Vita Privata di Sherlock Holmes (1970) – Ceci n’est pas Sherlock

Vita Privata di Sherlock Holmes (1970) - Ceci n'est pas Sherlock 1

Vita Privata di Sherlock Holmes

Titolo Originale: The Private Life of Sherlock Holmes

Anno: 1970

Paese di produzione: Regno Unito

Genere: giallo, commedia

Produzione: Compton Films

Distribuzione: DEAR UA – WARNER HOME VIDEO

Durata: 125 minuti

Regia: Billy Wilder

Sceneggiatura: Billy Wilder, I. A. L. Diamond

Montaggio: Ernest Walter

Dop: Christopher Challis

Musica: Miklos Rozsa

Attori: Robert Stephens, Colin Blakley, Genevieve Page, Christopher Lee, Irene Handl, Clive Revill, Tamara Turmanova, Stanley Holloway, Mollie Maureen, Catherine Lacey

Trailer de Vita Privata di Sherlock Holmes

Un film di Billy Wilder che in pochi, forse soprattutto i fan dell’immaginario detective, conoscono e di cui altrettanto in pochi parlano. È un film superficialmente molto leggero ma veramente interessante, specialmente per chi (come me) si perde a fare lunghe analisi e collegamenti, questa volta con un altro importante lavoro: la serie tv inglese BBC Sherlock (ne ho analizzato qui la seconda stagione). Del loro fortissimo legame parlerò in seguito, ora aggiungo solamente che Vita Privata di Sherlock Holmes è in realtà più complesso di quello che sembra, e proprio per questo lavora fortemente sulla figura del suo protagonista. Wilder è ovviamente un maestro anche in questo film, che lui stesso ha definito “il più elegante che io abbia mai girato”. Elegante lo è veramente, intriso di fascino vittoriano strettamente connesso ad altri film sulla stessa scia. Una commedia, si, ma non solamente questo.

Trama di “Vita Privata di Sherlock Holmes”

Holmes e Watson vengono invitati ad un dopo spettacolo di una compagnia di balletto russo, la cui etoile vorrebbe ingaggiare il detective per aiutarla a generare un figlio che sia intelligente e furbo come lui. Lui rifiuta categoricamente dicendo di essere omosessuale e di avere una relazione con Watson. Le cose diverranno decisamente più complesse quando Gabrielle, una giovane donna belga, arriverà a Baker Street durante una notte di pioggia, senza ricordare alcunché. Sarà l’inizio di un lungo e imbarazzante caso.

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Watson, Holmes e Miss Hudson

Recensione di “Vita Privata di Sherlock Holmes”

Come Čajkovskij – il Queer Code

Partiamo con il dettaglio più importante del film, il fulcro, oserei dire: Holmes che dice di essere come Cajkovskij. Quindi omosessuale, come sappiamo a posteriori. Non c’è affatto da stupirsi che Wilder abbia fatto autodichiarare Sherlock Holmes gay, solamente due anni dopo la definitiva abolizione del Codice Hays, poiché questa era una mossa preannunciata. Aveva già sfidato il rigido codice nel 1959 con A Qualcuno Piace Caldo, riuscendo a raccontare ciò che voleva, nel modo in cui lui voleva, senza farsi censurare. Ed ecco che entra in gioco un altro pilastro fondamentale, ovvero il Queer Code, un vero e proprio codice visivo utilizzato nel periodo di Hays, capace di far intendere agli spettatori la sessualità di un personaggio. Due esempi calzanti dell’uso del Queer Code sono, per esempio, Nodo Alla Gola di Alfred Hitchcock (la chiarissima ambiguità del rapporto fra i due assassini) e Spartacus di Stanley Kubrick (la frase pronunciata da Crasso per sedurre lo schiavo Antonino).

Wilder, quindi, auto-cita la sua trasgressione di tanti anni prima e sfrutta questo codice, trasformandolo in una specie di ‘drink code’, dato che, per definire la sua relazione con Watson, Sherlock Holmes dice:

He’s my cup of tea…

(Lui è la mia tazzina di tea…)

Un chiarissimo riferimento ad una relazione, anche abbastanza forte e duratura, dato che il tea rappresenta per gli inglesi un’abitudine, un qualcosa che si ripete ogni giorno. L’ora del tea è presente ogni giorno.

Della reazione di Watson a quanto raccontato dal compagno parlerò nel paragrafo successivo, qui finirò il discorso sul Drink Code aggiungendo il sopracitato BBC Sherlock. Mark Gatiss, interprete di Mycroft Holmes e autore della serie, ama veramente tanto Vita Privata di Sherlock Holmes e ha ammesso più volte di avere inserito diversi riferimenti a questo film all’interno del suo lavoro. È così senza alcun dubbio, chiunque li abbia guardati entrambi se n’è accorto. Anche all’interno di BBC Sherlock si utilizza un Drink Code, e un esempio lampante (fra i tantissimi, lungo la serie) è una delle prime scene di Uno Studio in Rosa: Molly Hooper, che sta cercando di far colpo su Sherlock, gli offre un caffé… che però a lui non piace, poiché farà capire in seguito di preferire il tea. Un tea che solitamente prepara John per entrambi.

La differenza fra le due immagini è lampante, così come il messaggio che gli autori volevano lanciare al pubblico. Gatiss e Moffat non avrebbero mai focalizzato la nostra attenzione su dettagli così futili come le bevande, se non fossero serviti. E inoltre, se non avessero avuto qualcosa a che fare con altri film, come appunto questo, che l’interprete di Mycroft omaggia con molto rispetto e intelligenza. Dunque abbiamo un utilizzo nuovo del Queer Code, più strettamente, una citazione quasi storica a un tipo di Queer Code, quello di Wilder.

John Watson (e Irene Adler)

Ora, torniamo al momento in cui Holmes ha appena detto all’etoile di avere una relazione con Watson. Tutte le ballerine con le quali il dottore stava amabilmente flirtando in sala, vengono a conoscenza di questa notizia e si allontanano malamente da lui. A Watson qualcosa non torna e chiede spiegazioni all’amico. È qui che scoppia il putiferio: il dottore si arrabbia moltissimo e lo quasi lo accusa di star pian piano rovinando la sua reputazione da buon partito. Non sappiamo se Vita Privata si collochi prima o dopo il matrimonio con Mary Morstan, ma sappiamo che il Watson che ribadisce ossessivamente di non essere gay (sebbene nei fatti si contraddica) e che flirta con ogni donna gli capiti a tiro, è il Watson di BBC Sherlock. Prima e dopo Mary Morstan.

John è completamente cieco di fronte allo strano rapporto fra Irene Adler e Sherlock, proprio come in questo film, in cui non comprende che tipo di legame abbiano avuto Gabrielle e il suo amico. È semplice, un legame tipico di un caso: lei è una cliente che si rivela essere una spia, ma è talmente intelligente che riesce a fregare il grande Sherlock Holmes. Lui dapprima non accetta al meglio di essere stato battuto, per di più da una donna (il concetto dell’Holmes filo-misogino compare principalmente nel canone di Conan-Doyle), ma poi abbassa la testa e riconosce di aver sbagliato a fidarsi. Paga la sua sconfitta conservando il ricordo della donna che l’ha battuto. Ecco il perché della foto della donna nel suo orologio, ecco perché nella serie tv il detective l’ha salvata dalla morte. Wilder (e neanche io) non ci trovò niente di strano, poiché il suo Sherlock Holmes (e di riflesso anche quello di Mark Gatiss) avrebbe potuto provare un’intensa connessione mentale con una donna, Gabrielle, indipendentemente da sé stesso e dalla propria sessualità, e rivedersi tranquillamente in lei. Il discorso nel senso inverso è valso anche per la Irene Adler di BBC Sherlock, ne è prova la sua conversazione con John in Uno Scandalo a Belgravia.

In Vita Privata, è evidente l’estrema intimità domestica fra il dottore e il detective, un tipo di legame che difficilmente Gabrielle avrebbe potuto riprodurre, proprio perché lei di base è come Sherlock: sa essere persuasiva, è intelligente, scaltra, e questi sono fattori che fanno di lei la spia perfetta, così come Irene Adler. Una donna senza vergogna, che non esita a cercare di turbare il detective mostrandosi nuda, così come Irene Adler. Ma Watson non la apprezza affatto e nel film odierà essere messo da parte quando lei attirerà tutta l’attenzione del detective.

Se ricordiamo la scena in cui Sherlock svela alla Donna del Volo Bond, in cui John si sente decisamente messo da parte e dice acidamente:

Hamish. Se cercate il nome per un bambino.

…capiamo che Mark Gatiss ha ripreso esattamente il discorso di Wilder, e lo ha ripreso nei dettagli. Addirittura ha esasperato gli atteggiamenti del detective nei confronti della Donna, mostrandolo spesso disgustato e infastidito dalle sue avances.

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Sherlock e Irene

Si crea quindi, sia nel film che nella serie, un triangolo di non-detti, che logicamente alimenta dubbi e suspance. Gabrielle, per Billy Wilder, è stata l’asso nella manica che ‘giustificasse Cajkovskij’, ed è stato perfetto per il 1970. Ecco perché Gatiss ha preferito ampliare ed estendere il discorso fino alla (improbabile) stagione 4, in cui si ha il ritorno di Gabrielle. Nella serie questa viene citata attraverso la Adler (quanto a comportameni e percorso narrativo), ma anche attraverso Mary, la moglie di John, il cui nome da spia era appunto Gabrielle. Due personaggi che descrivono un’unica donna capace di farsi amare e poi di tradire. Di sembrare, ma non essere.

In sunto, i parallelismi fra Vita Privata e BBC Sherlock erano pochi, ma basilari e soprattutto innovativi.

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Holmes, Watson e Gabrielle

Ceci n’est pas une pipe

Mi soffermo infine sui veri e propri giochi di prestigio, delle illusioni, che Billy Wilder ha voluto sperimentare sul pubblico. Il regista ci fa capire subito che sarà un film basato sul ‘sembra ma non è’, ed è così fin dall’arrivo di Holmes e Watson a teatro, che sono lì appunto per vedere Il Lago dei Cigni. Questo balletto è l’emblema di ciò che voglio spiegare, poiché racconta di una donna (Odette) costretta in un corpo di cigno da una maledizione. Quindi, è un cigno, ma non è un cigno. Stessa cosa per Gabrielle, che sembra una moglie (perché si spaccia per tale) ma non lo è, poiché è una spia sotto copertura. Ed è appunto il concetto di copertura che getta le fondamenta di Vita Privata, proprio perché richiama un vecchio fattore che accomunava, per forza di cose, moltissime persone in epoca vittoriana: l’essere come Cajkovskij, ma anche come Gabrielle, quindi sotto copertura. Ecco perché Wilder ha scelto di far sembrare Sherlock Holmes un omosessuale e per poi stravolgere gli schemi aggiungendo una donna e creando dubbi al pubblico. Rimane il dubbio su quale sia la verità, se sia un eterosessuale che ha mentito per sopravvivenza, oppure che abbia sfruttato una considerazione di Oscar Wilde, ‘Il posto migliore per nascondere la verità è sotto gli occhi di tutti’. Fino a che punto Wilder si è spinto nel coprire la verità nel suo film? Fino a che punto la pipa non è più una pipa, il mostro non è più un mostro?

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Gabrielle, Holmes e Watson alle prese col Mostro di Loch Ness

È dunque del mostro di Loch Ness che sto per parlare, il colosso del lago che terrorizza gli abitanti del posto e che, secondo Holmes e Watson, sarebbe la chiave del caso. Ma Nessie, che capovolge la loro barchetta e li mette in difficoltà, si rivela essere uno dei marchingegni delle spie di Mycroft (interpretato da Christopher Lee, il quale aveva già prestato volto allo stesso Sherlock Holmes ne La Valle del Terrore, altra interessante trasposizione), creato ad hoc per essere un sottomarino da guerra (che poi riprende i fatti della Prima Guerra Mondiale). Dunque, un mostro che non è un mostro, ma lo sembra… e che per di più non piacerà neanche alla Regina Vittoria che, durante un divertente scambio con Mycroft, si dimostrerà contraria ‘ai combattimenti nascosti e ai sotterfugi‘.

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Sherlock e Mycroft al momento della verità

Alla fine del film ci accorgiamo che tutti i personaggi, così come noi spettatori, hanno cambiato idea su un altro in particolare: Sherlock cambia idea su Gabrielle, Watson e Mycroft cambiano idea su Sherlock, Gabrielle e la Regina cambiano idea su Mycroft. È una reazione a catena un po’ complessa che però Wilder ha saputo manovrare con la leggerezza di una commedia dallo humor inglese come il suo protagonista.

In molti hanno contestato questo film, o anche BBC Sherlock, perché entrambi non rispettano il canone di Sir Arthur Conan-Doyle. Bisogna però specificare che, in ambedue i casi, sia Wilder che i creatori della serie tv (seppur portando la storia ai giorni nostri) hanno volutamente cercato un sottotesto che coinvolgesse anche il reale periodo storico in cui vivevano primariamente Holmes e Watson. Sono dunque scelte stilistiche e narrative legate al discorso di cui sopra trattato, che non ha nulla a che vedere (per esempio), seppur chiaramente se ne richiamassero i tratti, con la rivelazione finale del Watson de Gli Irregolari di Baker Street, che non ha fondamenta, non come Vita Privata.

Una sana commedia che mischia il mito del detective con lo spionaggio moderno, la cui mano da maestro di Billy Wilder si vede veramente tanto, ricco di spunti di riflessione ed ennesima dimostrazione della versatilità del personaggio di Sherlock Holmes, motivo della sua continua espansione da fenomeno di massa.

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Sherlock Holmes (Robert Stephens)

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