Untold: Rissa in NBA (2021) – La verità dietro all’evento del 2004

Untold 2021 Rissa in NBA

Untold: Rissa in NBA

Titolo originale: Untold: Malice at the Palace

Anno: 2021

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Documentario

Produzione: Chapman Way, Maclain Way, Ben Silverman, Howard T. Owens, Isabel San Vargas, Ryan Duffy, Miguel Tamayo, Jaymee Messler

Distribuzione: Netflix

Durata: 68 min.

Regia: Floyd Russ

Fotografia: Adam Stone

Montaggio: Nate Gross, Jack Price, Rob Ryang, Neil Meiklejohn

Musiche: Brocker Way

Protagonisti: Ron Artest/Metta World Peace, Jermaine O’Neal, Stephen Jackson, Ben Wallace, Reggie Miller

Trailer di Untold

Primo film di una docuserie composta da cinque parti e incentrata sul lato nascosto dello sport, Untold: Rissa in NBA sarà disponibile su Netflix a partire dal 10 agosto. Prodotto dagli ideatori di Wild Wild Country (2018), il primo episodio è diretto da Floyd Russ, già regista di Zion (2018) e recentemente Ayar (2021).

Trama di Untold: Rissa in NBA

2004. Auburn Hills. Inizio stagione della National Basket Association. Nonostante il punteggio finale di 97 a 82 sancisca l’inaspettata vittoria degli Indiana Pacers sui rivali e campioni in carica Detroit Pistons, i 22.076 spettatori presenti a The Palace ricordano certamente quella che l’Associated Press ha definito come “la rissa peggiore della storia della NBA”. Alcuni giocatori dei Pacers, tra cui Ron Artest, Jermaine O’Neal e Stephen Jackson, considerati come la miccia che ha innescato l’exploit di violenza, vengono sospesi dalla lega e accusati dai media alla pari di delinquenti. Ma qual è la vera storia dietro uno degli eventi più controversi degli ultimi anni?

Recensione di Untold: Rissa in NBA

Ritengo che sia ormai consolidato che i documentari sportivi, se realizzati da produttori e registi che percepiscono, attraverso una particolarissima sensibilità, le storie di vita dietro al gioco, possono costituire dei gioielli di assoluto rilievo. The Last Dance (J. Hehir, 2020), l’eccellente serie distribuita da Netflix e basata sulla dinastia dei Chicago Bulls ne è l’esempio più lampante, ma in genere analizzare una competizione o una particolare sequenza di una partita attraverso una prospettiva poco conosciuta rappresenta la mossa vincente, in grado di promuovere una riflessione riguardo un evento seguito da molti senza mai riflettere sul retroscena, su quel percorso, spesso tortuoso, che conduce un atleta ad essere lì, su quel parquet o su quella pista d’atletica. In tal senso, la serie Untold, suddivisa in cinque docufilm, ha l’ambizione di affrontare proprio questo, raccontando storie quasi dimenticate senza la volontà di descrivere il successo di un atleta o di una squadra. Proprio Rissa in NBA, il primo capitolo diretto da Floyd Russ, delinea tale linea di pensiero, analizzando la rivalità tra Indiana Pacers e Detroit Pistons, poi esplosa in una colossale lite, attraverso le storie di Ron Artest/Metta World Peace, Jermaine O’Neal, Stephen Jackson e l’indimenticabile Reggie Miller. Proprio quest’ultimo, capitano di mille battaglie con l’unico obiettivo di portare il trofeo in Indiana, definisce il contrasto, a volte persino doloroso, con i tre compagni di squadra protagonisti della rissa al The Palace. Che appaiono, di riflesso, provocatori, quasi “criminali” a cui è stato concesso di vestire la maglia dei Pacers. Eppure, ciò che rende Untold-Rissa in NBA così apprezzabile è proprio la volontà di andare oltre, scoprire ciò che non appare, senza creare alibi ma comunicando la storia per come è, senza quell’atteggiamento da parte dei media, di certo non condivisibile, di mostrare qualcosa solo a metà.

Si comprende così quanto sia tormentato l’animo di Ron Artest, straordinario difensore sul perimetro perennemente in contrasto col mondo; oppure le pressioni avvertite da Jermaine O’Neal nella sua gioventù, la voglia di affermarsi in NBA, di screditare gli oppositori, di giocare in una squadra da titolo. Quella che in fondo erano proprio i Pacers. Team costruito intorno ad un campione assoluto come Reggie Miller a cui, direi doverosamente, bisognava regalare un anello, inserendolo così in un quel gruppo di grandissimi che comprendeva Larry Bird, Magic Johnson, Michael Jordan. Ma l’NBA stava cambiando, nuove correnti si intrecciavano creando attriti, e la foga agonistica di Ben Wallace, centro dei Pistons, non poteva accettare quel fallo di Artest. Una sequenza che sottolinea una seconda qualità del docufilm, perché molti produttori si sarebbero limitati ad analizzare i giocatori, il loro passato e, magari, la rivalità che li aveva condotti fin lì. Sia chiaro, anche Untold-Rissa in NBA segue questa linea, ma poi espande il panorama studiando The Palace, il palazzetto in cui, quella sera, accadde qualcosa di strano. Perché se i media riportarono quasi esclusivamente la folle corsa di Artest sugli spalti o il pugno di Jermaine O’Neal verso un tifoso, atti assolutamente da sanzionare, il contesto venne paradossalmente dimenticato. Un contesto carico di paradossi come i pochi agenti a tutela della sicurezza pubblica, la discesa dei fan più caldi verso le prime file, gli oggetti scaraventati in direzione dei giocatori degli Indiana Pacers. Fatti, realtà, che il docufilm diretto da Floyd Russ trasmettono senza filtri, mostrando un nuovo lato di quella famosa rissa, ma soprattutto comunicando l’ingiusta mancanza di profondità che delle volte contraddistingue alcune storie.

Note positive

  • L’originale prospettiva che descrive una parte del mondo NBA
  • La volontà di trasmettere gli eventi nella loro versione integrale
  • Il montaggio

Note negative

  • Nessuna da segnalare

Leave a Reply

5 × cinque =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.