Away (2019). Un viaggio senza parole.

Away

Titolo originale: Away

Anno: 2019

Paese: Lettonia

Genere: Fantastico, avventura

Produzione: Bilababa

Distribuzione: Draka Distribution

Durata: 74 min.

Regia: Gints Zilbalodis

Sceneggiatura: Gints Zilbalodis

Fotografia: Gints Zilbalodis

Montaggio: Gints Zilbalodis

Musiche: Gints Zilbalodis

Animatori: Gints Zilbalodis

Trailer di: Away

Vincitore nel 2019 al Festival d’Annecy – che nella sezione ufficiale dei lungometraggi di quell’anno vanta titoli interessanti fra i quali: Buñuel nel labirinto delle tartarughe, Dov’è il mio corpo, La famosa invasione degli orsi in Sicilia, La mia fantastica vita da cane – nella sezione Contre-champ: Away è una storia di un viaggio verso casa attraverso un bellissimo (per noi) ignoto. Il film è la prova di quanto i software per l’animazione possano essere d’aiuto al cinema indipendente: dietro la realizzazione di questo film vi è praticamente un uomo solo, il regista Gints Gibalodis.

Fotogramma di: "Away"
Fotogramma di: Away

Trama di: Away

Un ragazzo si salva grazie al proprio paracadute da un disastro aereo; sperduto in un luogo sconosciuto non si perde però d’animo e in sella ad una moto, con la compagnia di un uccellino giallo che non ha ancora imparato a volare e aiutato da una mappa, il giovane si farà strada fra terre sconosciute con l’obiettivo di arrivare ad un porto sulla costa. A frapporsi fra lui e il porto è però un gigantesco umanoide nero: riuscirà a salvarsi da questa minaccia e trovare la via di casa? Questo è Away; un viaggio per tornare a casa ma anche per conoscersi a fondo e scoprire i propri limiti e che alcuni di essi possono essere superati.

Il primo incontro con l'umanoide. Fotogramma di "Away"
Il primo incontro con l’umanoide. Fotogramma di: Away

Recensione di: Away

Praticamente un One man Show quello del lettone Gints Zibalodis che con il suo Away ha incantato molte giurie di altrettanti festival internazionali. Questo lungometraggio dalla CGI senza troppe pretese, riesce a tenere lo spettatore attento grazie a poche e semplici accortezze: una trama povera di eventi ma con tocchi di suspense, gli scenari incantevoli, una colonna sonora minimalista e un giovane protagonista tenace fanno di Away un film d’animazione che non dovrebbe passare così in silenzio non tanto perché sia chissà quale capolavoro ma semplicemente perché il film ha la forza d’intrattenere nonostante i pochi avvenimenti e la semplicità della CGI: sembra quasi un videogioco abbastanza datato ma che non ha perso affatto il suo smalto.

Il film di Zibalodis racconta di un viaggio verso casa, o comunque un luogo sicuro dove il nostro giovane protagonista potrebbe essere atteso ma non è solo questo. Questo racconto è un cammino che il giovane sopravvissuto compie anche in sé stesso, affrontando tante piccole, grandi sfide che lo portano a maturare, ad andare avanti e a reagire quando le cose non vanno come vorrebbe per riuscire così a raggiungere il suo obiettivo. Tutto questo avviene in un silenzio totale, rotto solamente dal rumore del motore della motocicletta, dal cinguettare dell’uccellino e dalla musica minimalista composta dallo stesso Zibalodis.

Fotogramma di: "Away"
Fotogramma di: Away

Gints Gibalodis con Away riesce a mostrare i grandi passi avanti dei programmi per animazione visto che, per un film di un’ora e un quarto, ha praticamente lavorato in solitaria: davvero una grande possibilità per il cinema d’animazione indipendente. Ridurre i costi (per quanto possibile) e permettergli di farsi vedere con maggior facilità se il prodotto attira. La regia di Gibalodis è lineare, non ha particolari tocchi artistici ma ci racconta al meglio questa storia semplicissima, anche il montaggio non offre particolari spunti complice la linearità di questo racconto. Diversamente fotografia e colonna sonora permettono il maggior coinvolgimento emotivo per lo spettatore grazie a dei bellissimi campi lunghi e medi che la colonna sonora di sottofondo, minimalismo puro, sottolinea al meglio.

Chiudiamo con l’aspetto più interessante di questo film che è sicuramente il gigantesco umanoide nero (ricorda a tratti il fumo nero della serie Lost). Questo personaggio riesce a rimanere avvolto nel mistero fino alla fine; anche quando si scopre chi rappresenta non si può arrivare realmente a capire da che parte stia, cosa lo spinga ad inseguire il ragazzo e perché compia certe azioni. Sicuramente uno degli aspetti più interessanti di questo film che non possiamo far altro che invitarvi a vederlo.

In conclusione

Note positive

  • L’impegno totale di Gints Zibalodis
  • La colonna sonora
  • La fotografia
  • L’umanoide nero
  • Gli scenari
  • La mancanza di dialoghi

Note negative

  • La povertà degli eventi può distrarre

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.