Nel mio nome (2022): una narrazione personale

Nel mio nome

Titolo originale: Nel mio nome

Anno: 2022

Paese: Italia

Genere: documentario

Produzione: Nuovi Paesaggi Urbani, Art of Panic

Distribuzione: I Wonder Pictures

Durata: 93 min

Regia: Nicolò Bassetti

Sceneggiatura: Nicolò Bassetti

Fotografia: Nicolò Bassetti

Montaggio: Desideria Rayner, Marco Rizzo

Attori: Leonardo Arpino, Raffaele Baldo, Andrea Ragno, Nicolò Sproccati

Trailer di Nel mio nome

Trama di Nel mio nome

Nico ha 33 anni, Leo 30, Andrea 25 e Raff 23: vengono da varie parti d’Italia. Iniziano la loro transizione di genere in momenti diversi delle loro vite. Giorno dopo giorno, devono affrontare con grande coraggio gli ostacoli che gli pone davanti un mondo strettamente binario. Avere una vita dignitosa e appagante è una questione di sopravvivenza. Devono essere risoluti, infinitamente pazienti e soprattutto sono consapevoli che per superare le avversità hanno bisogno di una buona dose di ironia.

I Wonder Pictures

Recensione di Nel mio nome

Presentato nella sezione Panorame Dokumente durante l’ultima edizione della Berlinale, Nel mio nome sarà proiettato in anteprima l’11 giugno nel corso del Biografilm Festival di Bologna, per essere poi distribuito in diverse sale italiane tra il 13 e il 15 giugno. Evento cinematografico limitato e imperdibile, Nel mio nome, che vede Elliot Page tra i produttori esecutivi ,è uno dei documentari più coinvolgenti e interessanti prodotti in Italia negli ultimi anni.

Nicolò Bassetti, documentarista vincitore del Leone d’Oro con SacroGra, ha ideato il progetto insieme al figlio Matteo, ragazzo transgender: la necessità del padre, oltre che del regista, è quella di dare spazio alle storie di voci troppo a lungo trascurate, quando non sminuite, che hanno finalmente la possibilità di raccontarsi in prima persona. I quattro protagonisti del film, infatti, interloquiscono direttamente con lo spettatore senza che l’occhio del regista si sovrapponga mai alla loro narrazione, limitandosi a mostrare con rispetto la loro realtà, una realtà che, a differenza di quanto vuole la tradizionale retorica cis-eteronormata, non è fatta solo di ostacoli, ma anche e soprattutto di autodeterminazione e gioiosa realizzazione.

Quello che rende Nel Mio Nome unico, per me, è il modo in cui presenta, ingegnosamente e intenzionalmente, tutti i diversi pezzi che costituiscono l’identità di una persona. È una meditazione sull’umanità trans e non ho mai visto un altro film come questo. Sapere che Bassetti ha consultato attentamente il suo figlio trans nel corso della lavorazione è una cosa bellissima per me, e penso che quell’esperienza di vita e quell’input siano evidenti nella prospettiva del film. Sono onorato di prenderne parte e non vedo l’ora che lo vedano tutti.

Elliot Page

Leonardo, Raffaele, Andrea e Nicolò non sono vittime la cui vita ruota intorno a un percorso di ospedalizzazione, ma ragazzi diversissimi tra loro per aspirazioni, stili di vita e orientamento sessuale, a cui il percorso di transizione, di cui Leonardo parla metaforicamente come del superamento delle “colonne d’Ercole delle convenzioni sociali”, ha dato una prospettiva più consapevole sulle limitazioni imposte da un mondo che ha bisogno di rinchiudere le persone negli stereotipi del binarismo di genere.

Un’immagine del film

In conclusione

Nel mio nome è un documentario intelligente, delicato e profondamente empatico, che riesce a dare allo spettatore l’impressione di conoscere direttamente i quattro protagonisti e a coinvolgerlo nel loro racconto.

Note positive

  • Narrazione reale ed empatica della transizione
  • Estetica sobria e gradevole, spesso ispirata alla fotografia paesaggistica

Note negative

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