As Far as I Can Walk (2021): Il viaggio dell’innamorato

As Far as I Can Walk locandina

As Far as I Can Walk

Titolo originale: Strahinja Banović

Anno: 2021

Nazione: Serbia

Genere: drammatico

Casa di produzione: Soul Food Films

Distribuzione:

Durata: 92 minuti

Regia: Stefan Arsenijević

Sceneggiatura: Stefan Arsenjević, Bojan Vuletić, Nicolas Ducray

Fotografia: Jelena Stanković

Montaggio: Vanja Kovačević

Musiche: Martynas Bialobžeskis

Attori: Ibrahim Koma, Nancy Mensah-Offei, Maxim Khalil

Trailer del film As Far as I Can Walk

Sono nato e vivo a Belgrado, un punto importante sulla rotta balcanica dei migranti. Ogni giorno arrivano migliaia di nuovi migranti. Li vedevo per strada ed erano persi e disperati. Sentivo che dovevo fare qualcosa perché sui media di solito non era presentati come individui, ma come numeri e statistiche. Allo stesso tempo volevo proporre un’interpretazione in chiave moderna di un poema epico medievale della tradizione serba, Banović Strahinja, che è una parte molto importante del nostro patrimonio culturale. Ho pensato di unire questi concetti e di sostituire gli eroi nazionali serbi con migranti africani moderni e riraccontare questa storia. Così abbiamo unito questi due mondi piuttosto diversi, la tradizione medievale serba e i migranti contemporanei, con l’obiettivo, spero, di capirli entrambi meglio. È però soprattutto una storia d’amore.

Stefan Arsenijević

Con queste parole il regista Stefan Arsenijević al Trieste film festival 2021 ha presentato il suo quarto lungometraggio As Far as I Can Walk, film vincitore come Miglior film al festival di Karlovy Vary e che ha ottenuto una menzione speciale della giuria al Trieste Film Festival. Il titolo originale della pellicola è Strahinja Banovic andando a riprendere il titolo di un poema epico serbo che ci parla del nobile cavaliere Strahinja che abitava in un piccolo territorio vicino al Kosovo, prima della famosa battaglia avvenuta in quelle terre nel 1989. Il poema ci parla del rapimento di sua moglie Anđelija, figlia del nobile Jug Bogdan, da parte di Bashi-bazouk, un soldato ottomano. Il cavaliere per riportare a casa la moglie cerca l’aiuto dei familiari di lei ma questi rifiutano credendo che Anđelija fosse andata a letto con il suo rapinatore, così Strahinja è costretto a percorrere un viaggio alla ricerca della donna che ama.

Trama di As Far as I Can Walk

Strahinja e sua moglie Ababuo sono fuggiti dal Ghana con la speranza di arrivare in Germania, ma il loro tentativo non è andato come sperato. Ora i due sono in un campo per immigrati in Serbia da più di un anno e sono diventati un punto di riferimento all’interno di quella comunità, lui ha degli agganci per aiutare i profughi a superare il confine serbo e farli giungere in Ungheria, mentre lei intrattiene con un attività ludica – teatrale i bambini degli immigranti. Strahinja è felice di questa sua vita ed è speranzoso per il futuro. I due stanno per ricevere la richiesta d’asilo e dunque potrebbero a breve divenire cittadini serbi, inoltre Strahinja potrebbe diventare un calciatore professionista e così dare una scossa importante alla sua carriera e vita. La moglie però è infelice perché non trova un senso alla sua esistenza e vorrebbe avviare una carriera d’attrice al di fuori della Serbia.

Un giorno arrivano nel campo serbo due giornalisti siriani che cercano di raggiungere la Germania. Ababuo di nascosta e senza dire nulla al marito scappa con i due così quando Strahinja ci rende conto di ciò decide d’intraprendere un viaggio alla ricerca di sua moglie, un viaggio che distruggerà la sua possibilità di ottenere la richiesta di asilo che tanto attendeva e le sue speranze di diventare un calciatore professionista.

Fotogramma del film As Far as I Can Walk
Fotogramma del film As Far as I Can Walk

Recensione di As Far as I Can Walk

Un interessante rivisitazione di un poema epico cavalleresco, fin dalla prima sequenza conosciamo il nostro protagonista della pellicola attraverso un verso estratto dal poema serbo Strahinja Banovic, nome sia del cavaliere che dell’immigrato ghanese di cui la pellicola di Stefan Arsenijević tratta. Nella prima scena vediamo il nostro Strahinja seduto in un ufficio, completamente solo e smarrito. La sua espressione trasuda tristezza da tutti i lati, anche grazie dallo sguardo magnetico effettuato dall’attore Ibrahim Koma che ci mostra assolutamente capace d’indossare i panni di questo immigrato che deve affrontare una sfida difficile in nome dell’amore. Dunque il film ci apre con un inquadratura fissa che ci mostra l’uomo al centro di una stanza in mezza figura, una voce over di una donna ci introduce all’interno del viaggio dell’uomo riprendendo le parole del poema epico che hanno la funzione di farci conoscere il protagonista e la trama stessa della pellicola.

Mai eroe più nobile di Strahinja Banovic ci fu sulla terra. Una mattina presto Strahinja si svegliò, chiamo i suoi servi e disse loro: “Servi mie, affrettatevi! Sellate il mio cavallo di battaglia, vestito di bardature pregiate e imbrigliatelo bene, perché ho intenzione di mettermi in viaggio. Voglio stancare il cavallo e viaggiare lontano.

As Far as I Can Walk

Il viaggio è l’epicentro della pellicola, As Far as I Can Walk è prima di tutto un on the road un viaggio costante in territori dove uomini e donne con bambini camminano costantemente alla ricerca di una speranza, alla ricerca del sole, in un tragitto dove la polizia con i suoi cani e le sue pistole è dietro l’angolo in agguato, una polizia ed esercito che non possiedono, come dovrebbe essere, un ruolo di aiuto al cittadino ma quello del nemico, dove ciò che conta per gli immigranti è di non essere catturati dalle forze armate che potrebbero annientare e spegnere tutte le loro speranze in una vita nuova e per loro misteriosa. As Far as I Can Walk è anche il tragico viaggio di Strahinja di colui che non abbandona la Serbia per ricercare una nuova vita ma è colui che mette in pericolo la sua vita e il suo futuro per amore di colei che lo ha abbandonato, tradito nel profondo, colei che è scappata con due siriani senza dirgli nulla, come se i loro tre anni di matrimonio poco contassero dinanzi ai suoi sogni, quelli di recitare. Strahinja è il nostro eroe romantico che percorre il cammino dei disperati durante un rigido inverno, dovendo così soffrire per il freddo e per la costante paura di essere catturato, solo per sperare di rivedere e parlare con lei, Ababuo, sua moglie e la donna che ama.

Il viaggio di Strahinja viene mostrato con una tinta di colori freddi dalla fotografia di Jelena Stanković che ritrae il paesaggio invernale in cui l’uomo è immerso con uno sguardo fotografico critico e pieno di realismo, realtà che appare anche dalla sceneggiatura e dalla regia, che seppur ricade entro un tono da favola epica, riesce a raccontare allo spettatore il dramma degli immigranti, di gente che scappa dalla miseria mettendo in pericolo le loro vite per una speranza di felicità, d’individui che pur scappando si ritrovano rinchiusi entro dei campi profughi luridi e poco attrezzati dove una brandina o un poco di cibo è tutto ciò che li attende. Lo spettatore scopre anche la difficoltà che i migranti hanno nello scappare da quei territorio, diventando merce di uomini senza scrupoli che li aiutano solo in cambi di soldi, di soldi che però loro non possiedono e che li costringe ad attuare comportamenti non sempre responsabili come il protagonista che manda i profughi serbi da un uomo che li aiuterà a scappare in cambio di soldi. As Far as I Can Walk evidenza che per poter scappare loro devono pagare un qualcuno, una guida, ben sapendo che neppure in questo modo hanno la certezza di riuscire ad abbandonare il confine.

Il protagonista del film Fotogramma del film As Far as I Can Walk
Il protagonista del film As Far as I Can Walk

In conclusione

As Far as I Can Walk attraverso un espediente interessante di un uomo che viaggia alla ricerca della sua innamorata, mostra allo spettatore uno spaccato di dramma, un pezzo di vita che miliardi di uomini e donne vivono, individui che camminano come fantasmi alla ricerca di un futuro, individui di cui nessuno sembra importare realmente e che vivono nella più totale povertà e paura.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Fotografia

Note negative

  • Ababuo è si un personaggio interessante, apparendo a tratti incomprensibile e tridimensionale, ma poteva essere maggiormente trattata soprattutto nel terzo atto del film, nel momento del ricongiungimento.

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