American Night (2021): tra violenza e arte. Oppure l’arte come gesto violento

American Night

American Night

Titolo originale: American Night

Anno: 2021

Paese: Italia

Genere: Azione, Thriller

Produzione: Martha Production, Pegasus, QMI

Distribuzione:

Durata:

Regia: Alessio Della Valle

Sceneggiatura: Alessio Della Valle

Fotografia: Ben Nott

Montaggio: Zach Staenberg

Musiche: Marco Beltrami

Attori: Jonathan Rhys Meyers, Emile Hirsch, Paz Vega, Jeremy Piven, Fortunato Cerlino, Annabelle Belmondo, Mara Lane, Alba Amira Ramadani, Lee Levi, Maria Grazia Cucinotta, Michael Madsen, Marco Leonardi, Anastacia, Manal El-Feitury, Lorenzo McGovern Zaini, Marc Fiorini, Aaron Stielstra, Owen Davis, David Traylor, Riccardo Cicogna

Trailer di American Night

Opera prima Alessio Della Valle (classe1978), American Night è un thriller neo-noir. Il lungometraggio sarà presentato in anteprima assoluta, alla 78esima mostra internazionale d’Arte cinematografica del cinema di Venezia, il prossimo 9 settembre con una proiezione speciale sul Campari Boat. Si tratta di una produzione italoamericana con un cast d’eccezione: Emile Hirsch, Jonathan Rhys Meyers, Fortunato Cerlino, Paz Vega, Michael Madsen, Maria Grazia Cucinotta, Marco Leonardi e Mara Belmondo.

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Jonathan Rhys Meyers e Michael Madsen in American-Night

Trama di American Night

New York city. Le storie di tre personaggi improbabili si incrociano. C’è un mafioso diventato capo da poco (Emile Hirsch), un falsario d’arte in procinto di aprire una sua galleria (Jonathan Rhys Meyers) e un criminale narcolettico nel suo ultimo caso prima della pensione (Fortunato Cerlino). Ad unire i tre personaggi ed a fare da motore narrativo della storia è la celebre Pink Marylin di Andy Warhol. L’agognata opera d’arte crea non pochi danni. E il sangue “gocciola” come pittura su una tela di Pollock impregnando tutto il lungometraggio. Chi si salverà?

Recensione di American Night

Una storia di violenza e d’arte in cui la violenza stessa diventa un’opera d’arte. Attraverso un uso superbo del montaggio, Alessio Della Valle, crea nuovi significati tra le immagini associate e restituisce al gesto violento una connotazione artistica. Tutto nel film è arte: il sangue, le persone, il sesso. Vita e arte sono la stessa cosa e la loro unione non può che creare caos e portare ad eventi inaspettati. L’atmosfera tetra, giocata sui toni del blu, crea un’affascinante astrazione temporale, il cui unico riferimento è dato da elementi narrativi visivi quali automobili o vestiario. Quasi ogni inquadratura è pensata come un quadro: le geometrie, i colori, la costruzione scenica fanno pensare a diverse opere d’arte uno su tutti i Nottambuli (1942) di Edward Hopper. Ma anche a tavole di fumetti. Chiari sono i riferimenti cinematografici di Della Valle, tra questi spiccano Quentin Tarantino (l’uso delle didascalie, la divisione in capitoli, l’intreccio del racconto che non segue la cronologia), Stanley Kubrick, Nicolas Winding Refn, Chistian Nolan e Guy Ritchie.

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Fotogramma di American Night

Tuttavia, se a livello scenico Della Valle crea un film degno degli autori a cui si ispira; altrettanto non si può dire a livello di sceneggiatura. Quest’ultima, Infatti, con ben 3 linee narrative, risulta di difficile comprensione e soprattutto ricca di espedienti banali con le classiche frasi: «abbiamo la ragazza!». Il regista, inoltre, per non far perdere lo spettatore è costretto a mostrare le medesime scene, spesso nelle stesse angolazioni, più e più volte appesantendo la trama. La storia, che funziona fino al primo capito, dà al film sempre più lentezza e ripetitività facendo perdere interesse allo spettatore che inizia a fremere per la soluzione. Il riuscito effetto a sorpresa del finale dunque è dovuto, più che a una bravura narrativa, a un’illogicità di trama. I personaggi fanno cose prive di senso e spesso gesti esagerati, sminuendo il talento
dell’eccezionale cast. Nonostante ciò, American night resta comunque un primo tentativo da non dispregiare del tutto e che fa ben sperare sul futuro del regista.

Note positive

  • La bellezza visiva

Note negative

  • La sceneggiatura banale

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