The Addiction – Vampiri a New York  (1995): sangue, filosofia, religione e vampiri

Nel 1995 Abel Ferrara realizza "The Addiction - Vampiri a New York", ossia un originale film sui vampiri.
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Locandina The Addiction - Vampiri a New York

The Addiction – Vampiri a New York 

Titolo originale: The Addiction

Anno: 1995

Paese: Stati Uniti d’America

GenereHorror

Casa di Produzione: Fast Films

Distribuzione italiana: Vitagraph

Durata: 82 minuti

Regia: Abel Ferrara

Sceneggiatura: Nicholas St. John

Fotografia: Ken Kelsch

Montaggio: Mayin Lo

Musiche: Joe Delia

Attori: Lili Taylor, Annabella Sciorra, Christopher Walken, Paul Calderón, Edie Falco, Michael Imperioli, Fredro Starr

Trailer ufficiale in lingua inglese di “The Addiction” (1995).

Abel Ferrara, noto cineasta americano, tra il 1992 e il 1995 realizza la cosiddetta “Trilogia del Peccato”. Il primo lungometraggio di questa triade è “Il Cattivo Tenente” (1992) che narra la storia di un poliziotto, un peccatore incallito, il quale, a un certo punto, compie una dolorosa redenzione personale mettendosi sulle tracce di alcuni ragazzi che hanno, presumibilmente, stuprato una suora. Nel 1993 realizza “Occhi di serpente che, in breve, narra la storia di un regista peccatore costretto a redimersi. Infine, nel 1995, Ferrara realizza “The Addiction – Vampiri a New York”, ossia un atipico film horror che narra di una resa incondizionata al peccato nel momento in cui i protagonisti avranno compreso come non ci sia spazio per la redenzione. Quest’ultimo lungometraggio è stato presentato al “Festival di Berlino”, presso cui ha ottenuto l’Orso d’oro, oltre che al “Mystfest” dove ha vinto il premio della critica.

Trama di The Addiction – Vampiri a New York

Kathleen Conklin è una giovane studentessa di New York alla continua ricerca dell’origine del male e, proprio a causa di questa sua investigazione oscura, viene tramutata in un vampiro a causa del morso del vampiro donna di nome Casanova. Dopo un iniziale fase di malessere e di confusione, dove non comprende ciò che le sta accadendo, la protagonista accetterà il male dentro di sé, dando vita ad una folle scia di sangue e violenza. La vampira inizierà, così, a cacciare le sue prede nelle anguste e sporche strade di New York, colpendo estranei, conoscenti ed amici.

La protagonista Kathleen Conklin (Lili Taylor) viene vampirizzata dalla misteriosa e sensuale Casanova (Annabella Sciorra) - The Addiction - Vampiri a New York
La protagonista Kathleen Conklin (Lili Taylor) viene vampirizzata dalla misteriosa e sensuale Casanova (Annabella Sciorra).

Recensione di The Addiction – Vampiri a New York 

A differenza di altri prodotti cinematografici sul tema “vampiresco” usciti negli anni precedenti come “Dracula di Bram Stoker (1992) di Francis Ford Coppola e “Intervista col Vampiro” (1994) di Neil Jordan, “The Addiction – Vampiri a New York” (1995) di Abel Ferrara non è affatto una pellicola che riporta la figura del vampiro alla sua essenza più romantica e gotica, preferendo, al contrario, un approccio decisamente disincantato e realistico, ambientando l’intera vicenda in un moderno contesto urbano (per la precisione la città di New York) e, soprattutto, rendendo il vampirismo stesso la cruda ed esplicita metafora di qualcosa di profondo ed oscuro.

Le “creature” che appaiono all’interno di questa pellicola non presentano una fisionomia mostruosa (infatti non possiedono nessuna di quelle caratteristiche tradizionali e stereotipate come, ad esempio, i canini affilati o le orecchie appuntite) bensì sembrano persone apparentemente normali seppur in realtà, aldilà del loro aspetto esteriore ed estetico, risultino ormai privi di tutto ciò che prima li qualificavano come esseri umani, vittime di una metamorfosi interiore che li ha privati della loro umanità per far prevalere al posto di quest’ultima le sfumature più ambigue, recondite e perfino animalesche della loro personalità. Essi sono sostanzialmente schiavi di un’insaziabile e inestinguibile sete, di una condizione esistenziale che li rende dipendenti dal sangue umano la cui astinenza, esattamente come nel caso della reale tossicodipendenza, provoca in loro una dolorosa e insopportabile sofferenza carnale e psicologica. Questi “vampiri” non si nutrono soltanto di sangue, difatti la brutalità e l’efferatezza della violenza che caratterizza i loro gesti nasconde un’altra loro dipendenza viscerale: il male nella sua forma più primitiva e istintiva.

La tematica principale del lungometraggio è proprio il male nella sua essenza più pura che viene affrontato fin dall’inizio della pellicola attraverso, per esempio, alcune immagini e video di repertorio sulla guerra del Vietnam le quali, così come le profonde riflessioni sul libero arbitrio e i successivi discorsi filosofici dei personaggi che citano espressamente il pantheon della filosofia occidentale, permettono allo spettatore di riflettere sulla natura e sulla provenienza del male, il quale può essere descritto metaforicamente come un parassita, nascosto all’interno di ogni essere umano, che non può essere debellato definitivamente, ma può essere dominato attraverso la forza di volontà, l’autocontrollo (e anche la religione se si tiene in considerazione una possibile interpretazione religiosa dell’ambiguo finale).

Verso la fine della pellicola Kathleen Conklin (Lili Taylor) si trova in ospedale dopo la strage sanguinolenta.- The Addiction - Vampiri a New York
Verso la fine della pellicola Kathleen Conklin (Lili Taylor) si trova in ospedale dopo la strage sanguinolenta.

Tale componente riflessiva e morale entra in forte contrasto con la violenza che è esplicitamente presente nella pellicola stessa; infatti, quest’ultima risulta spesso sconcertante per via della messa in scena senza eufemismi adottata dal regista per mostrare scene in cui il sangue (il cui colore e la sostanza lo rendono simile all’inchiostro) macchia le bocche dei vampiri e imbratta i loro vestiti, arrivando addirittura a esplodere letteralmente nel festino cannibalesco caratterizzato da una rara forza selvaggia (anche se mai troppo esplicita graficamente).

L’estetica e il lato tecnico

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto visivo ed estetico, “The Addiction” presenta una fotografia monocromatica elegante e ben sfruttata nelle sue potenzialità che, attraverso una vasta gamma di grigi e una profondità di campo che richiamano esplicitamente le pellicole di genere noir degli anni ’40, risulta estremamente efficace fin dalle prime inquadrature nel trasmettere allo spettatore determinate emozioni e sensazioni mentre quest’ultimo assiste all’inesorabile e opprimente discesa metaforica all’inferno della giovane protagonista. Inoltre, tale scelta monocromatica, ma anche alcune scelte registiche come l’uso perfezionato del piano sequenza, comporta a una concentrazione espressiva che bilancia le esigenze del realismo e quelle del fantastico.

La fotografia di Ken Kelsch è caratterizzata da un ricercato gioco di luci e ombre che possiede, al di là della sua effettiva qualità tecnica, un evidente lato citazionista che richiama non solo la cinematografia espressionista tedesca (specialmente “Nosferatu – Il Vampiro” di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922), ma anche quella di Carl Theodor Dreyer e, in particolare, del suo “La Passione di Giovanna d’Arco” (1928) e “Vampyr – Il Vampiro” (1932).

Kathleen Conklin (Lili Taylor). The Addiction – Vampiri a New York
Kathleen Conklin (Lili Taylor).

In conclusione

“The Addiction” di Abel Ferrara dimostra che il Cinema fantastico e la filosofia esistenzialista parlino dello stesso medesimo argomento: l’irrappresentabile, l’inspiegabile e gli orrori del XX secolo.

Note positive

  • La sceneggiatura
  • Il tema e il modo in cui vengono trattati i “vampiri”
  • La fotografia

Note negative

  • La cripticità del finale
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Michele Carmotti
Michele Carmotti

All'apparenza sembro un ragazzo come tanti altri, ma in realtà sono un aspirante critico cinematografico alla ricerca costante di nuovi prodotti che mi emozionino e che lascino qualcosa di concreto dentro di me.
A mio parere i veri capolavori sono quelli che ti cambiano la vita e il modo di vedere le cose.

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