The Walking Dead: Daryl Dixon – Prima stagione (2023). Lo sbarco in Francia

Recensione, trama e cast della prima stagione di The Walking Dead: Daryl Dixon (2023), tra nuove varianti di zombie e un viaggio di sopravvivenza in Francia.

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Norman Reedus as Daryl Dixon - The Walking Dead: Daryl Dixon _ Season 1, Episode 1 - Photo Credit: Stéphanie Branchu/AMC
Norman Reedus as Daryl Dixon – The Walking Dead: Daryl Dixon _ Season 1, Episode 1 – Photo Credit: Stéphanie Branchu/AMC

Trailer di “The Walking Dead: Daryl Dixon – Prima stagione”

Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming

Dopo 11 stagioni e ben 177 episodi, la serie The Walking Dead, prodotta da AMC, ha ufficialmente chiuso i battenti. Tuttavia, l’universo narrativo basato sull’omonima serie a fumetti di Robert Kirkman è tutt’altro che giunto al termine.

Già prima della conclusione della serie madre, erano stati realizzati diversi progetti audiovisivi correlati, a partire dal prequel Fear the Walking Dead, fino a The Walking Dead: World Beyond. Inoltre, era stato avviato un progetto filmico su Rick Grimes, poi trasformato in una miniserie televisiva, “The Walking Dead: The Ones Who Live”, distribuita nel 2024

Con la fine della serie principale, AMC ha dato il via a numerosi progetti per espandere l’universo narrativo, tra cui due serie incentrate su personaggi iconici:

  • “The Walking Dead: Dead City”, distribuita dal 18 giugno 2023 negli Stati Uniti, con protagonisti Maggie e Negan.
  • “The Walking Dead: Daryl Dixon”, che segue il guerriero solitario più amato dell’apocalisse zombie.

La serie “The Walking Dead: Daryl Dixon” vanta un cast che include Clémence Poésy, Adam Nagaitis, Anne Charrier, Eriq Ebouaney e Laika Blanc Francard. Tra i produttori esecutivi figurano Scott M. Gimple, lo showrunner David Zabel, Norman Reedus, Greg Nicotero, Angela Kang, Brian Bockrath e Daniel Percival.

Distribuita in anteprima mondiale su AMC dal 10 settembre al 15 ottobre 2023, la serie ha ottenuto un enorme seguito di pubblico. Ha infatti superato “The Walking Dead: Dead City” come première più vista di sempre su AMC+ dopo tre settimane di streaming, avviandosi a diventare la stagione più vista nella storia della piattaforma. Il quarto episodio della prima stagione ha registrato il record di ascolti su AMC, con 1,1 milioni di spettatori in Nielsen Live+3 e 392.000 adulti tra i 25 e 54 anni. In questa fascia d’età, “Daryl Dixon” è tra le prime 15 serie TV via cavo del 2023, affiancandosi ad altre produzioni AMC come “The Walking Dead: Dead City, “Anne Rice’s Mayfair Witches”, “Fear the Walking Dead” e “Dark Winds”.

Curiosamente, in Italia, le tre serie distribuite su Sky Atlantic hanno seguito una programmazione inversa rispetto a quella americana. La prima ad arrivare è stata “The Walking Dead: The Ones Who Live” (2024), venendo rilasciata il 30 dicembre 2024. “The Walking Dead: Daryl Dixon”, già giunta alla seconda stagione negli Stati Uniti, debutta dal 2 al 16 giugno 2025, con due episodi a settimana, per un totale di sei puntate. Terminata questa distribuzione, Sky ha rilasciato The Walking Dead: Dead City, il primo spin-off uscito in America dopo la conclusione della serie madre. Indubbiamente, il pubblico italiano, per vedere legalmente queste due serie ha dovuto aspettare molto tempo, essendo uscite nel 2023. 

Trama di “The Walking Dead: Daryl Dixon – Prima stagione”

Senza volerlo, Daryl Dixon si risveglia su una barca di fortuna, alla deriva in mezzo al mare. Dopo un naufragio, raggiunge una spiaggia deserta, priva di qualsiasi segno di vita. Affamato e disidratato, si incammina verso la città più vicina, dove scopre di essere sbarcato in Francia, nei pressi di Biarritz. Su un’imbarcazione abbandonata lungo un fiume, trova una cartina e un registratore contenente la storia di Paul, un altro sopravvissuto. Ispirato dal racconto di quest’uomo, Daryl decide di lasciare una traccia vocale della propria presenza in Francia. Nel suo cammino in questo territorio sconosciuto, nota un enigmatico cartello con la scritta “Dio vi ama”, e poco lontano intravede una figura misteriosa che lo osserva.

Mentre si addentra nel paesaggio ostile, pieno di strambi Zombie, Daryl incrocia la strada di una giovane ragazza francese e di suo nonno. Il trio appena formato viene però attaccato da un gruppo di soldati. Per proteggere i suoi nuovi compagni, Daryl ingaggia un feroce combattimento, riuscendo a mettere in salvo la ragazza e suo nonno. Ma proprio quando sembra aver conquistato la loro fiducia, i due lo tradiscono, lo aggrediscono e lo derubano, lasciandolo ferito in mezzo alla strada.

La misteriosa figura che lo osservava poco prima si avvicina e lo salva. Ripresosi, Daryl si risveglia in un convento di suore, dove suor Isabelle —colei che gli ha prestato soccorso— gli spiega la loro missione: proteggere un ragazzo speciale, Laurent, che credono essere il nuovo Messia, conducendolo verso il Nido. Ma Daryl non ha tempo per leggende e vuole solo trovare un modo per lasciare il paese e tornare dai suoi amici. Il pericolo, però, incombe: un gruppo armato cerca vendetta, attaccando il convento alla ricerca dell’americano misterioso, colpevole di aver ucciso—nel tentativo di proteggere la ragazza e suo nonno—il fratello del capo della banda.

Costretto a combattere, Daryl e bisognoso di un aiuto per muoversi in un territorio a lui ignoto, accetta di guidare Isabelle e Laurent in un viaggio pericoloso verso il Nido, un rifugio situato oltre Parigi—ma solo a condizione che loro lo aiutino a trovare il porto che potrebbe riportarlo a casa.

Nel frattempo, in una base militare a Le Havre, il capitano Marion Genet ordina di rintracciare l’uomo fuggito dalla loro nave. Un uomo di cui conoscono solo il cognome: Dixon.

Recensione di “The Walking Dead: Daryl Dixon – Prima stagione”

Devo essere onesto: dopo il finale della 2×10 di “The Walking Dead: World Beyond”, con il suo post-credit ambientato in Francia e collegato alla nascita del virus zombie, mi aspettavo molto di più da questa serie, soprattutto considerando la sua ambientazione. Credevo fermamente che gli showrunner volessero creare una connessione significativa tra quel post-credit e gli eventi di “The Walking Dead: Daryl Dixon”, ampliando la mitologia di questo universo narrativo. Tuttavia, nulla di tutto ciò si è concretizzato: i sei episodi della serie non presentano alcun collegamento diretto con la scena post-credit di “World Beyond”.

Quella sequenza post-credit aveva chiari legami con il franchise principale, in particolare con la prima stagione, attraverso il personaggio di Edwin Jenner. Ma era lecito aspettarsi un approfondimento sulla nascita del virus attraverso il viaggio di Daryl in territorio francese? Ovviamente, c’è sempre la speranza che nelle future stagioni venga inserito un collegamento effettivo tra il post-credit e la storia di Daryl, offrendo nuove informazioni sulla pandemia. Tuttavia, osservando la direzione intrapresa da questa prima stagione, trovo questa ipotesi piuttosto remota—seppur non del tutto impossibile.

Nonostante questa amarezza, “The Walking Dead: Daryl Dixon” si rivela comunque una ventata d’aria fresca per il franchise. Inoltre, è una serie accessibile anche a chi non ha mai avuto alcun contatto con l’universo di “The Walking Dead”. Ovviamente, non mancano alcuni richiami alla serie madre, elementi che aiutano a comprendere maggiormente la psicologia di Daryl, nonostante ciò la serie sembra essere stata concepita per risultare fruibile anche a un pubblico che non ha mai visto le 177 puntate della serie principale—segno evidente sin dalle prime parole pronunciate dal protagonista. Le battute iniziali, infatti, delineano chiaramente chi sia Daryl, da dove provenga e quale sia il suo obiettivo, permettendo anche ai nuovi spettatori di inserirsi facilmente nella narrazione.

Mi chiamo Daryl Dixon, vengo da un posto chiamato Commonwealth, è in America. Sono partito in cerca di qualcosa e ho trovato solo guai. Se non tornerò più, sappiano che ci ho provato. 

Una serie intrattenente

Questa prima stagione, pur non essendo perfetta, riesce comunque a funzionare bene, risultando un prodotto godibile e capace di esplorare strade innovative e originali, che la distanziano dalla serie madre, sia per ambientazione che per approccio narrativo. In primis, il cambio di scenario porta dalle classiche ambientazioni americane alla Francia, donando una nuova atmosfera, sia musicale, che visiva e tematica, all’intera stagione.

In secondo luogo, questa nuova cornice si riflette anche sulla tipologia di storia raccontata, con una narrazione in linea con il carattere cristiano-cattolico della cultura francese. La Francia, infatti, vanta una profonda tradizione ecclesiastica, specialmente nel Medioevo, periodo in cui furono erette numerose cattedrali—da Notre-Dame de Paris, alla Cattedrale di Chartres, fino a Reims—e l’iconica abbazia di Mont-Saint-Michel, presente anche come location nella serie. Inoltre, la Francia è anche la terra di Lourdes, luogo simbolico per molti credenti. Coerentemente con questa identità culturale, “The Walking Dead: Daryl Dixon” abbraccia una narrazione fortemente influenzata dal cattolicesimo, sviluppandosi all’interno di conventi di suore e ponendo al centro due figure chiave: suor Isabelle e Laurent, un bambino considerato da diverse comunità il Messia, colui che riporterà la pace sulla Terra. All’interno di questo contesto, la storia di Dixon assume una venatura profondamente legata alla figura di Dio, spingendo il protagonista a riflettere sulla propria fede nel creatore, una tematica che, probabilmente, meritava di essere approfondita con maggior peso. 

D’altro canto, risulta evidente come questa struttura narrativa sia già stata esplorata in numerosi lungometraggi e serie televisive. In questa serie, Daryl diventa il protettore di un bambino speciale, che deve condurre verso un luogo sicuro, affinché possa realizzare il suo destino. Un’impostazione drammaturgica che richiama film come “The Road” di John Hillcoat, e soprattutto “The Last of Us”, dove Daryl assume un ruolo simile a Joel Miller, mentre Laurent ricorda Ellie Williams. Ovviamente, le motivazioni narrative sono differenti, ma la struttura drammaturgica rimane pressoché la stessa.

I Burners

Uno degli aspetti più innovativi di “The Walking Dead: Daryl Dixon” è l’introduzione di una nuova variante di zombie: i Burners, creature estremamente pericolose, caratterizzate da sangue e pelle corrosivi. Questi infetti, mai visti prima nel franchise, rappresentano una minaccia ancora più letale rispetto ai classici vaganti, poiché il solo contatto con loro può provocare ustioni gravi.

L’origine dei Burners, zombie dalle capacità più aggressive, associati all’organizzazione “Pouvoir des Vivants”, rimane però avvolta nel mistero. Due principali teorie cercano di spiegare la loro creazione:

  1. Esposizione a sostanze chimiche tossiche in un impianto di lavorazione alimentare, che avrebbe modificato la loro fisiologia, rendendoli corrosivi.
  2. Esperimenti condotti da scienziati, volti a modificare il comportamento e le capacità degli zombie, cercando di controllarli e renderli più aggressivi—come la serie sembra suggerire.

Questa seconda ipotesi è supportata da indizi presenti nel corso della serie, che fanno riferimento a studi sulla manipolazione dei morti. La stagione, infatti, introduce il concetto di esperimenti sugli zombie, condotti da un’organizzazione che sembra voler trasformare i vaganti in armi biologiche. Questo elemento aggiunge una nuova dimensione alla narrazione, spostando l’attenzione dalla semplice sopravvivenza alla possibilità che qualcuno stia cercando di controllare e modificare l’infezione per scopi ancora ignoti.

Uno degli elementi più inquietanti, in tal senso, è il laboratorio segreto mostrato nella serie, dove gli scienziati testano sostanze sugli zombie incatenati nel tentativo di incrementare la forza e l’aggressività. In una scena chiave, un vagante sottoposto a un esperimento riesce a liberarsi con una forza sovrumana, ma subito dopo implode in un’esplosione di sangue nero, suggerendo che gli esperimenti non siano ancora sotto controllo. Questo dettaglio lascia intendere che l’organizzazione dietro questi studi stia cercando di creare varianti più potenti, forse per usarli come strumenti di guerra o per obiettivi ancora più oscuri.

Indubbiamente, la comparsa dei Burners apre la strada a nuove varianti di zombie, suggerendo che la Francia ospiti diverse tipologie di infetti dalle caratteristiche uniche. Isabelle, uno dei personaggi della serie, accenna al fatto che i Burners siano solo una delle molte varianti presenti nel paese, lasciando intendere che in futuro potrebbero emergere creature ancora più pericolose.

Questa evoluzione nel mondo di “The Walking Dead” non solo accresce la tensione e il pericolo (qui poco esplorato) per i sopravvissuti, ma introduce anche un elemento di sperimentazione scientifica, che potrebbe avere implicazioni profonde sulla natura dell’epidemia e sulle intenzioni di chi tenta di manipolarla.

Il background

Un aspetto innovativo di questa stagione è l’approfondimento del background dei personaggi, una lacuna onnipresente nelle 11 stagioni di “The Walking Dead”, che raramente ha mostrato veri e propri salti indietro nel tempo per raccontare la vita pre-pandemia dei protagonisti. Ad esempio, di molti personaggi del franchise non sappiamo quasi nulla sulla loro esistenza prima dell’incontro con il gruppo di Rick Grimes. In questa serie, però, le cose cambiano: la narrazione si immerge nel passato, rivelando dettagli fondamentali sulla vita di suor Isabelle prima dell’apocalisse. Attraverso un efficace salto temporale, scopriamo come Isabelle sia passata da ladra e fuorilegge a suora, offrendo uno sviluppo più sfaccettato del suo personaggio e un approfondimento funzionale alla storia.

Anche se non vengono utilizzati veri e propri flashback, il passato di Daryl, su cui la serie madre ha sempre mantenuto il mistero, inizia ad essere gradualmente esplorato. Lo showrunner, pur con una narrazione lenta, scava delicatamente nei suoi traumi infantili, mostrando un’infanzia dura e segnata dalla sofferenza. Certamente si sarebbe potuto fare di più, ma già questo livello di introspezione rappresenta un passo avanti rispetto a quanto visto finora nel franchise

Una serie imperfetta

Come già accennato, questa prima stagione non è perfetta, mostrando diverse leggerezze narrative, con situazioni che talvolta sfiorano l’assurdo.

Uno degli esempi più evidenti è la gestione degli zombie, che spesso sembrano sbucare dal nulla all’ultimo minuto, come se aspettassero strategicamente il momento giusto per sorprendere i protagonisti. Questo espediente, anche per come è diretto a livello registico, risulta poco credibile, spezzando in alcuni casi l’immersione dello spettatore. Situazioni simili emergono nella sequenza ambientata alla Torre Eiffel (o a ciò che ne rimane) e nel finale sulla spiaggia, dove l’effetto visivo e narrativo appare forzato.

Un altro elemento che poteva essere sviluppato meglio riguarda il villain della stagione, ovvero l’organizzazione “Pouvoir des Vivants”, comandata da Marion Genet. Tale personaggio, pur essendo affascinante e oscuro, avrebbe meritato un approfondimento maggiore nei primi sei episodi. Lo stesso vale per Stéphane Codron, il persecutore di Daryl, determinato a vendicare la morte di suo fratello. Entrambi i personaggi hanno un forte potenziale, ma la loro caratterizzazione rimane troppo superficiale.

Un altro aspetto che lascia perplessi è la scarsa valorizzazione di tutti i personaggi messi in scena e dell’ambientazione francese, soprattutto considerando il ricco patrimonio scenografico che Parigi offre. La serie avrebbe potuto dedicare più tempo alla descrizione dei luoghi iconici, sfruttando in modo più incisivo il setting unico della città. Ad esempio, le catacombe avrebbero potuto giocare un ruolo chiave, offrendo sequenze fortemente horror, una componente che, invece, risulta completamente assente

In conclusione

The Walking Dead: Daryl Dixon è una serie che, pur offrendo un’ambientazione nuova e un approccio interessante, fatica a sfruttare pienamente il suo potenziale. Il cambio di scenario in Francia, l’introduzione dei Burners e la narrazione più intimista rappresentano elementi di innovazione, ma alcune scelte mancate e un utilizzo limitato del contesto storico e scenografico riducono l’impatto complessivo. Perfetta per chi cerca una versione più fresca del franchise senza dover recuperare le 11 stagioni della serie madre, ma potrebbe deludere chi sperava in un maggiore approfondimento sulla nascita del virus zombie e una trama più incisiva.

Note positive

  • Ambientazione francese che offre un’atmosfera nuova
  • Introduzione dei Burners e accenni a varianti di zombie più pericolose
  • Maggiore introspezione sui personaggi, soprattutto Isabelle
  • Accessibile anche a chi non ha seguito la serie principale

Note negative

  • Mancato collegamento con il post-credit di World Beyond
  • Villain e antagonisti poco approfonditi
  • Scarso utilizzo dei luoghi iconici della Francia
  • Narrazione a tratti poco credibile e poco incisiva

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozione
SUMMARY
3.5
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.