Riverdale 7 (2023). L’addio ad Archie, Betty, Veronica, Jughead e al Pop’s

Recensione, trama e cast di "Riverdale 7" del 2024. Nuove avventure e misteri affrontati dai protagonisti nella cittadina di Riverdale in questo finale di serie
Condividi su

Trailer di Riverdale 7

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

La serie creata da Roberto Aguirre-Sacasa, basata sul mondo fumettistico di Archie della Archie Comics, arriva alla sua conclusione con la settima stagione dopo ben centotrentasette episodi dalla durata di circa quarantadue minuti ciascuno. Si dimostra una delle serie più caotiche mai realizzate nel panorama seriale. Dopo l’entrata nel genere fantascientifico – fantastico avvenuta con la sua sesta stagione, andata in onda dal 16 novembre 2021 al 22 dicembre 2022, lo showrunner decide di rimescolare nuovamente le carte in tavola per la realizzazione di questa settima stagione, trascinandoci in una Riverdale degli anni ’50. In questa stagione, ogni personaggio si dimostra alquanto diverso da quello che avevamo conosciuto fino alla sesta stagione, che era ricca di eventi caotici e linee narrative alquanto confuse e sopra le righe, tanto da risultare, talvolta, assurde.

Quest’ultima stagione, che vede il ritorno del cast al completo con l’aggiunta di Nicholas Barasch al posto di Trevor Stines nei panni del fratello di Cheryl, non più Jason Blossom ma bensì Julian Blossom, è stata rilasciata su The CW dal 29 marzo al 23 agosto 2023 con l’ultimo episodio, mentre in Italia è stata distribuita su Infinity+ dal 9 giugno al 20 ottobre 2023. In America, la settima stagione ha visto un ulteriore calo di pubblico, passando dall’1.69 milioni di spettatori medi della prima stagione a 0,46 della sesta e a 0,39 per la settima, dove ogni episodio ha dimostrato una costante, ma leggera, perdita di pubblico interessato a visionare il finale, segno che qualcosa non ha funzionato come doveva. L’episodio 137, ad esempio, è stato visto solo da 0,21 milioni di spettatori.

Trama di Riverdale 7

Il tentativo di fermare i piani di distruzione di Percival e di distruggere la cometa di Bailey, prima che questa distruggesse Riverdale e non solo, non è andato come il gruppo sperava. Jughead Jones si risveglia in una Riverdale degli anni ’50, in cui il mondo sembra scorrere tranquillamente e dove ogni ragazzo è semplicemente un ragazzo o una ragazza che frequentano la Riverdale High School, pensando semplicemente ai ragazzi/e, ai piani futuri da intraprendere nella vita, oltre alle problematiche connesse agli anni ’50 come la paura del comunismo, la guerra fredda e i numerosi problemi legati al razzismo, al femminismo e alle tematiche sessuali, in un mondo ancora alquanto bigotto e a favore del tradizionalismo e dei bianchi.

Archie, Betty e Veronica non hanno nessuna rimembranza del loro vissuto, come se la linea temporale in cui hanno combattuto Black Hood, Hiram Lodge o il mistero legato ai Gryphons & Gargoyles, non fosse mai accaduta e come se avessero sempre vissuto in quella timeline. Ora Betty è fidanzata con Kevin, Archie vive con sua madre Mary mentre suo padre è morto nella guerra in Corea e Veronica è la figlia di star del cinema e amica di James Dean, appena deceduto in un incidente stradale. L’unico che ha un ricordo della vecchia vita è Jughead, che non ha dimenticato gli anni passati con Betty, con Tabitha e la lotta per evitare la distruzione di Riverdale.

Una sera, però, l’angelo Tabitha si ripresenta al Pop’s e rivela a Jones la verità: la Riverdale della sua linea temporale è stata distrutta con tutti i suoi abitanti e, per salvarli, li ha mandati nel passato. Nel frattempo, lei sta cercando di riordinare le linee temporali e per farlo nella più totale tranquillità ha bisogno che Jughead dimentichi il suo passato, come è avvenuto anche per gli altri. Jones, triste per ciò, è costretto ad accettare, cancellando il suo passato e accettando il suo nuovo presente, in un’epoca in cui è appena avvenuta la morte di Dean e l’omicidio di Emmett Till, avvenuto il 28 agosto del 1955, che ha dato il via alla lotta per i diritti degli afroamericani in America.

Fotogramma di Riverdale 7
Fotogramma di Riverdale 7

Recensione di Riverdale 7

“Riverdale” è una di quelle serie che possiamo tranquillamente odiare, narrativamente parlando, per ciò che è stata e per ciò che poteva essere. La serie si è dimostrata fin dalla sua prima stagione un teen drama capace di unire il genere sentimentale adolescenziale con venature marcatamente thriller e fantasy, in un connubio alquanto complesso che, spesso e volentieri, ha condotto la serie a situazioni grottesche, se non perfino assurde, ben gestite, quasi sempre, a livello registico e di scrittura. La stagione finale doveva dare un senso compiuto a tutto ciò che avevamo intravisto dalla prima alla sesta stagione, dove le storie dei vari personaggi erano entrate a pieno titolo nel genere fantastico da supereroi delle forze del bene.

La settima stagione, dunque, aveva il compito di dare un senso compiuto a tutto ciò che avevamo visto, unendo le mille linee narrative intricate e complesse in una sorta di trama generale sensata in grado di dare un significato a quest’opera audiovisiva. Seppur scritta bene nei dialoghi, interpretata in maniera valida da gran parte del cast e realizzata tecnicamente in maniera egregia, la serie dava la sensazione di non avere un percorso solido a livello strutturale, vivendo solo di idee momentanee, pensate di stagione in stagione, al fine di creare nuovi percorsi narrativi per costruire un nuovo ciclo di episodi. Questa sensazione, che ho avuto fin dalla prima stagione, si è dimostrata, ahimè, veritiera.

La settima stagione non conclude assolutamente nulla; i suoi venti episodi non danno un senso a ciò che abbiamo visto per sei stagioni. Anzi, fa peggio, eliminando praticamente tutto ciò che avevamo visto fino a ora, inserendolo in una linea temporale alternativa che non esisterà più, dicendo al pubblico esattamente un concetto: la Riverdale che abbiamo conosciuto nelle prime sei stagioni e i suoi abitanti è morta, non esiste più, e ora abbiamo questa nuova Riverdale degli anni ’50. Questa nuova ambientazione si colloca tra l’esplosione dei fumetti, visti dai presidi e dalla critica come qualcosa di violento e fuorviante per le menti dei giovani, e l’inizio di una lotta contro il razzismo a favore di una integrazione sociale degli afroamericani all’interno della società americana.

Riverdale sembra essere un luogo prospero per l’accettazione dell’altro, dove, in maniera un pizzico buonista e perbenista, in linea con i tempi attuali del 2024, i nostri protagonisti accettano, senza pregiudizi, il diverso dall’altro. Tra una battuta e l’altra, la serie lancia anche critiche ferventi alla situazione attuale americana, connesse al razzismo ancora vivo nel 2024, purtroppo, e feroci critiche contro l’atteggiamento guerrafondaio americano nei confronti della Russia. Inoltre, affronta tematiche, sempre in maniera leggera e sopra le righe seppur pungente, della paura comunista e del rosso in America negli anni ’50, dove lo Stato non esitava a uccidere o a cacciare docenti per motivi meramente politici.

La settima stagione, per certi versi, rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo, proponendo una rivisitazione probabilmente più congeniale dei personaggi presenti nel mondo degli Archie Comics. Ci racconta di un Archie, una Betty e una Veronica simili ma diversi da quelli che avevamo conosciuto nelle passate stagioni. I personaggi frequentano nuovamente il terzo anno del liceo, non sono più gli adulti che avevamo conosciuto nella sesta stagione, e si ritrovano ad affrontare le paure dell’adolescenza, sia a livello sentimentale che di futuro. Archie riflette su chi vuole essere da grande e quale passione lo muove nel profondo del cuore, trovandosi a dover decidere tra il basket, una passione da “uomini veri”, e la poesia, una pratica malvista nell’epoca, soprattutto se intrapresa da un uomo. Archie, all’interno della stagione, non sarà l’unico a dover accettare il suo vero sé, ma tutti i personaggi, partendo da Kevin e Cheryl Blossom dovranno accettare la loro personalità interiore, senza paura.

Accanto a queste tematiche legate al diventare adulti, abbiamo anche la scoperta della sessualità, presentata attraverso il personaggio di Betty, molto diverso dalla donna oscura e intellettuale che avevamo conosciuto nelle puntate precedenti. In questa stagione, Betty dovrà affrontare un duro confronto con sua madre per crescere e cambiare drasticamente a livello interiore, riscoprendo la sua vena artistica, la sua sessualità, dunque sé stessa a 360°. La storia ci presenta quindi la scoperta della sensualità di una giovane americana negli anni ’50, che si ritrova a leggere romanzi e riviste su un’argomento praticamente tabù per l’epoca, ritrovandosi sempre più interessata all’argomento e alla sua sperimentazione, una desiderio di scoperta del proprio corpo che la conduce all’interno di una relazione poliamorosa dal sapore marcatamente LGBTQIA+, intrecciando uno stretto rapporto con Veronica, oltre che con il solito Archie e Jones.

Se l’ultima stagione della serie non ci dona grandi risposte conclusive a livello narrativo, anche il triangolo amoroso (Betty-Archie-Veronica), su cui si concentra sia il fumetto che la serie, risulta piuttosto deludente, poiché i fan della storia d’amore tra Archie e Betty rimarranno alquanto delusi per il finale scelto per i due beniamini, assolutamente non un Happy Ending. Il finale della stagione, comunque, risulta piuttosto poetico, riuscendo a farci commuovere e trattando tematiche profonde come il senso fondante della vita, intesa come un viaggio, rifacendosi espressamente a “Six Feet Under“. Nonostante una conclusione soddisfacente ed emozionale, che si mostra una Riverdale alquanto distrutta e abbandonata, ho avuto la sensazione che tutto sia stato tirato via, con un finale tappa buco che può far contenti un po’ tutti all’interno di una stagione che ha giocato sempre con un costante mix tra sentimentalismo ed elementi grotteschi-assurdi, con giovani donne e giovani uomini che si ritrovano ad affrontare situazioni complesse e più grandi di loro e poco realistiche per la loro effettiva età (Veronica produttrice e gestore di un cinema??), in questo senso Riverdale soffre dei problemi che ha avuto “Tredici”, nonostante ciò possiamo ben asserire che se “Tredici” offre anche attori mediocri e dialoghi alquanto inverosimili, la serie di The Cw riesce a mantenere una maggior dignità, attraverso un’ottima convivenza tra le sue mille sfaccettature.

Il problema di questa stagione risiede essenzialmente nel non offrire una chiusura narrativa soddisfacente per tutto ciò che abbiamo visto finora, sembrando quasi l’inizio di un reboot narrativo, un nuovo punto zero. Tutti i ricordi svaniscono e seguiamo la storia dei nostri personaggi negli anni ’50, in archi narrativi più semplici e incentrati sull’elemento romantico e su tematiche pro LGBTQIA+. La serie diventa paladina delle storie d’amore tra tutti i sessi e della totale libertà sessuale, sia maschile che femminile. Non è un caso che la serie sia piena di personaggi che si rifanno al mondo LGBTQIA+, partendo da Cheryl fino a Kevin, raccontandoci le loro difficoltà nel vivere alla luce del sole nonostante la loro “divergenza” rispetto ai rapporti sentimentali considerati tradizionali e congrui secondo i parametri della società degli anni ’50.

Tutte queste trame e tutti i personaggi vengono ben trattati in questa cornice sociale, apparendo più sfumati e approfonditi rispetto a quanto visto finora. Questo dimostra che forse ambientare subito questa storia negli anni ’50 e privarla di eccessivi drammi avrebbe potuto offrire al pubblico una storia più interessante, capace di mettere in primo piano la società, la cultura americana e le problematiche adolescenziali, affrontando tematiche come l’amicizia e la fine di un percorso di crescita, inteso come adolescenza.

Peccato, però, che questa stagione non sia altro che un reboot finalizzato a chiudere la serie, senza rispondere realmente a nessuna delle linee narrative precedenti. Essa propone solo nuove situazioni per portare avanti i nuovi personaggi (poiché alla fine tutti loro sono diversi da come li avevamo conosciuti fino ad ora) in una linea narrativa che non ha niente a che fare con il racconto precedente, se non per alcuni piccoli elementi presenti sia nel Mondo 1 che nel Mondo 2.

Fotogramma di Riverdale 7x20
Fotogramma di Riverdale 7×20

In conclusione

“Riverdale” è una serie che suscita sentimenti contrastanti: da un lato, ha saputo combinare in modo unico elementi di vari generi, offrendo un teen drama sorprendente, seppur bizzaro; dall’altro, ha mostrato debolezze strutturali e narrative che sono emerse con forza nella settima stagione. Quest’ultima stagione, sebbene ben scritta nei dialoghi e interpretata con abilità dal cast, non riesce a dare una chiusura soddisfacente alle trame sviluppate nelle stagioni precedenti, nonostante un finale agrodolce commovente. La stagione introducendo una nuova linea temporale negli anni ’50, sembra più un reboot che una conclusione, lasciando molte domande senza risposta. Nonostante questo, la stagione offre una rivisitazione interessante dei personaggi e affronta tematiche sociali rilevanti, anche se in modo semplificato. La settima stagione si distingue per il suo impegno a trattare temi come il razzismo e l’accettazione della diversità, ma non riesce a soddisfare completamente le aspettative dei fan di lunga data, apparendo come un nuovo inizio piuttosto che una conclusione definitiva.

Note positive

  • Connubio di generi: La serie ha saputo combinare il teen drama con elementi thriller e fantasy, creando una miscela intrigante che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico, seppur con momenti grotteschi.
  • Trattamento di tematiche sociali: La settima stagione affronta temi importanti come il razzismo, l’accettazione del diverso, e la lotta contro il comunismo negli anni ’50, offrendo anche critiche alla società americana contemporanea.
  • Rivisitazione dei personaggi: La settima stagione presenta versioni rivisitate di Archie, Betty e Veronica, riportandoli a una fase adolescenziale e esplorando le loro paure e aspirazioni in un contesto anni ’50, rendendo i personaggi più sfumati e approfonditi.
  • Regia e Fotografia

Note negative

  • Mancanza di chiusura narrativa: La stagione finale non riesce a dare un senso compiuto alle linee narrative delle prime sei stagioni, lasciando molte questioni irrisolte e introducendo una nuova linea temporale che non si collega adeguatamente al passato.
  • Superficialità nella trattazione dei temi: Nonostante la presenza di tematiche sociali importanti, queste vengono affrontate in modo eccessivamente semplificato e buonista, perdendo profondità e tridimensionalità.
  • Reboot non soddisfacente: La nuova ambientazione e la rivisitazione dei personaggi sembrano più un tentativo di reboot che una conclusione vera e propria della serie, creando un distacco troppo netto dalle stagioni precedenti e deludendo i fan delle storie originali.
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 922

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.