The Humans (2021): un thriller familiare sul conflitto generazionale

The Humans 2021 locandina

The Humans

Titolo originale: The Humans

Anno: 2021

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico, horror

Casa di produzione: A24

Distribuzione italiana: MUBI

Durata: 1h 48m

Regia: Stephen Karam

Sceneggiatura: Stephen Karam

Fotografia: Lol Crawley

Montaggio: Nick Houy

Musiche: Nico Muhly

Attori: Richard Jenkins, Jayne Houdyshell, Amy Schumer, Beanie Feldstein, Steven Yeun, June Squibb.

The Humans trailer

The Humans, racconto scritto e diretto da Stephen Karam, riadattamento cinematografico dell’omonimo spettacolo candidato al premio Pulizer, viene proiettato per la prima volta nel 2021 in occasione del Film Festival di Toronto. Karam, per la prima volta dietro una cinepresa, rimane fedele a quegli stessi attori che esordirono per la prima volta a Broadway nel 2015, interpretando i membri della famiglia Blake. Karam definisce il suo racconto un family thriller: quella raccontata non è affatto una serena riunione di famiglia in occasione del ringraziamento, ma la cosa sorprendente è come Karam riesca magistralmente a tenere insieme dramma e comicità.

Trama di The Humans

Ci troviamo nell’appartamento fatiscente acquistato da poco da una delle due figlie, Brigid (Beanie Feldstein), insieme al compagno Richard (Steven Yeun) a Chiantown; qui, quella che sembrerebbe una cena qualunque sfocia in un dramma che ha tutte le coloriture dell’horror psicologico, ambientato in un appartamento infestato da demoni che non sono altro che prodotti delle turbe psichiche dei protagonisti. Una donna senza volto si aggira per la casa; essa incarna il senso di colpa del padre Erik (Richard Jenkins), il suo peccato; un peccato che verrà rivelato sollo alla fine. Sono, tuttavia, solo sogni, non sono reali, ed in fondo, le paure di un vecchio non sono altro che motivo di derisione da parte della moglie Deirdre (Jayne Houdyshell).

fotogramma del film The Humans 2021
Fotogramma del film The Humans 2021

Recensione di The Humans

Il film si apre con l’invasione di un appartamento che sta cercando in tutti i modi di respingerli indietro – è la casa ad apparire infestata o sono i protagonisti che la infestano? Questa è la domanda di fondo. Chi sono, insomma, i cattivi in questo mondo di ipocriti? –.  La porta è troppo stretta per la carrozzina di “Momo” (June Squibb), la nonna ammalata di demenza senile. L’entrare è faticoso, quasi come se stessimo scendendo all’interno delle interiora di un mostro. Erik si guarda intorno inorridito. Non entrate! Sembra urlare la casa, la quale altro non è che il settimo protagonista della storia. Essa respira, sembra assorbire sofferenza e dolore. Gocciola e si gonfia. Non le rimane altro, allora, che cercare di fagocitare questi invasori umani. Le pareti sottili sono ricoperte di vernice fresca che rivela al di sotto la sua vera anima putrefatta. Essa non è ermetica, si sente tutto, sia all’interno, sia dall’esterno. Segreti riecheggiano tra le stanze e presenze esterne invadono lo spazio domestico. I bisbigli logorano piano i legami familiari, così come i segreti che l’alcol dischiude poco alla volta, ma essi non sono, d’altronde, già solidi fin dall’inizio. La lontananza fisica e ideologia crea momenti stridenti, gli equilibri sono sempre in procinto di rompersi. So che non siete credenti, dice la madre, regalando ai due fidanzati una statuetta della Madonna con un serpente sotto al piede; lo stesso serpente che striscia silenzioso tutta la sera tra le gambe del tavolo a cui sono seduti i nostri protagonisti, tra tentativi di riempire vuoti e discorsi insignificanti; fra questi ci si raccontano i sogni: la dimensione dell’inconscio freudiano prende forma all’interno delle mura di casa. È da qui che i mostri emergono o che sono sempre vissuti. I disagi non sono solo psichici ma anche fisici. Aimee (Amy Schumer) soffre di una malattia cronica, ma non c’è solo questo. Solo ringraziamenti insignificanti per questo 24 novembre, l’unico reale è forse solo il suo:

In un anno in cui ho perso il mio lavoro, la mia fidanzata e ho avuto un’emorragia interna […] sono grata per quello che è giusto”. 

Fotogramma del film The Humans 2021
Fotogramma del film The Humans 2021

La scelta stilistica predilige inquadrature strette, asfissianti, spezzate e squadrate: i personaggi si muovono negli spazi labirintici di questa casa inospitale, piena di scricchiolii, strani boati e angoli oscuri. Karam, alla sua prima esperienza come regista cinematografico, gioca sugli specchi, sugli effetti della luce che trapassa i vetri arabesco e sulle ombre, sui dettagli, nonché su suoni e rumori, in assenza di una vera e propria colonna sonora. Le origini della pellicola come spettacolo teatrale si fanno sentire soprattutto per quanto riguarda l’idea di unità aristotelica di spazio, tempo e azione: tutto avviene nell’arco di una giornata e all’interno di un unico appartamento, fatta eccezione per qualche ripresa. Karam sfrutta magistralmente quelle che sono le libertà offertigli dalla cinepresa. Grazie ad essa quella che prima poteva risultare mera scenografia, ha la capacità di prendere vita, soprattutto grazie ai close-up sui dettagli della casa, attraverso i quali cogliamo la sua anima.

fotogramma del film The Humans 2021
Fotogramma del film The Humans 2021

In conclusione

Infine, ad una ad una, le lampadine si spegneranno, una, pare, per ogni scheletro nell’armadio che viene tirato fuori. La casa, conscia del disequilibrio atavico che pervade la famiglia, li rigetta uno ad uno come un pasto indigesto. È, quello di Karam, il racconto per eccellenza del conflitto generazionale, un conflitto che risulterà, alla fine, insanabile. 

Note positive

  • Fotografia
  • Scenografia
  • Interpreti

Note negative

  • Potrebbe essere avvertito come un film già visto, sulla stessa linea di “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese.

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