Rosso Istanbul recensione

Rosso Istanbul (2017): Ferzan Özpetek tinge di un’atmosfera rarefatta la città turca

Rosso Instanbul locandina

Rosso Istanbul

Titolo originale: Rosso Istanbul

Anno:  2017

Paese: Italia

Genere: Drammatico

Produzione: R&C Produzioni, Faros Film, Rai Cinema

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 115 min

Regia: Ferzan Ozpetek

Sceneggiatura: Ferzan Ozpetek, Gianni Romoli

Fotografia: Gian Filippo Corticelli

Montaggio: Patrizio Marone

Musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia

Attori: Tuba Büyüküstün, Halit Ergenç, Mehmet Gunsur, Nejat Isler, Serra Yilmaz

Trailer di Rosso Istanbul

Trama di Rosso Istanbul

2016, il 13 maggio, dopo vent’anni di assenza volontaria, Orhan Sahin ritorna a Istanbul per aiutare, come editor, il famoso regista cinematografico Deniz Soysal, intento a finire la scrittura del suo libro. Questo per Orhan sarà un viaggio all’interno dei suoi ricordi familiari e non.

Recensione di Rosso Istanbul

Un velo di tristezza caratterizza questa pellicola dai risvolti insoliti. Ferzan Özpetek ci regala un’Istanbul, crogiolo di culture, pervasa da una “bellezza triste”. I suoi colori e il paesaggio trasmettono un senso di desolazione e al contempo tranquillità e pace. Istanbul è suggestiva, affascinante e insieme malinconica. Il Bosforo è un po’ la metafora di Rosso Istanbul, lo stretto che segna il confine tra Europa e Asia allo stesso modo traccia la linea di demarcazione tra fantasia e realtà.

Il protagonista del film lascia il luogo in cui è nato per non tornare più ma a distanza di anni le radici della sua terra lo reclamano. Orhan Sahin, curatore di testi e da anni stabilito a Londra, per questioni di lavoro si ritrova nuovamente nella sua terra natìa. Il famoso regista turco, Deniz Soysal, infatti lo contatta per affidargli un libro che sta ultimando. Una volta che Orhan giunge a Istanbul tutto gli appare ricoperto da una patina di mestizia. I ricordi lo rendono pensieroso e ciò che riaffiora nella sua mente lo destabilizza, rendendolo nostalgico, quasi apatico. I posti risvegliano in lui memorie che lo riconducono al passato nefasto, alla storia di famiglia e al negozio di orologi di suo padre, ora gestito dalla sorella. Inoltre, quella barca che solca il Bosforo ogni qualvolta raggiunge la casa di Deniz sembra sospendere realtà e tempo lasciando spazio a tinte illusorie che entrano prepotentemente nella sua quotidianità. Il romanzo che deve curare è una sorta di autobiografia celata dalla creatività di Deniz il quale confonde e arricchisce i soggetti che prendono vita attraverso le pagine. Orhan incontra questi personaggi, nonché amici e familiari del regista, e in particolare viene colpito da Neval, una donna affascinante di cui s’innamora, e da Yusuf, una figura tormentata e insoddisfatta. Deniz ad un certo punto scompare e con lui piano piano si dissolvono anche la madre, il fratello, la domestica i quali abbandonano la casa, e gli amici: Yusuf viene trovato morto e Neval, che aveva risvegliato i sentimenti spenti di Orhan, svanisce. A contraddistinguere Rosso Istanbul è una trama elusiva che potrebbe lasciare una libera interpretazione, implicando in questo modo due possibili chiavi di lettura. Una tangibile e reale in cui Deniz muore in mare, l’altra, al contrario, prende la forma dell’illusione e dell’inventiva. Se nella prima Deniz muore mentre tenta di attraversare il canale a nuoto, nella seconda Orhan, fin da quando giunge a Istanbul, è stato sempre solo e ha visto prendere vita ai personaggi del suo romanzo e non di quello del famoso regista turco. Özpetek non fa altro che confondere le acque, quelle acque simboliche che uniscono Europa e Asia, così vicini e così lontani allo stesso tempo, fondendo l’atmosfera rarefatta, che impregna il film, con i trascorsi di Orhan: “chi guarda troppo al passato rischia di non vivere il presente”.  E, infine, queste acque confinano il protagonista in un limbo spazio temporale fantasioso: il suo romanzo oppure il romanzo di Deniz?

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