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Nina Roza
Titolo originale: Nina Roza
Anno: 2026
Nazione: Belgio, Bulgaria, Canada, Italia
Genere: drammatico
Casa di produzione: Colonelle Films, Premier Studio, Ginger Light
Distribuzione italiana:
Durata: 103 minuti
Regia: Geneviève Dulude-De Celles
Sceneggiatura: Geneviève Dulude-De Celles
Fotografia: Alexandre Nour Desjardins
Montaggio: Damien Keyeux
Musiche: Joseph Marchand
Attori: Galin Stoev, Ekaterina Stanina, Sofia Stanina, Chiara Caselli, Michelle Tzontchev, Christian Bégin, Nikolay Mutafchiev
Trailer di “Nina Roza”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Nina Roza è il nuovo film di Geneviève Dulude-De Celles, regista canadese attiva nel campo cinematografico sin dal 2014. Dopo aver lavorato a numerosi corti, video e lungometraggi, e dopo aver lavorato come produttrice attraverso la Colonelle Films, torna all’attenzione dei mercati europei grazie a questo film. Pensato già da diversi mesi, è riuscita a farlo arrivare alla Berlinale, ricevendo anche l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura. Il film è uno sforzo produttivo di più paesi, si concentra sulla figura di Mihail, un uomo che torna in Bulgaria dopo ventotto anni di assenza. Si reca lì per conoscere da vicino la piccola Nina, bambina di otto anni che viene etichettata come prodigio dell’arte.
Nel cast compaiono attori di varie nazionalità: Chiara Caselli (Italia), Cristian Bégin (Canada), Galin Stoev (Bulgaria).
Per ora, il film non prevede una distribuzione italiana, ma dopo aver vinto il premio alla Berlinale 2026 e dopo la candidatura come miglior film nella stessa edizione, è molto probabile che ci saranno movimenti in quel senso.
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Trama di “Nina Roza”
Mihail si occupa di arte, in particolare, di acquistare opere d’arte per conto di terzi. Un giorno, è incaricato di andare in Bulgaria, per conoscere meglio Nina, una bambina che viene etichettata come prodigio dell’arte.
Recensione di “Nina Roza”
Non è facile cambiare vita, lasciarsi il luogo d’origine alle spalle e cercare un nuovo punto di svolta. Lo sanno bene molte persone dell’est Europa che hanno lasciato il loro paese molti anni fa e non l’hanno più rivisto. È la storia di Mihail (O Michelle), ma rappresenta un fenomeno che ancora oggi è frequente: l’emigrazione da un paese ad un altro. Nel caso specifico, non era insolito per un polacco, un bulgaro, un romeno o un altro cittadino dell’est Europa lasciare il proprio paese, questo perché non c’erano ancora le risorse di cui si dispone oggi, quei paesi erano spesso martoriati da dittature o da contesti poveri. Il protagonista è al centro di quel fenomeno migratorio: spostatosi in Canada diversi anni fa, ha dimenticato molte cose della Bulgaria, trattenendo soltanto la lingua. Infatti, quando il tassista gli chiede da quanto manchi dalla Bulgaria, lui risponde con un mesto “28 anni”, come se si fosse reso conto del tempo che è trascorso senza aver mai rimesso piede lì. Nina Roza non è solo un film drammatico su una bambina che deve lottare per vivere la sua infanzia, ma è un viaggio introspettivo nella vita di Mihail, il quale prende lo spettatore per mano e lo conduce nel suo inconscio. Lo spettatore è partecipe in modo esaustivo, poiché è capace di vedere le emozioni che vengono fuori ora dopo ora. Il ritorno in patria non è semplice, perché Mihail è costretto a lottare contro i fantasmi del passato; guarda la Bulgaria con affetto, ma anche con un certo magone dovuto ai ricordi d’infanzia. La permanenza di Mihail nella sua terra natia è qualcosa di incredibilmente malinconico, perché quando arriva lì, si accorge che nonostante sia presente un benessere maggiore, l’occidente guarda ancora l’oriente con quel senso di pietà, come se l’Europa occidentale dovesse salvare per forza una bambina da una vita povera. In realtà, non è così. Nina, la piccola bambina prodigio che è stata già prenotata da una collezionista d’arte italiana, è l’ennesima vittima di un sistema consumistico che cerca di approfittarsi di un essere umano. Il film, attraverso questa storia, torna a sottolineare che l’arte creata dai bambini da inserire in un mercato, sia dannosa per la crescita di questi ultimi (altro esempio è la bambina de La grande bellezza). Non perché sia sbagliato per un bambino disegnare, anzi, incentiva la creatività e la fantasia, ma per fare in modo che il disegno sia sempre “colorato” è necessario lasciare respirare questi prodigi, dando loro la possibilità di scegliere il cammino più adatto a loro. Se da una parte ci sono i soldi e il guadagno, dall’altra c’è la privazione. Nina viene privata della sua infanzia, va a scuola e vive serena nel suo villaggio, ma per quanto potrà farlo? Quanto tempo potrà concederle la rappresentante italiana? Trasferendosi in Italia avrebbe agi diversi da quelli che ha in un villaggio bulgaro, ma chi dice che vuole quei vantaggi? Quello che può identificarsi come il sogno di molti, è un peso per alcuni.
Nina Roza è un titolo evocativo, perché è composto da Nina (la bambina bulgara) e da Roza (Rose, la figlia di Mihail). Si tratta di un film che confronta due generazioni di donne, i loro desideri e le loro aspirazioni, ma è un film che evidenzia anche come il mondo sia cambiato rispetto a trenta o quarant’anni fa (per certe cose). Ciò che sembrava impossibile ad una generazione nata dal controllo dell’Unione Sovietica, è ora più accessibile, la libertà è un concetto che ha ritrovato la sua dicitura. Infatti, Mihail lasciò Sofia proprio per evitare di rimanere intrappolato in un contesto chiuso, ma al suo rientro, capisce che sebbene alcune cose siano cambiate, c’è comunque qualcun altro che vuole controllare la libertà, esiste ancora una contraddizione.
Nina Roza è un film ben scritto e ben girato. Parlando della regia, Geneviéve Dulude-De Celles utilizza un numero variegato di inquadrature per seguire le azioni dei personaggi. Oltre al classico campo/controcampo per enfatizzare i dialoghi, si serve diverse volte del carrello laterale per movimentare una storia che altrimenti risulterebbe troppo statica. Si fa aiutare molto dalla fotografia, la quale valorizza i paesaggi urbani del Canada e quelli più rurali del villaggio bulgaro. Altro elemento fondamentale è la colonna sonora, un misto di tradizione e contemporaneo che segue fedelmente lo stile della storia.
La sceneggiatura, premiata alla Berlinale, è fresca e precisa nel racconto: i personaggi sono tutti ben caratterizzati, sia quelli secondari, come Bogdan, Giulia Mancini o la madre di Nina, che quelli principali. Dietro c’è un lavoro sopraffino che permette allo spettatore di immedesimarsi nel protagonista, nel suo turbamento interiore e nella sua difficoltà di riconoscere la Bulgaria come casa.
Nina Roza è un film che ha bisogno di pazienza ed ascolto, perché è come un viaggio. Guardando il film dal primo minuto fino alla fine, si accetta di partecipare ad un cammino che avviene nella psiche di Mihail. Un cammino che mette a nudo lo spettatore e lo obbliga a guardare dentro se stesso.
In conclusione
Nina Roza è un film girato ottimamente, che offre una scrittura fresca e pulita. Inoltre, tratta argomenti molto importanti ed attuali, come la globalizzazione e l’arte nel mondo dei bambini. Lo fa strizzando l’occhio al passato, mettendo a confronto delle generazioni.
Note positive
- Trama
- Colonna sonora
- Sceneggiatura
- Regia
Note negative
- /
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Interpretazioni |
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SUMMARY
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4.0
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