Schumacher (2021): La storia di un campione

Schumacher (2021): La storia di un campione 1

Schumacher

Titolo originale: Schumacher

Anno: 2021

Paese: Germania

Genere: Documentario

Produzione: Vanessa Nöcker, Benjamin Seikel

Distribuzione: Netflix

Durata: 112 min.

Regia: Hanns-Bruno Kammertöns, Vanessa Nöcker, Michael Wech

Sceneggiatura: Hanns-Bruno Kammertöns, Vanessa Nöcker, Michael Wech

Fotografia: Reiner Bauer, Ilhan Coskun, Michael Dreyer, Robert Engelke, Johannes Imdahl

Montaggio: Michael Scheffold, Olaf Voigtländer, Susanne Ocklitz

Musiche: Peter Hinderthür, Christian Wilckens

Protagonisti: Michael Schumacher, Corinna Schumacher, Mika Häkkinen, Sebastian Vettel, David Coulthard, Jean Todt, Bernie Ecclestone, Mick Schumacher, Gina Marie Schumacher

Trailer italiano di Schumacher

Alcuni tra i più grandi piloti di Formula 1, ma anche personaggi come Jean Todt e Bernie Ecclestone, raccontano la storia di Michael Schumacher, un’icona assoluta del motorsport. Il docufilm, disponibile su Netflix dal 15 settembre, è diretto e sceneggiato da Hanns-Bruno Kammertöns (Mein Leben, 2009-2011), Vanessa Nöcker (Deutschland, deine Künstler, 2010) e Michael Wech (Die Story, 2014-2015).

Trama di Schumacher

Il tedesco Michael Schumacher, 7 volte Campione del Mondo in Formula 1, inizia la sua avventura nel circus delle gare automobilistiche stupendo grazie alla sua ormai famosa determinazione nel raggiungere la vittoria e alla sua capacità nel perfezionare la monoposto a lui affidata. Gli straordinari record ottenuti, soprattutto con l’iconica scuderia Ferrari, segnano un’epoca, rendendo Schumacher uno dei più popolari personaggi al mondo, con un seguito di milioni di fan. Tuttavia, nonostante la facciata da pilota infallibile, Michael nasconde anche le fragilità tipiche di un uomo, accentuate dalla crescente pressione che ogni anno deve gestire. Così per lui diventano fondamentali i suoi familiari: i genitori, i figli e la moglie Corinna, sua più grande tifosa e amore della sua vita.  

Recensione di Schumacher

La prima opinione sul docufilm Schumacher, produzione tedesca in grado di svelare, attraverso interviste ai parenti più stretti del 7 volte Campione del Mondo di Formula 1 (tra cui la moglie Corinna, i figli Mick e Gina Marie, suo padre Rolf e il fratello Ralf), la prospettiva più nascosta, e direi umana, di un’icona dell’automobilismo, non può essere altro che positiva. E questo non per il naturale affetto che, qualsiasi tifoso della Ferrari, prova nei confronti del campione nato a Hürth, ma piuttosto per l’assoluta qualità dimostrata da regia, sceneggiatura, montaggio e musiche. Del resto, questo docufilm Netflix, come il protagonista che ha l’ambizione di raccontare, non è accomunabile a nessun altro. In Schumacher, anche grazie ad immagini e video inediti, si trova infatti un mix di elementi: dall’ossessiva ricerca della perfezione al rapporto con la famiglia; dalle incertezze provate in alcune fasi della carriera alla perpetua sfida con se stesso. E poi ci sono le emozioni, una serie infinita, in grado di descrivere al meglio il campione tedesco dentro e fuori dai circuiti. Da sempre schivo e quasi circondato da “un muro invisibile” (come specificato da un ex pilota di Formula 1), i tre registi e sceneggiatori Hanns-Bruno Kammertöns, Vanessa Nöcker e Michael Wech riescono a comunicare quanto questa apparente introversione fosse funzionale al raggiungimento degli obiettivi, a quel 100 % in cui pilota e monoposto sembrano perfettamente in equilibrio. Michael voleva ottenere il massimo da se stesso e dalla Formula 1 che guidava, arrivando a quel limite che è l’ambizione di ogni pilota.

Tuttavia, la velocità che lo caratterizzava, dovuta certamente ad un talento assoluto, era anche strettamente collegata alla sua dedizione, espressa perfettamente nel docufilm. Le prove libere, le qualifiche, il Gran Premio, rappresentavano soltanto l’esito di un estenuante lavoro svolto il più delle volte lontano dalle telecamere. Lì, tra le curve della pista di Fiorano, Michael ricostruiva la fama di una scuderia con test notturni, esercizio fisico e infiniti dialoghi con i meccanici. A loro, come raccontato da un componente del team Ferrari, non lesinava mai un “grazie”, ben sapendo che una vittoria in Formula 1 è sempre una vittoria di squadra. E forse, da un certo lato, era proprio questa propensione nel rendere tutti partecipi a rendere Schumacher così speciale. Una tendenza, nell’evitare di considerarsi oltre a tutti, che proveniva dall’esperienza sui kart, quando papà Rolf era costretto a ricercare gomme usate e a trovare stratagemmi per evitare di pagare esagerate spese di iscrizione alle gare. Perché Schumacher proveniva da quel mondo comune in cui si guarda la Formula 1 come se fosse qualcosa di irraggiungibile. Una specie di élite che però lui è riuscito a conquistare, impegnandosi con una intensità tale che ad altri poteva sembrare impossibile, oppure semplicemente non necessario. Per lui, realista per natura, era necessario essere assolto al 100 % per ottenere dei risultati. Per lui era contemplabile rischiare, tentare un sorpasso in un punto pericoloso, sfruttare la pioggia a proprio favore. A Mika Häkkinen, suo rivale, disse che l’automobilismo era questo. Ciò che in fondo aveva appreso dai più grandi del passato, temerari piloti che con poche sicurezze affrontavano ogni gara al massimo. Ciò che in fondo aveva imparato da Ayrton Senna. Suo avversario, certo, ma anche idolo della giovinezza di Michael. L’unica persona capace di rompere, purtroppo indirettamente, quel “muro invisibile” durante una conferenza stampa dopo il Gran Premio di Monza nel 2000. In quell’occasione, in seguito al trionfo del tedesco sulla ben più performante McLaren di Mika Häkkinen, a Michael gli venne ricordato che aveva appena conquistato 41 vittorie come Senna. E a quel punto, quasi sorpresi dal suo pianto sconsolato, il pubblico del Gran Premio d’Italia e il mondo intero compresero chi era davvero Schumacher. Non solo uno stacanovista amante della competizione, ma anche, e soprattutto, un uomo con delle emozioni. Le stesse che lo hanno reso una leggenda. Le stesse che permettono alla sua famiglia di sperare in questa ultima grande gara che sta affrontando. Immaginando che, ancora una volta, la più difficile della sua vita, possa sfrecciare sotto una bandiera a scacchi facendo esplodere di gioia tutti noi.

Note positive

  • L’originale prospettiva con cui viene raccontata la storia di Michael Schumacher
  • I contributi dei familiari
  • La presenza di immagini e video inediti
  • Il montaggio di Michael Scheffold, Olaf Voigtländer e Susanne Ocklitz

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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