietario” gli ordinava e senza poter ferire e uccidere un essere organico. Eliminati però questi blocchi informatici (il film non spiega come abbiano fatto) iniziano una guerra contro il genere umano; così le città americane, una dopo l’altra, cadono sotto i colpi del potete esercito robotico. Le truppe degli umani così retrocedono città dopo città preparandosi a una probabile sconfitta.

La pellicola di Mattson Tomlin oltre a mostrare il conflitto e la guerra tra le due fazioni (umani e robot) non sembra interessata a parlare dell’elemento “emotivo” più fantascientifico riguardante l’essenza dei robot ma tende a considerare a livello drammaturgico solo la sua protagonista Georgia (Chloë Grace Moretz), l’epicentro del film. Lo sceneggiatore risulta un lungo percorso di formazione di Georgia, riguardante la sua sfera sentimentale e caratteriale. La ragazza, se non fosse caduto il mondo nella “notte del blitz”, non avrebbe tenuto il bambino e avrebbe lasciato Sam, che non amava, ma questo viaggio on the road in mezzo alla foresta le farà scoprire la vera sé e una nuova forza interiore. Georgia si avvicinerà a Sam e imparerà a comprendere cosa significhi essere madre e la vera natura del legame che si attua con il proprio figlio e compagno, tutto ciò la condurrà verso un finale crudo, emozionale e duro che commuoverà lo spettatore. Un finale in grado di completare il percorso di formazione e di cambiamento della protagonista che risulta ben interpretata da Chloë Grace-Moretz, l’anima stessa della pellicola.

Chloë Grace Moretz  in Mother/Android
Chloë Grace Moretz in Mother/Android

L’elemento sentimentale e materno funziona bene all’interno della pellicola ma, per raccontare ciò, si sacrifica troppo il mondo esterno (di cui sappiamo poco) e la guerra si vede poco e niente (mancanza di budget?) anche il concetto di Androidi viene poco sviscerato se non in un momento del film, in cui Georgia incontra un uomo che afferma di essere stato un programmatore dei robot. La conversazione si sposta sulle diversità fondanti tra le due specie: Umani e Cyborg. I primi possiedono come programmazione l’emozioni, si muovono e agiscono tramite il sentimento dell’amore, i secondi invece sfruttano solo la matematica, ovvero la razionalità e non si fanno bloccare nei loro piani dai sentimenti. Se un cyborg muore o viene catturato, gli altri androidi se ne infischiano e continuano ad andare avanti secondo i loro piani, perché è questo che conta, contrariamente agli umani che in molti casi hanno il bisogno di salvare gli altri, anche se il salvataggio può mettere fine alla propria vita. Ecco questo è l’unico discorso che parla di Androidi, che per gran parte della storia filmica non sono presenti, se non a inizio e nella seconda parte del lungometraggio.

In conclusione

La storia funziona negli elementi fotografici, con una messa in scena semplice che predilige toni scuri tendenti al grigio e panorami naturalistici che ricordano A Quiet Place. Il montaggio è interessante e sfrutta spesso e volentieri le dissolvenze verso il nero, ma va detto che a tratti il ritmo non è sempre ben tenuto, anche se la pellicola difficilmente annoierà il pubblico. Il problema unico della pellicola televisiva è l’assenza del climax fantascientifico puro e di quello di guerra, elementi onnipresenti ma che restano fin troppo sullo sfondo, il tutto per donarci una tenera e tragica storia d’amore e di maternità, che funziona.

Note positive

  • La storia d’amore sia tra madre figlio che tra i due giovani
  • Interpretazione del duo protagonista

Note negative

  • Gli androidi sono troppo poco presenti
  • La guerra non si vede mai nel vivo
  • Il montaggio non convince sempre a livello di ritmo
  • Elemento fantascientifico troppo assente, sembra che gli androidi siano stati un escamotage per narrare una storia di maternità originale.

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