Numbers: la gestione del potere e il culto del leader

Numbers: la gestione del potere e il culto del leader 1

Numbers

Titolo originale: Nomery

Anno: 2020

Paese: Ucraina

Genere: drammatico, sci-fi

Produzione: Polina Bushynska, Dariusz Jablosnki, Violetta Kaminska, Anna Palenchuk, Izabela Wojcik

Durata: 104 min

Regia: Oleg Sentsov, Akhtem Seitablaev

Sceneggiatura: Oleg Sentsov

Fotografia: Adam Sikora

Montaggio: Jaroslaw Kaminski

Musiche: Milosh Elich

Attori: Viktor Andrienko, Oleksandr Yarema, Irina Mak, Viktor Zhdanov, Lorena Kolibabchuk, Denis Rodnyanskiy, Olena Uzlyuk, Evhen Chernykov, Agatha Larionova, Aleksandr Begma, Mariya Smolyakova, Maksym Devizorov, Evgeniy Lebedin, Oleg Karpenko, Laptii Oleksandr

Trailer di Numbers

Trama di Numbers

“I ‘numeri’ vivono dentro un globo, un non luogo: dieci figure praticano rituali quotidiani camminando in cerchio. Una società distopica, assurda e severa, che viene sconvolta all’improvviso quando il suo leader viene rovesciato. Lo sceneggiatore e co-regista è Oleg Sencov, il prigioniero politico russo più famoso, imprigionato dal 2014 al 2019.”

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Numbers: la gestione del potere e il culto del leader 2
I “numeri” in una scena del film

Recensione di Numbers

Tratto da una pièce teatrale di un ex prigioniero politico russo, Numbers si presenta come una riflessione allegorica ma comunque estremamente reale sulla gestione del potere in Russia. La mentalità russa, in questo senso differente da quella formatasi nell’Europa occidentale nel corso del XIX secolo, è legata a una concezione del potere che si identifica in modo letterale e fisico con un “uomo forte”, uno zar che ha cambiato nome ma che zar a tutti gli effetti rimane.

In Numbers, inizialmente, l’uomo a capo dell’assurdo campo di lavoro in cui vivono i personaggi è Zero, un inetto che, come una specie di surreale e disinteressato Christof del Truman Show, guarda dall’alto i suoi sottoposti, a cui non sembra prestare una particolare attenzione. Zero da una parte rappresenta uno zar – l’arredamento della sua “cabina” ha un’allure decadente da fine ‘800 – e dall’altra ricorda alcuni segretari del Partito dell’era sovietica, Breznev su tutti, nel disinteresse verso il popolo (condiviso con la figura dello zar), nel consumo di beni completamente inaccessibili ai sottoposti (è interessante notare che in una scena mangia un hambuger e beve una bibita gassosa, consumando quindi un tipico pasto da fast food americano) e soprattutto nell’affidamento che fa su Primo, il burocrate ciecamente fedele all’assurdo libro di regole che probabilmente neanche Zero ha letto: Primo, né buono né cattivo ma umile e devoto servo del potere, incarna un apparato burocratico iper strutturato, incomprensibile e privo di una connessione con un’ideologia ormai dimenticata, un apparato vuoto che arriva quindi a soffocare la popolazione. Tra l’inetto Zero, idealmente decaduto al punto da non avere neanche una voce, l’eternamente asservito Primo e l’apparentemente “positivo” rivoluzionario Sette, l’unica forza coerente e davvero influente, al punto da determinare chi sia effettivamente il capo, è la forza militare: i due guardiani, che non parlano mai e servono un padrone che in realtà è padrone grazie a loro, sono simbolicamente sempre presenti e armati, di solito in una posizione sopraelevata rispetto agli altri personaggi, a ricordare che è la violenza, malgrado l’impegno di veri rivoluzionari (Dieci in questo caso), ad avere il potere effettivo sul microcosmo rappresentato nel film, chiara metafora della realtà russa.

Per quanto la trama sia affascinante e l’ambientazione molto suggestiva, l’impostazione teatrale è predominante e lo spettatore ha la sensazione di guardare la ripresa di uno spettacolo più che un film vero e proprio: gli attori, per quanto bravi, hanno una recitazione di stampo smaccatamente teatrale e la regia si limita a seguire i movimenti dei personaggi, senza sfruttare il potenziale estetico della scenografia.

Note positive

  • Trama allegorica e intelligente, oltre che molto interessante da un punto di vista sociologico
  • Scenografia essenziale e suggestiva

Note negative

  • Impostazione decisamente teatrale e non cinematografica

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