A ciascuno il suo: ritratto d’un intellettuale umanista e sessualmente incompetente

a ciascuno il suo locandina

Scheda del film

Anno: 1967

Paese di produzione: Italia

Genere: giallo, drammatico

Durata: 99 minuti

Produzione: Cemofilm

Distribuzione: Panta-AB video, Azzurra Home Video

Regista: Elio Petri

Sceneggiatura: Elio Petri, Ugo Pirro

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Fotografia: Luigi Kuveiller

Attori: Gian Maria Volonté, Irene Papas, Gabriele Ferzetti, Salvo Randone, Luigi Pistilli

Trailer del film di A ciasuno il suo

Recensione di “A ciascuno il suo”

Tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo segna l’inizio del fortunato sodalizio artistico fra il regista Elio Petri, l’attore Gian Maria Volonté e lo sceneggiatore Ugo Pirro, collaborazione che si protrarrà sino al film Todo Modo del 1976. Opera lodata per la sua complessità narrativa, A ciascuno il suo è un film di riflessione sulla condizione siciliana e sull’incapacità, da parte del protagonista, di poter penetrare (ed eventualmente espugnare) un castello di regole e convenzioni oramai già costruito.

Trama di “A ciascuno il suo”

Durante una battuta di caccia, alle porte della città sicula di Cefalù, vengono uccisi da mani ignote il farmacista Manno (Luigi Pistilli) e il dottor Roscio (Franco Tranchina). Poiché il primo aveva ricevuto una serie di lettere anonime in virtù di presunte relazioni extraconiugali, le indagini prendono la strada del delitto d’onore e si suppone che il dottor Roscio sia stato ucciso in qualità di testimone. Ma il professore liceale Paolo Laurana (Gian Maria Volonté), introverso e politicamente ambiguo, inizia a nutrire diversi sospetti rispetto al movente degli omicidi e al reale obiettivo dell’assassino. Confidatosi con la vedova di di Roscio Luisa (Irene Papas), nonché cugina dell’avvocato Rosello, le indagini, condotte fra Cefalù e Palermo, riveleranno un sistema di stampo mafioso molto più articolato di quanto l’ingenuo Laurana avesse mai potuto immaginare.

Analisi di “A ciascuno il suo”

Lucida denuncia contro la mafia siciliana che impera nella città di Cefalù così come a Palermo, A ciascuno il suo ben si contestualizza nella filmografia impegnata di Elio Petri e, più generalmente, nel filone del cosiddetto cinema civile. Dopo aver diretto il più avventato e sperimentale La decima vittima del 1965, il regista romano trae liberamente ispirazione dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia e, insieme a Ugo Pirro, elabora una sceneggiatura articolata e congeniata, volta palesare l’assoluta estraneità del protagonista rispetto al sistema sociale siciliano.

Il professor Laurana viene dipinto, così come lo stesso Petri dichiara, come un intellettuale umanista e sessualmente incompetente, soggetto di un ritratto filmico sensuoso e ironico; effettivamente, la figura di Paolo appare inadatta a conformarsi con la cittadinanza di Cefalù in quanto personalità idealista e rinchiusa in sé stessa. Tale atteggiamento viene confermato dalla madre che, durante il sopralluogo della polizia nella camera del giovane, asserisce come il figlio non si preoccupi degli affari della città poiché sempre in viaggio fra Palermo, dove insegna presso il liceo, e Cefalù, dove abita e ritorna la sera stanco a causa del lavoro. Ed è proprio da tale scena che sortisce immediatamente la condizione esistenziale di Paolo nella quale si rilevano forti echi kafkiani: nella stanza del giovane professore sono presenti una gigantografia di Marylin e una fotografia di Antonio Gramsci; personaggi, dunque, che Laurana idealizza l’uno come suo feticcio sessuale, l’altro come amico intimo, rammentando, dal punto di vista letterario, la stanza di Gregor Samsa ne La Metamorfosi di Franz Kafka.

L’interpretazione di Gian Maria Volonté, successiva a quella di El Chuncho nel zapata western Quien sabe? di Damiano Damiani, ben restituisce l’idea di un giovane professore inesperto ed idealista, letteralmente impacciato e in preda a titubanze e all’ossessione verso la vedova Roscio, la quale prontamente lo respinge. Gli eccelsi interpreti della pellicola (fra i quali occorre ricordare Salvo Randone nei panni del padre di Roscio) si sviluppano in una geografia di ambienti perfettamente descritta. Inoltre, lo stile registico di Elio Petri, connotato da momenti distaccati rispetto agli avvenimenti e da improvvisi zoom in avanti, sortiscono un effetto di iniziale estraneità, della cinepresa, verso la vicenda; in opposizione, gli improvvisi avvicinamenti di macchina fanno penetrare lo spettatore nell’intimità dei personaggi, rendendolo cosciente di lati oscuri e controversi delle diverse personalità. Si avverte, in tal senso, una violenza dello sguardo cinematografico coniugata alla veemenza del linguaggio favorito da continue forzature sonore e visive.

Interessante come, durante la distribuzione del film nelle sale cinematografiche, la locandina subì un’aspra censura dovuta alla scena saliente del film, ossia, il momento in cui Paolo Laurana si avventa sulla vedova Roscio colto dal desiderio di unirsi con la donna. Dichiarò Elio Petri: “Una scena normalissima, i due giovani sdraiati su un prato, lui le tiene un braccio sotto la nuca e tenta di baciarla e lei, vestitissima, si sottrae; nel movimento, si vedono un pochino le gambe. Tutto qui. Eppure sono stati rapidi come razzi in questa nostra Italia dove per far qualsiasi cosa ci vogliono secoli. È perlomeno sospetto“.

Note positive

  • La forte coesione fra gli attori tra i quali spicca l’interpretazione di Gian Maria Volonté nel ruolo dell’introverso professor Laurana
  • La trattazione, inusuale e avventata all’epoca, della questione mafiosa in Sicilia
  • La commistione fra complessità narrativa e stile registico connotato da sequenze oggettive e improvvisi movimenti di macchina in avanti

Note negative

  • La colonna sonora di Luis Bacalov, seppur splendida, sovente prende il sopravvento rispetto alle vicende coprendo i dialoghi fra i personaggi
  • La discreta qualità della pellicola non riscatta appieno l’ambientazione siciliana

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