My love: sei storie di vero amore (2021) – La voglia di vivere eternamente insieme

My Love sei storie di vero amore locandina miniserie

My Love: sei storie di vero amore

Titolo originale: My love: Six Stories ot True Love

Anno: 2021

Paese: Brasile, Giappone, Corea, Spagna, India

Genere: Documentario, Sentimentale

Produzione: Netflix

Distribuzione: Netflix

Stagione: 1

Puntate:  6

Attori: Vari

Trailer di My Love: sei storie di vero amore

Trama di My Love: sei storie di vero amore

Jin Monyoung, cineasta coreano, riprende in mano le tematiche e lo stile visivo del suo documentario My Love, Don’t Cross That River (2013) per andare a realizzare una serie commovente dal respiro globale. In My Love: Sei Storie di vero amore troviamo sei registi provenienti da paesi divergenti che decidono di seguire per un anno una coppia in età avanzata che ha condiviso insieme un’intera vita, da un minimo di 43 a un massimo di 60 anni. La docu-serie conduce il pubblico entro le favela di Rio fino alle coste coreane passando per la periferia di Tokyo, la Spagna, gli Stati Uniti e infine per le campagne Indiane per mostrare uno spaccato di vita e di cultura di una coppia d’innamorati.

My Love sei storie di vero amore (1)
My Love sei storie di vero amore – India

Recensione di My Love: sei storie di vero amore

La docu-serie Netflix, distribuita a partire del 13 Aprile 2021, si dimostra un prodotto dall’assoluto lavoro registico e visivo soprattutto nel suo aspetto antropologico andando a mostrare non solo uno spaccato di vita coniugale ma bensì un pezzo di epoca e di mondi, ognuno basato su diversi modi di fare sia nell’ambiente casalingo che religioso o filosofico, per questo motivo possiamo ben dire che My Love: sei storie di vero amore è anche una serie multiculturale e culturale. Tale elemento tematico è probabilmente alla base stesa dell’idea su cui poggia questa miniserie di sei puntante (dalla durata di 60-70 minuti) tanto che nell’arco degli episodi lo spettatore può compiere un viaggio continentale passando per gli Stati Uniti, Spagna, Giappone, Corea e India, in ciò però è riscontrabile una omissione non di poco conto, la non presenza di una popolazione del continente Africano o dell”Oceania. In questo senso si poteva optare per eliminare una storia asiatica per far posto a uno proveniente da questi due continenti che avrebbero inondato la serie di maggior diversità. Altra caratteristica importante nel senso di multiculturale è che ogni singolo episodio è stato girato da un cineasta divergente come Carolina Sá (Brasile), Deepti Kakkar e Fahad Mustafa (India), Hikaru Toda (Giappone), Mo-young (Corea del Sud), Chico Pereira (Spagna) ed Elaine McMillion Sheldon (USA).

Nel visionare la serie lo spettatore potrà ben rendersi conto di cosa significhi realmente la felicità e che per ottenerla basta semplicemente l’essenza naturale stessa della vita e nulla di più, per ottenere la soddisfazione dell’essere vivi basta l’amore, quell’Amore con l’A maiuscola che nulla vuole in cambio e che niente richiede all’altro, ma che si basa essenzialmente sull’accettazione dell’individuo, in tal ottica in un cittadino europeo può far strano vedere la così tanta felicità negli occhi dei bambini o in una coppia di anziani di un piccolo paesino di coltivazione di cotone in India, dove ancora oggi si cammina spesso e volentieri a piedi scalzi e si vive al contatto con la natura e si dorme guardando le stelle, oppure può apparire assurdo che ancor oggi individui continuano a vivere in aperta campagna e che solo in anzianità questi, come i due protagonisti della storia spagnola, abbandonino il loro piccolo paese per andare a vedere il Mare, luogo che non dista molto della loro abitazione ma in cui non erano mai stati in vita loro. Tutte queste storie hanno alcuni elementi in comune come la quasi totalità dell’assenza della tecnologia e la voglia di continuare a lavorare come da giovani insieme ai loro partner, come se il lavoro fosse ed è diventato l’unico vero motore della loro vita, quando in verità potrebbero rilassarsi e vivere una vita nella totale tranquillità, ma la voglia di continuare a essere attivi, diviene per loro motore di vivere. In queste storie ambientate in piccoli paesi contadini, a esclusione di quella Brasiliana in cui sono protagoniste due donne o in quella Giapponese ambientanti in luoghi maggiormente urbani e cittadini, viene mostrata come la semplicità sia fondamentale nella creazione del vero amore e che per essere soddisfatti non serva altro che stare insieme a chi si ama e con cui si è condivisa tutta la vita. Una semplicità oramai perduta nella popolazione giovanile alla ricerca di maggior frenesia e ritmo cittadino che si sta allontanando dal contatto con la madre Terra e forse dalla speranza di vivere una vita realmente piena emotivamente.

In My Love: sei storie di vero amore però non si può che toccare anche una tematica più aspra e cruda come la difficoltà e la durezza della vita o la paura di perdersi e di morire prima dell’altro, fin dalla prima punta americana il senso del timore della morte e la nostalgia dei tempi andati fanno da padrone alla vicenda, in molti istanti li troviamo a guardarsi con la nostalgia di ciò che erano in gioventù, ma a questo argomento viene messa in contrapposizione la cura passionale e delicata che l’amato pone nell’accudire e nel prendersi cura dell’altro più debole, come dimostra la storia giapponese. Se vogliamo infatti donare un espressione per sintetizzare l’intera vicenda non possiamo altro che dire: Emozione e dolcezza. Il tutto viene raccontato attraverso una narrazione scandita e suddivisa in stagione (eccetto la storia brasiliana che è in mesi) che racchiude un intero ciclo annuale, dove vengono mostrati i momenti felici ma anche quelli più tristi. Il tutto è reso ancora più interessante dalla grande capacità di queste persone nel stare davanti alla macchina da presa e di svelarsi davanti ai registi, senza che questi vadano a realizzare il classico documentario a interviste.

Note positive

  • Regia
  • Tematiche
  • Montaggio
  • Stile visivo

Note negative

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