Una giornata particolare (1977): un inno alla vita a passi di rumba.

Una giornata particolare locandina film

Una giornata particolare

Titolo originale: Una giornata particolare

Anno: 1977

Nazione: Italia

Genere: drammatico, psicologico

Casa di produzione: Carlo Ponti per Compagnia Cin.Ca Champion (Roma), Canafox Films Inc. (Montreal)

Distribuzione: Gold Film – General Video, San Paolo Audiovisivi, De Agostini, L’Unità Video

Durata: 105′

Regia: Ettore Scola

Sceneggiatura: Ruggero Maccari, Ettore Scola, Maurizio Costanzo (collaborazione)

Fotografia: Pasqualino De Santis, Idelmo Simonelli (operatore)

Montaggio: Raimondo Crociani

Musiche: Armando Trovajoli

Attori: Sophia Loren, Marcello Mastroianni, John Vernon, Françoise Berd, Patrizia Basso, Alessandra Mussolini, Vittorio Guerrieri

Trailer del film Una giornata Particolare

Molto è stato detto e scritto su questo capolavoro di Ettore Scola anche se Marcello Mastroianni, ospite del programma Film Dossier (RAI1, 1984), dichiarò che il produttore Carlo Ponti incontrò all’inizio molte difficoltà a trovare un distributore entusiasta della pellicola: “in questo film non accade mai niente” era la risposta con cui fare i conti.

Nonostante le prime perplessità, il film ottenne diversi riconoscimenti internazionali:

  • David di Donatello 1978 per Miglior regia e attrice protagonista
  • Nastro d’argento 1978 per Miglior sceneggiatura, attrice protagonista e musica
  • candidato all’Oscar 1977 come Miglior film straniero e nomination a Marcello Mastroianni come Miglior attore protagonista
  • presentato in concorso al 30. Festival di Cannes (1978)
  • César 1978 per Miglior film straniero
  • Golden Globe Italia (1978) per Miglior regia, attore e attrice protagonista
  • Golden Globe USA (1978) per Miglior film straniero
  • l’ultima versione restaurata del film ha vinto il premio Venezia classici per il Miglior film restaurato alla 71. Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2014. Le lavorazioni del restauro, a cura del CSC Cineteca nazionale, sono state compiute presso il laboratorio L’immagine ritrovata di Bologna in collaborazione con Surf Film.

Trama di Una giornata particolare

È il 6 maggio 1938 e tutta Roma è in subbuglio per l’arrivo di Hitler. Il film si apre con il Cinegiornale Luce che per sei minuti ci riporta nella storia dell’Italia fascista. Anche il monumentale condominio di Viale XXI Aprile è in agitazione: tutti sono alle prese con i preparativi per la festa che si terrà ai Fori Imperiali in onore del Führer. Indossata la propria divisa, lupetti, balilla, camicie nere e avanguardisti corrono in strada, eccitati, verso la parata militare. Il condominio rimane deserto, o quasi. Oltre alla portinaia, che continua a fare la sorvegliante di regime, rimangono in casa Antonietta e Gabriele. I due non si conoscono, pur essendo dirimpettai, e si incontrano grazie alla fuga del pappagallo di Antonietta che va ad appoggiarsi sul cornicione della finestra di Gabriele.

Antonietta è una casalinga ignorante, fascista per convenzione, madre di sei figli e moglie devota, con l’aria di chi ha dimenticato i tratti del suo viso perché non ha tempo di guardarsi allo specchio; Gabriele è un intellettuale antifascista, ex radiocronista dell’EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) rimasto senza lavoro perché – come ben sa la portinaia – “pervertito”. Antonietta prende coraggio e suona alla porta del vicino sconosciuto, ignara del fatto che proprio in quell’attimo Gabriele ha deciso di togliersi la vita. Acchiappato il pappagallo, i due passano assieme tutto il giorno tra risate, schiaffi, riflessioni sulla vita, scambi di doni e di effusioni amorose. Fino a tornare, verso sera, ognuno nella propria vita: Antonietta a fare la serva e Gabriele a scontare la sua condizione in un soggiorno obbligato.

Scena del film Una giornata particolare
Scena del film Una giornata particolare

La recensione di Una giornata particolare

La narrazione storica di quel 6 maggio del 1938 rimane ai margini ma fedele ai fatti, con un cinegiornale Luce autentico. L’adesione grossolana della massa al regime, il mito rozzo della virilità e il maschilismo ripugnante è un’impronta che ha segnato profondamente la società e la cultura del popolo italiano. Anche per questo, la storia di Antonietta e Gabriele evidenzia il recupero del vero Sé chiamatosi fuori dall’omologazione e dal conformismo.

Antonietta e Antonio sono gli invisibili del condominio di viale XXI Aprile. Antonietta è moglie, madre e soprattutto serva di un marito maschilista e di sei figli partoriti uno in fila all’altro: resta a casa, da sola, mentre tutti corrono alla parata fascista, perché quello è il suo posto e c’è tanto da fare. Gabriele non è “né soldato, né marito, né padre” e resta a casa perché nella sua posizione non c’è un posto dove andare, se non al confine. Palazzo Federici si svuota e l’unica umanità che resta è quella emarginata. Antonietta non ne è consapevole o almeno così sembra: è normale occuparsi dei letti da rifare, della cena da preparare, della casa da pulire, della biancheria da lavare… È normale, nel poco tempo libero che le resta, incollare foto e articoli di giornale sul Duce o dedicargli un ritratto fatto di piccoli bottoni cuciti insieme. Ma l’incontro con Gabriele, l’unica finestra fuori norma della sua vita, sovvertirà i sentimenti di questa donna. Non perché Antonietta sia pronta a mettere in discussione il sistema sociale o l’ideologia politica, ma c’è la rumba da imparare a ballare… c’è Dumas, con I tre moschettieri… c’è il monopattino per correre da una stanza all’altra come bambini… c’è da ridere, se ci si lascia andare. E se si è in due.

“Piangere si può farlo anche da soli ma per ridere bisogna essere in due“

Gabriele (Marcello Mastroianni)

Gabriele è un intellettuale che le domande invece se le fa eccome e che sceglie di vivere in modo diverso, per esempio non negando la sua omosessualità. Paga cara la sua scelta, prima perdendo il lavoro e poi con la deportazione. Ma vive. E tocca il cuore di Antonietta che ormai da troppi anni ha perso di vista la gioia e la seduzione. È sorprendente come questa donna recuperi la consapevolezza della sua femminilità: non grazie al corteggiamento virile di uno sconosciuto ma al fascino di un libro letto ad alta voce o di un lenzuolo che le viene messo in testa per scherzo da Gabriele, mentre raccoglie i panni stesi in terrazza. Ride, Antonietta, ride di gusto e allarga il cuore alla vita in quell’abbandono emotivo che la fa innamorare.

L’omossessualità non è un tema di primo piano ed è proprio questo approccio sobrio la vera novità per lo stile narrativo dell’epoca: Gabriele non è una caricatura che sculetta e fa ridere ma una persona, un uomo normalissimo che, esasperato, urla il suo dolore dalla tromba delle scale autodefinendosi “frocio”.

L’incontro di questi due individui speciali ci mette invece di fronte al grande tema di cosa sia normale oppure no, anche ai giorni nostri. Ci apre a riflessioni nuove su quanto l’emarginazione possa diventare uno spiraglio di luce per vedere oltre le pareti di casa e scoprire altri mondi. Il diverso che stona per la massa conformista è una torcia per ritrovare il senso di un’esistenza o per vedere una realtà che preferiremmo o che siamo costretti a sotterrare.

Sophia Loren - Una giornata particolare
Sophia Loren – Una giornata particolare

Il piano sequenza iniziale è uno dei più suggestivi della storia del cinema: dalla carrellata sulla facciata esterna dell’edificio alle luci dell’alba, dove si intuisce il gran daffare dei primi condomini già in piedi, si passa poi nell’appartamento di Antonietta, chissà da quanto tempo affaccendata a stirare. Sono quasi le sei. Spegne il caffè sul fuoco e ne porta una tazzina al marito, passando per tutta la casa a svegliare i figli. La macchina da presa la segue, imperterrita, entrando senza soluzioni di continuità nella vita della protagonista.

Nell’intervista di CineCritica a Ettore Scola, integralmente pubblicata nel n. 63 di luglio/settembre 2011, il regista descrive tecnicamente la dinamica di ripresa:

Quel movimento è la combinazione di un dolly, un ascensore, un carrello e uno zoom. La macchina da presa parte dal cortile vero di un palazzo di viale XXI Aprile e si solleva con un ascensore esterno; poi c’è un fermo di macchina. In teatro di posa, l’inquadratura riparte dall’esterno ricostruito dell’appartamento, il carrello va avanti fino alla finestra, il davanzale si apre per lasciar passare la macchina da presa, che entra nell’appartamento e segue la Loren che gira per tutte le stanze, a svegliare il marito e i figli. L’idea era di unire l’esterno a un interno casalingo, pedinare la donna nei suoi gesti quotidiani, la sua vita familiare modesta mentre a Roma si celebrava l’Evento, il grande giorno.

Ettore Scola
Piano sequenza iniziale del film Una giornata particolare

Colori e musica sono praticamente assenti. I primi, grazie all’intervento magistrale di Pasqualino De Santis che provvede a una desaturazione progressiva ottenendo così delle immagini quasi sbiadite, toni pastello vicini al bianco e nero; la colonna sonora si gioca tutto su due motivi musicali: quello dell’inno nazista e quello della rumba, che chiuderà il sipario in un gran finale commovente.

In conclusione

Tutto appare concludersi tristemente, con un sipario che si abbassa sulle vite senza speranza dei due protagonisti. Spegnendo l’ultima abajour, Antonietta sembra rassegnarsi all’idea di dare il settimo figlio al marito, che ambisce al premio del Duce. Lo stesso per Gabriele, che chiude la sua valigia mentre i due poliziotti lo aspettano in sala, per accompagnarlo al confine.

Ma da quella giornata particolare, dopo il loro incontro di anime, per Antonietta e Gabriele niente sarà più come prima. Ne abbiamo la certezza non tanto dalle immagini ma dalla musica: le note dell’inno del Partito Nazionalsocialista vengono invase e poi azzerate dalla rumba, che vince su tutto. E non fa prigionieri.

Note positive

  • le interpretazioni di Sophia Loren e Marcello Mastroianni
  • La fotografia
  • La musica
  • I dialoghi
  • Movimenti di macchina

Note negative

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